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la quiete dopo la tempesta

In questi giorni sono stata lontana dal computer perchè ero eccezionalmente circondata da persone interessanti di solito lontane, a cui ho dedicato tutta la mia attenzione. Alcune di loro sono state ospiti anche a casa mia e, sapendo della predisposizione di una di loro in particolare per la cucina giapponese, avevo anche preparato una bella scorta di ingredienti adatti.

E' finta che abbiamo fatto i viaggi più impensati, dalle tisane svizzere alle salsicce ungheresi, dal miele abruzzese alla mortadella di Bologna, mentre alla fine l'unica cosa giapponese estratta dalla dispensa è stato un misero senbei, un biscottino salato che non ha avuto nemmeno il tempo di parlare...

Oggi questa casa silenziosa mi permette di raccogliere le idee e di cucinare una piccola cosa per me, crogiolandomi nell'allegria che questi passaggi veloci hanno lasciato nell'aria, anche se purtroppo l'accumulo di doveri tralasciati non mi da lo spazio sufficiente per far sedimentare tutto e parlare con calma e gusto di ciò che in mezzo a questo folle movimento è contato davvero. Verrà fuori con il tempo a poco a poco, per il momento invece di scrivere uso qualche minuto libero per cucinarmi i satoimo.

Si tratta di un tubero diffuso in Asia ed in Africa, da noi conosciuto come taro, tipico ingrediente delle preparazioni autunnali ed invernali giapponesi, di cui in Giappone esistono molte varietà e che viene prevalentemente stufato, cotto a vapore od usato nelle zuppe.

Questa stessa ricetta si può realizzare anche con patate, radici di loto, patate dolci, daikon, zucca o rape... Qui ho usato insieme taro e patate dolci. Le dosi della carne indicate sono tipicamente giapponesi perchè la sostanza è data dalle verdure, mentre la carne, costosissima, è intesa solo come insaporitore. In questo senso si può servire il piatto come piccolo antipasto caldo oppure come verdura di contorno ad una preparazione di carne o di uova e ne esce una mezza dozzina di porzioni, se si raddoppia invece la sola carne diventa un secondo in dose "all'italiana" per 3 o 4 persone.



Stufato giapponese di taro e patate dolci
300 gr. di taro
300 gr. di patate dolci
180 gr. di carne di manzo tritata (dose giapponese... in Italia anche il doppio)
300 ml. di dashi
2 cucchiai di olio di sesamo
2 cucchiai di sakè
2 cucchiai salsa di soja
1 cucchiaio di mirin
1 cucchiaio di zucchero

Sbucciare, lavare e tagliare a pezzi le patate dolci ed i taro mettendoli a bagno in acqua fredda a mano a mano che vengono pronti.

Scaldare l'olio di sesamo in un'ampia casseruola, versarci i tuberi ben scolati e farli dorare qualche minuto, fino a che il condimento è quasi tutto assorbito.

Unirvi la carne ben sbriciolata e lasciar cuocere a fuoco vivace fino a che si è tutta schiarita, quindi versarvi il dashi, coprire e portare a bollore.

Unire a questo punto zucchero e sakè, coprire di nuovo, abbassare la fiamma e lasciar stufare una decina di minuti, fino a che le verdure sono morbide ma ancora consistenti.

Unire la soja ed il mirin e cuocere scoperto a fuoco vivace fino a che il fondo si è quasi tutto consumato, quindi servire ben caldo.
  • rivoli affluenti:
  • Annual events of Japan and recipes of dishes (autore ed editore scritti solo in caratteri giapponesi... sorry!)

Commenti

  1. Che bello leggerti!
    Trovo splendido il tuo rivolgerti con fiducia alla rasserenante semplicita' della cucina giapponese per riordinare le idee e per ritrovare un po' di relax. La cucina giapponese ha sempre quell'effetto cosi' terapeutico, vero? Credo sia dovuto alla semplicita' degli ingredienti, alle forme, ai colori e al profumo degli ingredienti stessi.
    Per non parlare, poi, del piacere che si prova nello scegliere accuratamente il vasellame che valorizzera' ancor di piu' il piatto preparato.

    E' una cucina che, attraverso i suoi ritmi calmi ed equilibrati, riesce a trasmettere pace e tranquillita' non solo a chi prepara ma anche a chi, con te, condivide cio' che hai cucinato.

    Mi piace molto la ricetta che proponi e mi piace molto anche la maniera con cui hai presentato il piatto nelle foto!

    Ti mando un caro saluto dal Giappone,

    Marianna

    RispondiElimina
  2. Cara Acquaviva(bel nick davvero) sono davvero di corsa e non ho tempo di leggerti(lo farò) ma sono contenta d'aver trovato il tuo messaggio.
    Ieri pensavo al vostro we e mi ripromettevo di venirti cercare: ecco fatto!
    la comunicazione funziona!
    un abbraccio

    RispondiElimina
  3. @marianna: con le tue parole profonde hai saputo riassumere perfettamente i veri motivi che mi spingono a cucinare giapponese almeno un paio di volte a settimana. Ma non è che forse siamo nate in Italia per sbaglio?!

    @simonapinto: ciao e ben ritrovata! Vedi come è piccolo il mondo (del web) a volte...

    RispondiElimina
  4. Ci mancavano i tuoi post nippon-style!
    Avevo capito che eri impegnata ma guardavo il blogroll per vedere se e quando ti affacciavi...ed eccoti qui :)
    Mi piace molto la quiete dopo la tempesta...nella situazione descritta da te poi è l'ideale...quando mi ritrovo a ridere di un episodio appena trascorso o semplicemente guardando qualcosa che è fuori posto ma solo perchè a muoverlo è stata una piacevole invasione famigliare o di amici...
    Bravissima come sempre :)

    RispondiElimina
  5. Direi che la voglia di sfiziarti con la cucina giapponese sia rimasta insospesa, visto che le argomentazioni culinarie hanno abbracciato gusti di altri paesi :-)
    Hai soddisfatto a pieno il desiderio!
    Baci :-)

    RispondiElimina
  6. @gambetto: pensa all'enormità della mia soddisfazione, mentre "guardavo le cose fuori posto" accompaganta da un sottile profumino giapponese...

    @pagnottella: devo essere sincera fino in fondo?! In fondo un bel panino con la mortadella ha potere evocativo assolutamente analogo a quello di una buona preparazione giapponese! Molto sta nel gusto di fare le cose, prima ancora che nei sapori stessi degli ingredienti...

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  7. Hahahaha :DDDDDD
    PS
    Due commenti tuoi...due risate spontanee...THANKS

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  8. Anche in mezzo alla folla , è stato come passeggiare in un giardino giapponese . Sarà che ero insieme a te ? Grazie ancora . chiara

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  9. @chiara: a questo punto aspettati un condimento giapponese anche per la polenta!

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  10. è un po' che ingredienti giapponesi attendono, nella mia dispensa, di essere presi in considerazione... ed è un po' che dal medio oriente (culinario e mentale :)) mi prongo di andare più ad est...

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  11. @artemisia comina: invece io ogni volta che ti leggo mi rituffo con nostalgia prorpio in quei climi che tu bazzichi con tanta familiarità, e che hanno preceduto nella mia vita per lungo tempo questa "fase giapponese"...

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  12. una ricetta decisamente interessante, però non mi alletta tanto :)
    Quando ho letto la parte del milele abruzzese, mi è sorto il ricordo di un miele assaggiato due giorni fa, il miele di carrubo (da utilizzare per un panpepato). Non l'avevo mai assaggiato prima e sono rimasta molto sbalordità dall'aroma di questo miele. Hai mai avuto modo di mangairlo?

    RispondiElimina
  13. @aria: no, non l'ho mai assaggiato. In compenso ho mangiato le carrube, però raramente il miele ricorda il sapore della pianta da cui deriva, quindi non mi serve molto da orientamento... Di cosa sa?

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  14. il colore è molto scuro rispetto a qualsiasi altro miele, ha un sapore amarostico quasi, ma piacevole e le carrubbe si sentono proprio...è un sapore indescrivibile, credo che quel poco che ho messo sulla punta del cucchiaino non basti per descriverlo....meglio prenderne un altro pò :)

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  15. @aria: mi hai messo proprio curiosita! Grazie. Chiederò al mio spacciatore ufficiale di mieli abruzzesi di approfondire la questione...

    RispondiElimina

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