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le ricette della nostalgia: gnocchi di peperoni alla rucola

Ogni tanto cucino anche italiano, anche se non sempre tradizionalissimo. Più che altro reinterpreto, oppure invento con quello che ho in casa. Ieri mi sono concessa una giornata di stacco dal mondo, avevo bisogno di resettarmi e vivermi a pieno la malinconica tristezza di qualche momento solo mio. Oggi va meglio, dunque cucino.  Sfogliando ieri in modo distratto vecchie riviste di cucina mi ero lasciata sedurre da una ricetta anni '90 che ho deciso facesse proprio al caso del mio mood nostalgico. Ovviamente la tendenza alla personalizzazione non mi abbandona neppure oggi, e come "improvvisazione" utilizzo un peperone rosso che negli ultimi giorni giaceva solo soletto abbandonato in frigo e quel paio di cucchiaiate di mascarpone avanzate dall'ultimo dessert (che, no, non è pubblicato qui). Alla tentazione di modificare non resisto, ed ecco i miei gnocchi di peperoni e patate, che in parte si ispirano alla ricetta (per la verità abbastanza diversa) pubblicata a pag. 53 ...

Sahou: l'unico libro italiano sulle buone maniere alla tavola giapponese

Questo blog da anni funziona come una piccola finestra aperta sulla mia realtà. Molto parziale, con poco o niente di privato, ma da qui si sarà comunque capito quanto io sia curiosa di ciò che mi circonda, quanto mi piaccia conoscere le storie che si celano sotto la superficie e quanto io ami scrivere. Se queste passioni convivono in me fin dall'epoca delle medie, poco più tardi si è aggiunta la cucina, subito dopo i viaggi e più avanti il Giappone, ovvero i temi che tratto spesso qui dentro. E che, poco per volta, sono diventati argomento di vita, oltre che di blog (e di vignetta iniziale). Ed ora tutto questo pandemonio di esperienze è finito dentro un libro: SAHŌ (termine che in mancanza nel font del carattere "Ō" si può scrivere anche SAHOU). Ovvero modi e gesti per gustare al meglio il cibo giapponese (perchè cambiando le modalità ne cambia il sapore!) e per "comportarsi bene" a tavola, così da rispettare cibo, commensali, cuoco, ambiente, eccetera.  Il vol...

Cena giapponese invernale 3: kabocha korokke (polpette di zucca) e tsukemono di cavolo rosso

Proseguo con il menù giapponese e, dopo aperitivi vari  e kamo seiro ( soba in brodo di anatra), presento le ricette di una serie di verdure. Le potremmo definire zensai, 前菜, "antipastini" perchè possono essere servite prima di un piatto importante, oppure okazu , お菜, letteralmente "piattino" (ma se si intende la stoviglia lo stesso kanji si legge osai ), se proposte insieme con riso e zuppa in un classico pasto giapponese ichijū sansai . Di solito in questo secondo caso gli "accompagnamenti" sono tre, di cui uno più importante, spesso proteico, e due vegetali, a cui si aggiunge sempre uno tsukemono , 漬物, una verdura marinata o conservata. Invece, nel menù di cui sto parlando, ho proposto questi "stuzzichini" fuori da entrambe le definizioni, poiché ho servito tre "assaggi" di verdura di pari importanza più uno tsukemono non prima ma dopo dopo il piatto di soba , mentre il riso non è proprio comparso sulla tavola essendo già stato p...

compleanno con torta di pere e cioccolato più un twist giapponese

Credo che la torta pere e cioccolato non abbia bisogno di me: sui libri, sulle riviste di cucina e in rete se ne trovano centinaia di versioni e anche se la preparo per il compleanno di mia sorella posso aggiungere davvero poco a quanto da scritto da altri*. Forse il mio contributo, in onore dello sweet tooth di mia sorella, può essere un tocco vagamente giapponese (e ti pareva!), che sostituisce parte della classica farina di frumento con kinak o,きな粉. Si tratta di farina di soia leggermente tostata, che in Giappone in genere si usa per spolverare o per farcire dolcetti a base di riso, regalando loro un aroma leggermente nocciolato. Nella torta di pere secondo me acquisisce un suo perché insieme con il cioccolato... TORTA DI PERE E DOPPIO CIOCCOLATO AL  KINAKO  ingredienti per una teglia da 24 cm: 2 piccole pere (circa 400 g) 4 uova 300 g di farina 00 100 g di kinako 200 ml di latte** 180 g di zucchero 150 g di burro 120 g di cioccolato fondente 20 g di cacao...

ma i pierogi sono ravioli davvero polacchi o no?

Come ho spesso detto  parlando di cucina ucraina , nell'area dei cosiddetti "Paesi dell'Est" si sono sviluppati nei secoli molti piatti similari. Le ragioni non stanno solo nelle analogie climatico/territoriali che producono ingredienti in comune, ma sono soprattutto in quelle culturali: in origine molti di quei territori appartenevano ad un unico "Regno degli Slavi", il Ruś di Kyiv , che tra il XI e il XIV secolo riuniva parti delle odierne Ucraina, Russia, Bielorussia, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.  A capo di questo territorio indiviso era nel XI secolo la città di Kiev (pronuncia russa, mentre in ucraino si scrive Kyiv, letto "Kìiv"). Oggi il nucleo quell'area, detta Rutenia, è in parte in territorio ucraino ed in parte bielorusso. A questa antica cultura gastronomica appartiene anche la pasta ripiena, di cui parlo oggi perchè la mia amica  Rosanna mi ha proprio chiesto la ricetta dei pierogi (al plurale, che si pronuncia: "...

ravioli cinesi o panadas sarde? in ogni caso al forno e farciti di verdure

So che in questi giorni di caldo esasperante accendere il forno non è tra le idee migliori, ma ero invitata ad una grigliata campestre da amici cinesi e mi pareva brutto non collaborare al menu con qualcosa di italiano che loro potessero appezzare pur non conoscendo magari il piatto. Così sono partita con delle panadas sarde, immaginate come antipasto, che ho mantenuto originali nella ricetta dell'involucro ma che ho presentato a forma di piccoli ravioli, di cui loro sono golosissimi, e che ho farcito di verdura visto che la grigliata si annunciava tutta a base di carne. Ci sarebbe stato bene anche qualche dadino di scamorza o una cucchiaiata di grana ma loro non amano i latticini ed ho così aggiunto umami con un po' di pomodoro concentrato. Probabilmente abbiamo avuto lo stesso pensiero di riguardo nei confronti della cultura altrui, visto che l'unica specialità cinese sulla graticola era una salsiccia speziata e per il resto non hanno usato condimenti di alcun tipo. Le c...

studiare le lingue attraverso il cibo: le patate dolci caramellate dell'università giapponese

Una delle golosità che più amo del Giappone sono le patate dolci caramellate con la soia, classico snack autunno-invernale, perfetto se accompagnato da un tè verde. L'unione di zucchero e salsa di soia è una delle combinazioni più riuscite di tutta la cucina giapponese, presente in moltissimi piatti, sia di cucina nobile che popolare, e base di molte salse tipiche persino dello street food, come quella fluida che glassa i  mitarashi dango e quella stesa a velo per incroccantire i senbei . Caramellare le patate non è un'abitudine solo giapponese, ne è un esempio la ricetta danese dei  sukkerbrunede kartofler   che pubblicai nel lontano 2013, ed in Giappone le patate dolci sciroppate, in specifico, sono un contorno tipico autunnale per pesce grigliato e per il loro gusto che si avvicina alle castagne nelle occasioni eleganti vengono addirittura sagomate come delle piccole castagne spellate prima di essere poste sul piatto.  La ricetta in questione, però, con lo scirop...

dolcetti giapponesi ed evoluzione: mochi facile, contaminato con mirtillo e mandorla

Oggi pubblico una ricetta che prende origine da una serie di riflessioni partite da una domenica diversa dal solito. Mi ci sono volute diverse settimane per elaborare il senso profondo che ha avuto quella giornata per me e le conseguenze pratiche sulla mia vita, tanto è vero che sono passati quasi due mesi dall'ultimo post pubblicato qui nel blog. Non era mai successo che lasciassi un intervallo di silenzio così lungo ma è servito e, per le decisioni prese in questo periodo di assenza dalla rete, non credo succederà di nuovo. Tutte le riflessioni profonde e piacevoli legate alla scelta maturata in questa pausa le racconterò a parte, però. Il mese prossimo. Qui cucino solo, con il micro-tempo a disposizione sfruttato al meglio per non lasciare orfano di ricette questo stranissimo, decisivo mese di maggio e con tanta, tanta, tanta serenità. Spero si noti quanto ne fanno parte il mio amore per la cucina, la mia mania per il Giappone e la mia voglia di vivere in pieno quella ...

per merenda: choco-banana un po' più giapponese del solito

Secondo la tradizione dello street food giapponese, negli yatai (bancarelle) di sagre e feste popolari non possono mancare una serie di dolcetti golosi, in parte di grande tradizione ma a volte derivati dall'incontro con gusti ed ingredienti occidentali, che hanno nel tempo sviluppato una propria dignità gastronomica fino a divenire quasi simbolo delle nuove generazioni. E' questo il caso dei choco-banana , in cui perfino il nome non cerca di assomigliare a niente di classicamente giapponese! In effetti la frutta, quasi tutta di importazione, è sempre stata rara e molto costosa in Giappone quindi non rientrava nella preparazione dei dolci tradizionali, mentre il cioccolato non era conosciuto ai più fino al dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando il protettorato statunitense lo introdusse nel Paese insieme a tanti altri prodotti occidentali, alimentari e non. Ecco che un dolcetto a base di banane e cioccolato non poteva che nascere ed essere apprezzato, dunque, solo in temp...

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!