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Visualizzazione dei post da Novembre, 2010

debiti di cioccolato

Mia sorella adora il cioccolato: ne parla, ne legge, ne cucina, ne mangia... una volta le abbiamo pure regalato una sessione di massaggi in cui glielo hanno spalmato addosso! Io non ne sono affatto golosa invece, a meno di considerarlo un ingrediente/spezia per qualche preparazione salata o molto originale. Insomma: svicolo!

Cucino dolci raramente, al cioccolato o cacao quasi mai... L'ultima volta che mia sorella mi ha chiesto un'idea per un dolce cioccolatoso le ho proposto questo con le melanzane... non si può proprio dire che io l'abbia fatto del mio meglio per accontentarla, insomma. Sarà per quello che non me ne ha domandate più, di ricette dolci?!

Oggi però preparare una torta al cioccolato credibile è per me quasi un obbligo morale: è il suo compleanno e, vivendo lontane, non posso per il momento che puntare su una sorpresa virtuale, rimandando al prossimo incontro il piacere di farle dal vivo un regalo vero e proprio.

E come sorpresa provo a rispondere a quella sua…

pesci e nemici

Hanno un bel dire gli orientali: "siediti sulla riva del fiume ed aspetta che passi il cadavere del tuo nemico". Non sono sicura di essere il tipo. Certo, non si tratta di una vera e propria azione violenta, ma aspettarsi dalla vita un risarcimento a danno altrui per le sofferenze patite da noi non ha un gran senso comunque.

E poi perchè mi devo interessare alla sorte del mio "nemico"? Lo so, gli orientali la intendono più come una legge degli equilibri: nessuno vince o perde, ride o piange per sempre perchè tutto evolve ed il segreto della vita è proprio nella costanza del mutamento. Ma non sono sicura di volermi sedere ad aspettare, non lo trovo affatto consolatorio: se pensi che il dolore vada compensato vuol dire che stai ancora vivendo dentro il suo condizionamento.

Inoltre attendere gli eventi presuppone lasciare che le azioni siano esterne a noi stessi, esclude qualsiasi tipo di iniziativa. Saggissimo evitare vendette e ripicche, ma quelle non sono le uniche a…

magico ed esotico (...per ora!)

Una serie di ricettine in sordina, in ordine sparso, a tema fingerfood... per partecipare alla raccolta di Christmas Finger Food  proposta da Patrizia nel suo blogLa Melagranata... E dato che lei dice di  aspettari da me esplicitamente (parole sue) delle ricette "esotiche, fascinose e magiche" comincerei con il magico... di una bacchetta!

E in questo caso parto proprio dalla parola finger ... perchè cosa c'è di più goloso che mangiare con le dita?! Da bambina insistevo nel pescare le patatine fritte dal piatto con le mani, spiegando ai grandi che mi guardavano severamente che davvero così avevano un sapore migliore...

Finger mi stuzzica anche come tema per la forma: uno snack a bastoncino (a bacchetta magica!), levando al tema natalizio l'elegante formalità che generalmente lo contraddistingue a favore di un divertimento un pochino più rustico e sciolto. Insomma: niente di troppo classico!

Ecco allora che la prima idea vuol "fingerizzare" un ingrediente che di…

buono e... originale!

Il nostro Marco Polo questa volta ci parla del vino cinese. So che le evoluzioni sociali ed econimiche degli ultimi anni ci hanno abituato a considerare i prodotti provenienti dalla Cina solo come imitazioni di scarsa qualità e spesso in tema alimentare questo è un problema dai risvolti anche allarmanti. Vorrei però in questo caso spezzare una lancia a favore di questa bevanda e chiarire che, una volta tanto, non si tratta assolutamente di un recente od approssimato tentativo di contraffazione del nostro prodotto nazionale, perchè in tema di bevande alcoliche la Cina ha una tradizione molto più antica della nostra!

L'invenzione del vino di riso cinese risale infatti a 7000 anni fa, praticamente in contemporanea alla comparsa dei primi vasi di ceramica in cui ancora oggi il vino è contenuto. Secondo la tradizione cinese l'uomo imparò a produrlo imitando le scimmie, le quali erano più golose di frutta fermentata che di frutta fresca. Osservando quanto le scimmie fossero più alle…

allargare o stringere le prospettive?

Qual è il primo Paese che viene in mente a chiunque parlando di conigli? Ebbene... non so rispondere. Nel senso che la risposta che viene istintiva a me probabilmente non è la più comune in assoluto... perchè il flash è quello della diffusione eccessiva dei conigli che ad un certo punto della storia australiana ha rischiato di alterare gli equilibri del sistema agricolo del continente ai nostri antipodi...

In sostanza sto solo cercando di dire che... la mia ricetta del Coniglio alla Cacciatora per l'MT Challengeviene dall'Australia! Trattandosi di una ricetta tradizionale (da un punto di vista Aussie, intendo...) e prevedendo la marinatura di un coniglio in sostanza alcolica, nonostante venga letteralmente dall'altra parte del mondo questa preparazione si trova per caso completamente in regola con le norme dell'episodio novembrino dell'MTChallenge.

Questa volta le condizioni solo dettate dalle due ideatrici di Menù Turistico e da Ginestra, che il mese scorso ha meri…

idem con patate!

Avere una madre svizzera e lavoratrice, come ho avuto più volte occasione di dire, contribuisce in modo determinante alla formazione culinaria dei figli, che se non fosse stato per le incursioni domenicali in cucina di padre e nonni (leggi risotto e polenta) sarebbero cresciuti per anni a botte di surgelati, würstel, insalata condita con la maionese ... e soprattuto patate!

Da una parte il suo codice genetico, dall'altra le sue personali golosità, quando nostra madre era incinta la sua "voglia" principale era un piatto di patate lesse. Per fortuna ha sempre soddisfatto quelle voglie o noi figli sarermmo pieni di macchie bianche e gialle (oppure di bitorzoli, che non so in Svizzera come si regolano con la questione "voglie"...). E non ha mollato la presa nemmeno nel resto della sua vita, presentando con regolarità questa golosità sul desco familiare.

Al di là della sua svizzeritudine, le altre caratteristiche di questa madre lavoratrice erano il poco tempo a dis…

credere nelle favole

Da bambina mi aveva affascinato la leggenda di Martino che durante un rigido inverno aveva tagliato a metà il suo mantello per riscaldare un povero infreddolito.

La mia nonna veneta mi raccontava che il Signore, commosso da quel gesto, decise di regalarci "l'estate di san Martino" e lasciare tre giorni di clima mite in pieno novembre per non far sentire troppo freddo al generoso cavaliere e ricordare per sempre il suo gesto. "Ecco perchè il giorno di san Martino il tempo è sempre bello", concludeva la nonna.

Come altri fenomeni inspiegabili, il fatto che davvero  ogni anno dopo giorni di pioggia l'11 novembre mi svegliassi sotto un cielo sereno era come uno strano patto tra natura e uomo, che anche ora che non sono più bambina ha conservato la sua aura di "evento speciale". Diventava inutile indagare se si tratta di una casualità meteorologica, di una magia della natura o se forse sia la conferma che Dio esiste e rispetta gli appuntamenti fissi..…

trucchi dell'improvvisazione...

Marco Polo si è svegliato all'improvviso, cominciando a raccontaredi carbone e di gamberi senza che la vivandiera fosse chiamata in cucina...

In effetti, per chi fosse curioso di approfondire la logica che porta il carro della vivandiera a seguire le esperienze e gli spostamenti di Marco Polo riportati da Enrico... ecco: la logica non c'è! Ho cominciato a leggere il suo blog chiamato Cultura Cinese per evidenti ragioni di passione personale per l'Oriente, poi ho scoperto che voleva pubblicare una ricostruzione del viaggio di Marco Polo e, senza conoscere ne' lui le' la vera portata del suo progetto, ho commentato che sarebbe stato interessante conoscere anche la cucina dei Paesi citati.

Detto fatto: Enrico ha colto la palla al balzo ed ogni volta che pubblica una puntata del suo viaggio con Marco Polo mi avverte (a volte con un po' di anticipo, altre volte, come oggi, dopo il misfatto) ed io provo a raccontare qualche vivanda tipica della zona e dell'epoc…

zafferano, uvetta, oppio, veli, speranze...

Di un'intera giornata trascorsa al Salone del Gusto di Torino ho memorizzato poco. Non che mancassero gli stimoli, le curiosità e le novità, visto il numero impressionante di espostitori italiani e stranieri nei cinque padiglioni che ospitavano l'evento, e devo dire che un centinaio foto scattate e qualche chilata di opuscoli raccolti nell'arco del mio vagabondare tra gli stand mi aiutano senz'altro a ricollocare ogni specialità nel suo apposito cassettino della memoria.

Dico che ricordo poco perchè in realtà una bancarella tra tutte mi ha talmente colpito da offuscare l'impatto di tutte le meraviglie viste, annusate ed assaggiate fino a quel momento ed è stata in grado di relativizzare qualsiasi esperienza successiva, compreso il tuffo nella pantagruelica Eataly e nella sua interessante libreria...

Padiglione? "1 - Mercato Internazionale"; stand? "E070"; località? "Herat, Afghanistan". Donne velate ritratte tra i campi e nelle manifattu…

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!