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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2011

illusioni

Uno strano anno si chiude con oggi e a Lucia manca la voglia di festeggiare. Tutti pensano che qualche rito di scaramantica baldoria possa archiviare in una serata i problemi passati ed aprire le porte a chissà quale magico periodo di nuove prospettive, ma lei questa speranza non ce l'ha. E' talmente stanca di tutto che non le servono ulteriori illusioni, si dice.

Risponde così anche all'amica Francesca che la invita a casa sua per una festicciola tra amici. Francesca però insiste: "Niente di esageratamente folle, giusto una cenetta tra noi per non restare con le mani in mano, come fosse una sera qualsiasi. Senza particolari significati e speranze, o - specifica - come le chiami tu, illusioni". Lucia è talmente indifferente a tutto che finisce per accettare.

Si accorda per portare le lenticchie e chiede per quanti, senza curarsi di indagare su chi sarà presente alla serata oltre al marito di Francesca ed alla coppia di vicini storici, sempre invitati ai ritrovi in …

gomitoli

Gomitoli di emozioni aggrovigliate in modo inestricabile, come se l'emozione fosse una sola. Invece si mischiano lo struggimento dell'attesa, come se si sapesse con certezza che Natale porta qualcosa di buono, la stanchezza di un anno di corse e di arresti quasi sempre a vuoto, la consapevolezza di quel che avrebbe potuto essere fino a qui se si fosse saputo vivere con più energia o anche solo un pizzico di vera convinzione.

Non ho il camino a casa ma ci pensano le lucine dell'albero addobbato ed il profumo dei biscotti nel forno a difendermi dalla notte gelida che tace fuori dalla finestra, la notte più lunga dell'anno. Da domani comincia la rinascita, secondo gli orientali, e tutto il buono che un nuovo ciclo sembrerebbe portare con sè. Fino a qui ci sono arrivata comunque e domani, come al solito, è un altro giorno.

E da domani i biscotti diventeranno regali, destinati al resto del mondo. Destinati a me in questa sera lunghissima ci sono un gomitolo di tagliatelle ed…

profumo di buono

Pensare al Natale che viene mi da una stranissima sensazione insieme di imminenza e di rimpianto. Come se fosse imperativo recuperare tutte le tradizioni di famiglia, farmi spiegare tecniche e ricordi che temo vadano perduti se non li memorizzo qui e ora. Come fosse quest'anno inevitabile ri-costruire il Natale che è sempre stato.

La tavola natalizia diventa inevitabilmente il simbolo più esplicito di questa sensazione. Da quando aspetto il Natale non per la sorpresa di ricevere doni ma per l'appagantissimo gusto di farli, ovviamente l'emozione non è più concentrata solo nel momento dell'apertura dei pacchi ma è diluita nell'intera giornata, compresa l'emozione intensa ed irrinunciabile di preparare con cura, nei giorni precedenti il gran giorno, un menù succulento che dia a tutti il piacere di condividerlo con gli affetti più cari. Favola per un giorno, insomma, anche a tavola.

Da un certo punto in poi della vita, mancati i familiari della generazione più antic…

passi felpati

Questa volta la relazione sulla mia consueta puntata annuale a Napoli ha lasciato spazio ad eventi genovesi così, ripescando il bandolo ad un mese e mezzo di distanza, mi ritrovo quasi sotto Natale a raccontare di una Napoli ottobrina, quando ancora le strade non sono affollate di turisti a caccia di pastori (per i non addetti: nel senso di statuine per il presepe), senza luminarie e bancarelle, ricca di luci morbide e di pioggia sottile.

Per la prima volta vivo Napoli dall'alto. E non mi limito ad ammirarla da una terrazza panoramica ma me la scopro minuto dopo minuto dalla finestra della camera che mi ospita. Come una magia diluita in un tempo continuo.


Cerco di fermare con la macchina fotografica le emozioni che si susseguono fittissime a mano a mano che spunta il giorno, che la luce avanza e poi tramonta e sempre definisce la città come una serie di sogni in sequenza, incastrati uno con l'altro senza soluzione di continuità ma completamente diversi tra loro.




Una Napoli dei te…

tornando a casa

Periodo di rientri, questo. Tornare a luoghi, persone, oggetti od abitudini che si sono dovuti/voluti lasciare per un certo periodo è un momento di ambivalenza: da una parte reincontrare il noto fa sentire a casa, finalmente sicuri e protetti, dall'altra ci si rende conto che nulla è più come prima, che si tratta comunque di un nuovo inizio.

E' ciò che nel loro piccolo sta succedendo in questo periodo alle ragazze genovesi che riaprono la loro attività dopo la devastante alluvione di un mese fa. Riparlerò tra qualche giorno della loro esperienza, perchè le settimane di interruzione della routine, in questo caso forzate, le hanno davvero cambiato profondamente, soprattutto in consapevolezza.

E' ciò che "nel suo grande" (nel senso di decisamente più famoso) ha vissuto Marco Polo quando torna alla sua casa di Venezia dopo oltre vent'anni di viaggi per tutto o quasi il mondo conosciuto. Dell'orgoglio e delle emozioni di Marco parla dunque l'ultimo capitolo

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!