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polenta viola e moscardini rosè... viaggiare per tornare (vicino) casa!

Sono cresciuta in una famiglia appassionata di polenta e fino a che c'è stato mi nonno praticamente era il "piatto speciale" di ogni domenica. C'era chi la preferiva accompagnata dallo spezzatino, chi dalle salsicce, chi dai funghi, chi dal formaggio, chi dai cetrioli (!), chi dalla soppressa, chi dal baccalà, chi tuffata in una tazza di latte... La cosa che non cambiava mai era la polenta in sè: rigorosamente gialla e rigorosamente "soda".

Perché della polenta esistono fondamentalmente due partiti: quello della "polenta vera", come sostenevano a casa mia, e quello da loro decisamente disprezzato della "polentina molla", ovvero della polenta cremosa. In famiglia erano solo due gli estimatori della seconda versione: una delle mie adorate zie anziane, sorella di mio nonno... ed io, che da lei ho imparato il trucco per ottenere una polenta morbida e cremosa anche se si parte da farina bramata. E che così la preparo sempre, tranne quando vi…
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la qualità dei contenuti: zuppa di taro yoshoku

Sono momentaneamente orfana di macchina fotografica, uno dei tanti piccoli guai con cui è iniziato questo nuovo anno. In attesa che il destino si decida prima o poi a sorridermi (spero!), continuo a cucinare. Anche se, dato il periodo, si tratta per la maggior parte di piatti molto semplici e di scarso interesse per il blog, per cui alla fine, se decido di pubblicare lo stesso, basta uno scatto veloce con il cellulare.

Anche la zuppa di oggi appartiene alla categoria "piatti del caso", creato da quello che c'era senza un grande pensiero dietro, quindi senza una valenza tale da finire in rete con convinzione. Almeno per come concepisco io la pubblicazione di una ricetta.

Poi vedo su facebook far faville un passato di zucca o un riciclo di panettone a strati con panna montata, per non parlare di altri social dove non serve nemmeno una ricetta perchè basta una foto, e mi viene il dubbio di essere io quella sfasata e non tutto questo pubblico osannante. Se mi fermo a pensar…

il deragliamento di una zuppa di fagioli che diventa crema di piselli e indivia

Un mese di silenzio sul blog, che non deriva dal turbinio delle feste o da chissà quali impegni di vita, ma semplicemente dalla necessità di chiudermi un poco in me stessa e riflettere su cosa vorrei che mi aspettasse. E su come fare in modo di realizzarlo.

Non ero sui "temi di stagione", insomma: per chi pubblica di cucina in qualsiasi forma questo mese è stato il tempo prima di ricette natalizie dedicate a biscotti, regali mangerecci, poi di idee per pranzi e cene delle feste, e nei giorni seguenti era il tema del riciclo a dominare, per finire ora quello dei piatti detox.

Io invece mi sono gustata per tutto il tempo la pura l'atmosfera natalizia, che poco per volta mi ha avvolto come una estrema coccola, caratterizzata da piatti caldi, densi, brodosi, accoglienti. Quelli che accentuano la meravigliosa sensazione di potersi rifugiare in casa chiudendo fuori un clima rigido o la stanchezza di un anno impegnativo.

Non ho avuto poi in effetti tempo per veri esperimenti i…

quella volta che tenni un corso di cucina giapponese...

No, il titolo esatto di questo post dovrebbe essere: quella volta che pensavo di tenere un corso di cucina giapponese ma, invece di insegnare ad altri, imparai io qualcosa di me stessa.

A differenza di numerose altre occasioni precedenti in cui mi era capitato di parlare in pubblico della cucina giapponese, questa volta non si trattava trattato di sola teoria: alle informazioni di tipo culturale avevo affiancato una dimostrazione pratica di cucina. Ovviamente casalinga, perchè quello è il mio livello!
Ecco come il katei ryori, la cucina domestica, è diventato argomento di discussione e modalità di condivisione ad un incontro tra appassionati e curiosi di Giappone: lì abbiamo sottolineato le differenze tra i piatti di casa e le arti culinarie degli chef professionisti dei ristoranti, lì ho evitato di nominare il sushi se non per raccontare quanta esperienza serva per avvicinarcisi in modo corretto, e sempre lì spero che i partecipanti abbiano fatto proprie alcune basi tecniche, come c…

per merenda: choco-banana un po' più giapponese del solito

Secondo la tradizione dello street food giapponese, negli yatai (bancarelle) di sagre e feste popolari non possono mancare una serie di dolcetti golosi, in parte di grande tradizione ma a volte derivati dall'incontro con gusti ed ingredienti occidentali, che hanno nel tempo sviluppato una propria dignità gastronomica fino a divenire quasi simbolo delle nuove generazioni.

E' questo il caso dei choco-banana, in cui perfino il nome non cerca di assomigliare a niente di classicamente giapponese! In effetti la frutta, quasi tutta di importazione, è sempre stata rara e molto costosa in Giappone quindi non rientrava nella preparazione dei dolci tradizionali, mentre il cioccolato non era conosciuto ai più fino al dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando il protettorato statunitense lo introdusse nel Paese insieme a tanti altri prodotti occidentali, alimentari e non. Ecco che un dolcetto a base di banane e cioccolato non poteva che nascere ed essere apprezzato, dunque, solo in tempi mo…

l'umami dell'umani: patate dolci stufate alla giapponese

Ultimi giorni di preparazione, mentale e pratica, prima dell'incontro di cucina giapponese del 26 novembre a Casa Cortella, dove si chiacchiererà del rapporto del cibo giapponese con le stagioni e di tutto quanto fa "cultura della tavola" nel paese del Sol levante.

Tra le varie cose impareremo quel paio di basi fondamentali come cuocere il riso bianco e preparare il brodo dashi, senza i quali in Giappone praticamente un pasto non può dirsi tale. Oggi, in attesa di assaggiare alcuni fantastici utilizzi del brodo dashi appena fatto, racconto invece una ricetta classicissima che utilizza il brodo avanzato.

La uma-ni è infatti una tipica stufatura casalinga che ha la caratteristica di conferire un intenso sapore umami alle pietanze e di esaltare la naturale dolcezza di ogni ingrediente, sottolineata non solo da zucchero e mirin (vino dolce di riso, usato solo in cucina) ma esaltata per contrasto da, appunto, dashi e salsa di soia.

In questo caso l'ingrediente principale…

crema di zucca e castagne italiana ma con lezioni di cucina giapponese

Chi ricorda quelle zucchine lunghe lunghe nell'orto di mio padre, quelle che volevano diventare cigni? Ecco: a non mangiarle subito quelle zucchine diventano zucche, così ora mi ritrovo lo stesso problema di qualche settimana fa, solo che adesso sono di zucca le chilate ricevute in dono da mio padre!
In questo periodo sto lavorando ad una lezione di cucina casalinga giapponese autunnale che terrò tra venti giorni, il 26 novembre, a Bardolino in Casa Cortella, e lì utilizzerò tutti sapori di stagione, zucca compresa. Ma anche castagne, e carote, e... E siccome le zucchine lunghe a suo tempo si erano trasformate non in cigni ma in una zuppa, penso di destinare alla stessa fine anche questa odierna zucca lunga, inserendovi anche qualcuna delle delizie autunnali che ho sottomano per  il menù giapponese. 
Arriva così l'ispirazione per una crema dorata e saporita in senso tutto italiano, che ci consoli delle brume e delle piogge. Cedo al'ultimo alla tentazione di impiattarla in…

sgombro zenzero e olive su amorevolissimi canapè

Ogni tanto, quando arrivo tardi dal lavoro, trovo in cucina l'essere con cui vivo e la cosa profuma tanto di amore e coccola. E poi lui sa sempre sorprendermi. L'altra sera, ad esempio, ha messo insieme un piattino che mi ha subito fatto sentire nel Nord Europa, a metà tra uno smørrebrød danese ed un butterbrod russo.

Definirla una "tartina" mi sembrerebbe riduttivo visto che, pur non avendo voglia di accendere i fornelli, si è premurato di fare un'apposita spesa e poi di organizzare con grande anticipo una marinatura. E di avere infine tutto pronto esattamente al mio arrivo.

Una bottiglia di Vermentino in ghiaccio come aperitivo, canapè creativi inconsapevolmente internazionali per accompagnarlo, una sensazione di relax e pausa dal mondo e la gioia di ritrovarsi con davanti una serata da trascorrere insieme: il sogno fattosi accoglienza!

Con le sue dosi in realtà gli "stuzzichini" hanno finito per farci da cena, ed è stato ancora meglio perché così le…

panini con frutta, ricotta e prosciutto... eppure c'entra il Giappone!

In Giappone hanno la mania della perfezione. Dopo il breve viaggio nell'alta pasticceria nipponica di qualche giorno fa, oggi si piomba nella cucina giapponese casalinga più giovane e popolare, dove comunque questa attenzione all'armonia formale diventa evidente soprattutto per la montagna di caccavelle esistenti, mirate a sagomare senza troppa fatica ogni boccone il modo esemplare.
Io ovviamente queste caccavelle le ho quasi tutte, così quando Dole mi ha chiesto uno snack a base di frutta adatto per uno spuntino in ufficio, ed ho ricevuto il loro cesto con ananas, banane e arance, sono rimasta folgorata da una serie di flash in sequenza quasi immediata:

1. ho prima di tutto pensato subito di infilare in un panino questi magnifici frutti appena ricevuti. E ci ho aggiunto elementi vari: il cremoso della ricotta, la croccantezza di carote e pere, la pungenza della rucola, il profumo del curry e la sostanza delicata del prosciutto cotto. E soprattutto sono tutti ingredienti otti…

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!