venerdì 15 maggio 2015

un ragù da compagnia

Prendere confidenza con una casa nuova non è automatico. 

Il cibo aiuta parecchio. Ti costringe a riscoprire gesti che devi sospendere nel periodo in cui sono gli scatoloni a dettare legge, ad importi quali oggetti trovare o meno, quali pezzi di vita quotidiana poter ricostruire subito oppure tenere in sospeso. 

Sembra diventata un'abitudine cenare a pizze e cartocci, appoggiarsi su un carrello tra pareti foderate di pacchi, sotto la luce anonima di lampadine nude, nel silenzio di radio e cd persi chissà dove. 

Poi, nel marasma delle aperture al mondo, un pacco ti regala un tegame, un altro una bottiglia di salsa, da un altro fanno capolino vasetti di spezie. E tu torni a pensare che una vita normale in fondo sia possibile. 

Per questo esci di casa, infagottata come sei nei vestiti da fatica, ed entri nel primo negozio di macellaio che ti capita, che anche la città è nuova, non ti da suggerimenti espliciti, va provata per quello che offre.

Il cibo aiuta innegabilmente, praticamente irrompe. L'aroma del ragù che sobbolle si spande piano nei locali spogli. Si sovrappone al sentore di pittura fresca dei muri, a quello di polvere che continua ad alzarsi dai pavimenti nonostante i lavaggi, a quello onnipresente del cartone da imballo. 

Il profumo del ragù popola di normalità stanze che fino ad ora sembravano estranee, che ti eri immaginata semplicemente arredate ed in poco tempo piene di te e delle tue persone ed invece ti sei ritrovata invase di scatole ed involti, inaspettati ingombranti coinquilini.

Giri il ragù, di tanto in tanto, mentre fai mille altre cose insieme, e con l'aggiunta di quel gesto tutto assume di nuovo il senso che aveva quando ancora vivevi in una casa senza misteri, con gli oggetti al loro posto e dei ritmi dettati dal buon senso. 

Probabilmente anche questa nuova casa, grazie al profumo del cibo, comincia a capire che hai bisogno di un pochino di stabilità per recuperare il lume della ragione. E ti restituisce come per magia una pila di tovaglie (perché ci fosse scritto sopra la scatola "documenti ufficio" non è dato di sapere), qualche piatto e persino delle posate, finalmente non di plastica.

Non importa se tutto il resto non torna ancora come vorresti. Per stasera la cena è una roba vera. In una città nuova, in un quartiere sconosciuto, in una casa di cui devi conquistare la confidenza questa piccola certezza ti da una incredibile sensazione di quasi onnipotenza. 

Un ragù che fa tutto da solo, cuoce per ore, in silenzio, e crea il miracolo. Senza altre terapie, senza dover aspettare di aver sistemato tutto. Quasi come capita a volte con certi animali, che accogli in casa e ti restituiscono al mondo. Ecco, questo di oggi è una specie di ragù da compagnia. 

E stasera, tra pile di scatoloni sotto lampadine smunte, si cena comunque finalmente "a casa".


Ragù alle spezie ritrovate

ingredienti per 4 persone:
400 g di macinato di manzo
200 g di salsiccia
700 g di passata di pomodoro
1/2 cipolla
1 piccola carota
1/4 di bicchiere di vino (meglio rosso, io avevo bianco)
3 bacche di ginepro
1 chiodo di garofano
1 cucchiaino di aghi di rosmarino
1 cucchiaino di origano
1/4 di cucchiaino di cannella in polvere
1/4 di cucchiaino di curry in polvere
1 grattata di noce moscata
1 pizzico appena di peperoncino in fiocchi
1 cucchiaio di olio extravergine
sale
zucchero

Tritare carota e cipolla; spellare la salsiccia e mescolarla alla carne trita.

Struggere le verdure tritate nell'olio a fuoco basso per una decina di minuti, fino a che la cipolla è trasparente e morbida.

Alzare la fiamma, unire le carni e rosolare a fuoco vivo mescolando spesso, in modo che la carne cambi colore completamente.

Sfumare con il vino, salare leggermente ed aggiungere erbe e spezie; mescolare con cura e lasciar insaporire un minuto.

Unire la passata, mescolare bene, regolare se serve di sale, correggere eventualmente l'acidità con un pizzichino di zucchero, e portare a leggero bollore.

Coprire, abbassare la fiamma al minimo e lasciar sobbollire per circa 3 ore, mescolando di tanto in tanto. E' pronto quando l'olio è tornato il superficie e si distribuisce in modo uniforme.


Mangiarselo a cucchiaiate, anche tiepido insieme a pezzi di pane, oppure condirci della pasta fresca o delle fette di polenta, oppure confezionarci della lasagne o qualsiasi altra cosa possa far sentire perfettamente a casa...


  • rivoli affluenti:
  • inevitabile la citazione delle tre giornate di vita del rraù di Eduardo (anche se si tratta proprio di un altro piatto... questo per lui sarebbe solo carne c' ' a pummarola!), raccontate  in: Eduardo De Filippo, Sabato, Domenica e Lunedì, 1959.

8 commenti:

  1. quello del ragù cotto lentamente è l'odore di casa anche per me...Quando mia madre, durante una delle sue visite da me, l'ha preparato, ero quasi commossa: rientrare dal lavoro, aprire la porta e sentire l'odore di casa, quella casa a mille e rotti km...
    Buona "nuova vita", nuova casa e nuove cose :)

    p.s. adesso per me è di casa il riso pilaf, grazie a te :)

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  2. Bel racconto per arrivare alla sostanza di un ragù splendido solo a guardarlo viene l'acquolina in bocca favoloso e quel pezzetto di pane...quasi quasi lo mangiavo da qui.
    Buona nuova vita nella nuova città e nella nuova casa che poi in fondo è già creata la "CASA" come l'intendi tu.
    Buona fine settimana.

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  3. Bellissimo post.
    Ti auguro di trovare al più presto altre pentole e padelle per ritrovarti completamente in questa nuova vita.

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  4. Una delle foto più belle che tu abbia mai pubblicato...pensa che si sente il profumo!...

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  5. P.s. Nei rivoli affluenti citerei anche "Miracolo napoletano", l'ho rivisto di recente e i due fratelli che riversano nel ragu' tutta la loro ragione di vita non possono non essere citati!

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  6. I tuoi post sono sempre così belli da leggere! x terminare poi con il "food" + comfort che ci sia!...rassicurante ragù x una casa che ancora rassicurante non è , ma che presto ci diventerà! Felice vita nella nuova casa!

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  7. @valentina: bello avere un "odore di casa" gastronomico come il tuo! Ho tanti bellissimi ricordi di famiglia in effetti, però mia madre non credo abbia mai preparato un ragù in vita sua...

    @edvige: sinceramente devo dire che ho faticato pure io a non finirmelo tutto con il pane già così, dal tegame...

    @mari: stesse pentole e stessa vita ma da qui devo dire molti nuovi spunti!

    @virò: una soddisfazione, quando un piatto esprime l'amore che ci hai messo. In questo poltre che citazioni napoletana (che ci stanno perfette!) aggiungerei il film "ramen girl" ambientato in giappone...

    @ilaria: pian piano prendo le misure e tornano tutte le mie varie anime gastronomiche, ma qui il senso del comfort era un profumo indispensabile...

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