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odio il rosa!

Odio il rosa, c'è poco da fare... Da bambine la mamma vestiva sempre uguali mia sorella e me e ci si divertiva un mondo perchè, con poco più di un anno di differenza d'età ed una notevole somiglianza fisica, venivamo spesso scambiate per gemelle. Persino nostro nonno veneto a volte ci confondeva, e per non arrischiare il nome sbagliato tagliava la testa al toro e chiamava entrambe: "Senti... tu... Nina..".

Spesso gli abiti erano proprio identici ma la maggior parte delle volte al momento dell'acquisto la mamma almeno ci concedeva la scelta del colore, di solito tra rosa ed azzurro o blu. "Naturalmente" mia sorella aveva la precedenza in quanto più piccola e con il suo carattere da maschiaccio la mamma le consigliava le tinte meno sporchevoli... così io mi sono ritrovata per tutta l'infanzia un guardaroba sui toni prevalentemente rosati! Inutile dire che quando ho cominciato a fare acquisti in autonomia non ho mai comprato capi d'abbigliamento di quel colore ed anche quelli che ho ricevuto in regalo da persone che non conoscevano la storia dei miei gusti li indosso davvero di rado...

A consolidare questa mia avversione si aggiunge il fatto che negli ultimi anni rosa, lilla, fuxia e simili sembra siano gli unici colori indossabili da bambine che vogliono sentirsi, come le barbie o le fatine, "delle vere femminucce" (ma io alle mie nipoti ho sempre regalato abiti, giocattoli ed oggetti di ogni altro colore!!!), in un appiattimento cromatico e simbolico che davvero mi mette tristezza. Inoltre, al di là dell'abbigliamento, per questioni di lavoro ho studiato a lungo il significato del colore in ogni sua applicazione fino a farne un vero e proprio strumento professionale e mi capita spesso di arrivare ad individuare grossomodo la personalità di uno sconosciuto in base alle sue preferenze cromatiche. Ho dunque scoperto che ci sono anche ragioni scientifiche che spiegano questa mia avversione: semplicemente il carattere di una persona "rosa" è lontanissimo dal mio

Questa sera però viene a cena un'amica dall'animo mooooolto "rosa". L'idea di un menù monocromatico in suo onore mi è balenata per un attimo nel cervello e l'ho prontamente rimossa. Ho salvato almeno il dessert, sacrificando dedicando un bel cestino di more ad una preparazione dolce e cremosa come lei. Apparecchierò pure con una tovaglia rosa... l'amicizia varrà bene qualche piccola sofferenza!


Pannacotta alle more e papavero
ingredienti per 4 persone:
400 gr. panna fresca
180 gr. more (almeno 24 pezzi)
8 gr. colla di pesce
1/2 cucchiaio di zucchero
3 cucchiai di miele
1 cucchiaio di semi di papavero (+ 1 pizzico per decorare)

Mettere a bagno la colla di pesce in una ciotola di acqua fredda per una decina di minuti, pulire bene le more e versare la panna in un tegame miscelandone con una frusta le eventuali parti solide a quelle liquide.

In un pentolino a parte scaldare le more con lo zucchero ed un paio di cucchiai d'acqua fino a che cambiano colore e si ammorbidiscono leggermente ma sono ancora sode.

Levare le more dal tegame e scolarle delicatamente, versando quasi tutto il loro fondo di cottura nella panna e rimestare bene, fino a che tutto ha assunto un (bel?) colore rosa uniforme.

Unire alla panna i semi di papavero e scaldarla fino a che freme ma ancora non bolle, spegnere, sciogliervi il miele e poi con la frusta la colla di pesce ben strizzata, amalgamando tutto con cura ed assicurandosi che non rimangano tracce della gelatina, quindi lasciare intiepidire.

Distribuire 4 more in ognuna delle coppette o degli stampini individuali e versarvi sopra il composto tiepido, lasciar raffreddare completamente, rimestare bene perchè il papavero non si depositi tutto sul fondo e mettere in frigo per almeno tre ore a solidificare.

Al momento di servire decorare la pannacotta con un paio delle more rimanenti per ogni coppetta, oppure sformare su un piatto ed adagiarvi a fianco le more con il sughino rimasto.

  • rivoli affluenti:
  • scienza e filosofia del colore: Johann Wolfgang Goethe, La teoria dei colori, 1808 (mia edizione: Il Saggiatore, a cura di Renato Troncon, con introduzione diGiulio Carlo Argan)
  • psicologia del colore: Max Lüsher, Il Test dei Colori, Casa Editrice Astrolabio

Commenti

  1. Secondo te perchè quando utilizzo la colla di pesce il risultato dopo un po' mi si scompone in una tristezza fluida ed una pappetta più consistente? (Probabilmente è perchè sono imbranata, dirai tu...)

    Intuite ad occhio e dal tipo di dessert le caratteristiche delle persone "rosa", cosa si dice di quelle "azzurro/blu/turchesi"?

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. ammolli la colla in acqua fredda fino a che è morbidissima? La unisci ad un composto ben caldo? Filtri o frulli poi il composto per distribuire bene la gelatina ed evitarne ammassi?, lasci raffreddare prima di mettere lo stampo in frigo? Se hai risposto tutti sì probabilmente stai troppo scarsa con le dosi di colla rispetto al peso dell'impasto...
    Per il segreto del blu-tuchese devi spettare che cucini qualcosa di quel colore!

    RispondiElimina
  4. Anch'io voglio i segreti dei colori! Molto stuzzicante questa panna cotta a pois (fai eccezione per i cibi rosa? :-)

    RispondiElimina
  5. @ dada: la percezione dei colori nel cibo segue regole abbastanza generali, slegate dal carattere personale e più basate sulle regole ancestrali del "buono/non buono da mangiare"... e io non faccio eccezione!

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