Un giorno, quando ero bambina, erano spuntate chissà come dal cruscotto dell'auto di mio nonno delle foto di un funerale anteguerra: una carrozza nera trainata da cavalli neri con pennacchi neri seguita da un corteo di persone in abiti scuri anni '40, di cui c'erano panoramiche generali ed alcune immagini di dettaglio in cui si vedevano volti e cappelli. Chissà come quelle foto mi tornavano in mente l'altra sera, al capezzale di mio padre. E pensavo quanto diversamente avrei rappresentato il dolore oggi: gli scatti avrebbero cercato di rendere in modo sinestesico le percezioni di tutti e cinque i sensi. Sì, la vista del capo chino di mia madre, il volto tra le mani ed i capelli bianchi, ma anche il leggero russare di mio fratello, abbandonato su uno sgabello appoggiato al muro, con gli occhi chiusi dopo una nottata di veglia. E la sensazione tattile della mano di mia sorella in quella di mio padre, la cui stretta inconsapevole era ancora così forte da lasciarle il segno...
Amo storia e geografia del cibo, tra le altre cose. Così viaggio attraverso il mondo e dentro me stessa. Assaggiare mi fa sapere con cuore e palato, ancora prima di capire con la testa.