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quella volta che tenni un corso di cucina giapponese...

No, il titolo esatto di questo post dovrebbe essere: quella volta che pensavo di tenere un corso di cucina giapponese ma, invece di insegnare ad altri, imparai io qualcosa di me stessa.

A differenza di numerose altre occasioni precedenti in cui mi era capitato di parlare in pubblico della cucina giapponese, questa volta non si trattava trattato di sola teoria: alle informazioni di tipo culturale avevo affiancato una dimostrazione pratica di cucina. Ovviamente casalinga, perchè quello è il mio livello!
Ecco come il katei ryori, la cucina domestica, è diventato argomento di discussione e modalità di condivisione ad un incontro tra appassionati e curiosi di Giappone: lì abbiamo sottolineato le differenze tra i piatti di casa e le arti culinarie degli chef professionisti dei ristoranti, lì ho evitato di nominare il sushi se non per raccontare quanta esperienza serva per avvicinarcisi in modo corretto, e sempre lì spero che i partecipanti abbiano fatto proprie alcune basi tecniche, come c…
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per merenda: choco-banana un po' più giapponese del solito

Secondo la tradizione dello street food giapponese, negli yatai (bancarelle) di sagre e feste popolari non possono mancare una serie di dolcetti golosi, in parte di grande tradizione ma a volte derivati dall'incontro con gusti ed ingredienti occidentali, che hanno nel tempo sviluppato una propria dignità gastronomica fino a divenire quasi simbolo delle nuove generazioni.

E' questo il caso dei choco-banana, in cui perfino il nome non cerca di assomigliare a niente di classicamente giapponese! In effetti la frutta, quasi tutta di importazione, è sempre stata rara e molto costosa in Giappone quindi non rientrava nella preparazione dei dolci tradizionali, mentre il cioccolato non era conosciuto ai più fino al dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando il protettorato statunitense lo introdusse nel Paese insieme a tanti altri prodotti occidentali, alimentari e non. Ecco che un dolcetto a base di banane e cioccolato non poteva che nascere ed essere apprezzato, dunque, solo in tempi mo…

l'umami dell'umani: patate dolci stufate alla giapponese

Ultimi giorni di preparazione, mentale e pratica, prima dell'incontro di cucina giapponese del 26 novembre a Casa Cortella, dove si chiacchiererà del rapporto del cibo giapponese con le stagioni e di tutto quanto fa "cultura della tavola" nel paese del Sol levante.

Tra le varie cose impareremo quel paio di basi fondamentali come cuocere il riso bianco e preparare il brodo dashi, senza i quali in Giappone praticamente un pasto non può dirsi tale. Oggi, in attesa di assaggiare alcuni fantastici utilizzi del brodo dashi appena fatto, racconto invece una ricetta classicissima che utilizza il brodo avanzato.

La uma-ni è infatti una tipica stufatura casalinga che ha la caratteristica di conferire un intenso sapore umami alle pietanze e di esaltare la naturale dolcezza di ogni ingrediente, sottolineata non solo da zucchero e mirin (vino dolce di riso, usato solo in cucina) ma esaltata per contrasto da, appunto, dashi e salsa di soia.

In questo caso l'ingrediente principale…

crema di zucca e castagne italiana ma con lezioni di cucina giapponese

Chi ricorda quelle zucchine lunghe lunghe nell'orto di mio padre, quelle che volevano diventare cigni? Ecco: a non mangiarle subito quelle zucchine diventano zucche, così ora mi ritrovo lo stesso problema di qualche settimana fa, solo che adesso sono di zucca le chilate ricevute in dono da mio padre!
In questo periodo sto lavorando ad una lezione di cucina casalinga giapponese autunnale che terrò tra venti giorni, il 26 novembre, a Bardolino in Casa Cortella, e lì utilizzerò tutti sapori di stagione, zucca compresa. Ma anche castagne, e carote, e... E siccome le zucchine lunghe a suo tempo si erano trasformate non in cigni ma in una zuppa, penso di destinare alla stessa fine anche questa odierna zucca lunga, inserendovi anche qualcuna delle delizie autunnali che ho sottomano per  il menù giapponese. 
Arriva così l'ispirazione per una crema dorata e saporita in senso tutto italiano, che ci consoli delle brume e delle piogge. Cedo al'ultimo alla tentazione di impiattarla in…

sgombro zenzero e olive su amorevolissimi canapè

Ogni tanto, quando arrivo tardi dal lavoro, trovo in cucina l'essere con cui vivo e la cosa profuma tanto di amore e coccola. E poi lui sa sempre sorprendermi. L'altra sera, ad esempio, ha messo insieme un piattino che mi ha subito fatto sentire nel Nord Europa, a metà tra uno smørrebrød danese ed un butterbrod russo.

Definirla una "tartina" mi sembrerebbe riduttivo visto che, pur non avendo voglia di accendere i fornelli, si è premurato di fare un'apposita spesa e poi di organizzare con grande anticipo una marinatura. E di avere infine tutto pronto esattamente al mio arrivo.

Una bottiglia di Vermentino in ghiaccio come aperitivo, canapè creativi inconsapevolmente internazionali per accompagnarlo, una sensazione di relax e pausa dal mondo e la gioia di ritrovarsi con davanti una serata da trascorrere insieme: il sogno fattosi accoglienza!

Con le sue dosi in realtà gli "stuzzichini" hanno finito per farci da cena, ed è stato ancora meglio perché così le…

panini con frutta, ricotta e prosciutto... eppure c'entra il Giappone!

In Giappone hanno la mania della perfezione. Dopo il breve viaggio nell'alta pasticceria nipponica di qualche giorno fa, oggi si piomba nella cucina giapponese casalinga più giovane e popolare, dove comunque questa attenzione all'armonia formale diventa evidente soprattutto per la montagna di caccavelle esistenti, mirate a sagomare senza troppa fatica ogni boccone il modo esemplare.
Io ovviamente queste caccavelle le ho quasi tutte, così quando Dole mi ha chiesto uno snack a base di frutta adatto per uno spuntino in ufficio, ed ho ricevuto il loro cesto con ananas, banane e arance, sono rimasta folgorata da una serie di flash in sequenza quasi immediata:

1. ho prima di tutto pensato subito di infilare in un panino questi magnifici frutti appena ricevuti. E ci ho aggiunto elementi vari: il cremoso della ricotta, la croccantezza di carote e pere, la pungenza della rucola, il profumo del curry e la sostanza delicata del prosciutto cotto. E soprattutto sono tutti ingredienti otti…

breve storia della pasticceria giapponese... e di come continua!

Domani su Mag about Food racconto il rapporto contemporaneo tra la pasticceria tradizionale giapponese e le suggestioni occidentali attraverso la preziosa testimonianza della maestra pasticcera Fujita Satomi. Qui invece provo brevemente a riassumere la storia della tradizione giapponese in materia di dolci e a spiegare quale potenza d'impatto ha avuto su di essa il recente arrivo della "signorina Fujita" in uno dei templi dell'arte dolciaria classica giapponese, l'antica bottega di Kyoto Kameya Yoshinaga.

Già il loro nome era tutto un programma: Kame-ya = casa (o bottega) della tartaruga, il simbolo giapponese per eccellenza della longevità, mentre Yoshi-naga, il nome di famiglia del fondatore, è composto dalle parole "buono" e "lungo"... cosa può essere di miglior auspicio per una lunga continuazione della tradizione?


In Giappone la pasticceria è un'arte maschile: quando Fujika Satomi, pasticcera donna, giovane e proveniente dalle scuole…

storia di un addio e di fidelin saraceni ai finferli

Molti dicono che sia impossibile ma lei ne è convinta: il primo ricordo di cui Alissa ha sempre avuto memoria è di se stessa piccolissima, sdraiata nella carrozzina sulla strada davanti alla vecchia Baita in quel paesino di montagna. E' di lei che guarda in su, verso il cielo, mentre nevica. La carrozzina è di sky blu fuori e di tessuto bianco dentro; un telo di sky blu abbottonato sulla struttura copre le coperte in cui lei è avvolta ed una visierina di plastica trasparente a mezza altezza la ripara dai fiocchi, che scendono lenti.

Vero che la carrozzina poi venne usata anche quando nacque la sorella, ma all'epoca Alissa aveva 14 mesi. Dicono che i ricordi si formino dai tre anni ma per allora la carrozzina era già stata data via. A lei non pare di averne mai vista una foto e, anche se fosse, sarebbe stata in bianco e nero, da dove spunta il ricordo del blu?
Forse è per questa strana visione che si è sempre sentita a casa in quel paesino. O forse perché ci ha trascorso tutte…

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!