lunedì 29 ottobre 2012

l'ingrediente segreto

Elisa ha una vicina di casa che si chiama quasi come lei: Lisa. Le prime volte che, oltre la sottile parete che divide i due appartamenti, sentiva il marito dell'altra gridare ed insultare la moglie, le sembrava quasi di essere tirata in causa... Poi ha capito di aver frainteso il nome, anche se è certa di aver ben compreso la rabbia e la frustrazione di quella severa voce maschile.

I suoi vicini sono una coppia della ex "Italia da bere": ora ultrasettantenni, nei primi anni '90 vivevano in una grande villa in collina con quattro domestici al loro servizio. Lui era consulente amministrativo di famose società a livello nazionale, spesso lontano da casa per lavoro, Lisa invece svolgeva con grande diligenza ed efficienza la professione di "signora della buona società", impegnata a confermare il prestigio del marito attraverso ricevimenti ed eventi tutti all'altezza della situazione.

Queste cose le ha raccontate ad Elisa proprio la sua vicina qualche settimana dopo essersi trasferita nell'appartamento di fianco, quando si era presentata con una cesta di frutta per fare la conoscenza della nuova dirimpettaia e scusarsi per il caos lasciato sul pianerottolo dai traslocatori.

Con grande cortesia e modi eleganti, Lisa quel giorno aveva chiesto il permesso ad Elisa di poter collocare un'antica panca di famiglia nello spazio tra le loro due porte. Avevano dovuto vendere quasi tutto il mobilio quando avevano lasciato la villa, spiegava, e qualche pezzo a cui lei era affezionata  proprio non ci stava in questa nuova casa, molto più piccola della precedente. Ma a lei spiaceva troppo separarsi da alcuni pezzi, così aveva infilato un armadio del '700 in garage, una libreria ancora più antica nella soffitta e le avanzava proprio la cassapanca in cui le sue antenate riponevano la biancheria.

Chiacchierando si erano entrambe scoperte appassionate di cucina, tanto che nella famosa cassapanca Lisa conservava tutti i numeri de La Cucina Italiana da quando si era sposata fino a qualche anno prima, quando il tenore di vita della famiglia era drasticamente cambiato e non c'era più stata necessità di suggerire alla cuoca piatti raffinati con cui stupire degli ospiti, dato che di cene di gala non ne doveva organizzare più. E non aveva nemmeno più una cuoca a cui dare istruzioni, per inciso...

Alcuni errori professionali del marito lo avevano escluso dagli incarichi più prestigiosi e lui, nel tentativo di riprendere credibilità sul mercato, aveva investito tutti i loro risparmi in un'operazione che avrebbe dovuto testimoniare il suo acume. Ma le cose non erano andate come sperava. Così, oltre alla rovina finanziaria della famiglia, era subentrata per il marito una crisi depressiva che lo aveva portato a perdere sempre più contatto con la realtà, non solo professionale.

Lisa con il passare del tempo si è però adattata con grande dignità e semplicità alla nuova condizione, per lei assolutamente sconosciuta visto che è anche la sua famiglia di origine era sempre stata benestante. Elisa la vede sempre con un sorriso e, se non gliele raccontasse lei stessa, non potrebbe immaginarsi quanto Lisa fatichi per barcamenarsi ogni giorno per far quadrare i conti.

Lisa ed il marito infatti non hanno pensione. Probabilmente il marito, unico amministratore dei conti di famiglia da sempre, non aveva pensato che avrebbero potuto averne bisogno e non se ne era occupato. Ora la coppia vive con quei pochi soldi avanzati dalla vendita della villa e con un piccolo fondo di risparmio salvato dalla catastrofe, racconta Lisa, una piccolissima rendita che il marito le aveva predisposto anni prima "perché anche da anziana tu possa levarti i tuoi sfizi senza doverti sempre rivolgere a me".

Hanno preso l'abitudine di vedersi quasi ogni giorno nel tardo pomeriggio per un tè, Elisa e Lisa, quando la prima rientra dall'ufficio e prima che il marito della seconda ritorni dai suoi vagabondaggi pomeridiani. Ufficialmente per chiacchierare di gastronomia e per sfogliare insieme qualche rivista di cucina d'annata pescata a caso dalla panca sul pianerottolo, quella tra le loro porte. In realtà per diventare amiche.

E così Elisa conosce Lisa una goccia alla volta, viene a sapere della sua esistenza ritirata, trascorsa ad accudire un marito amareggiato e livido, che ogni tanto rifiuta di prendere i suoi medicinali e per qualche giorno sbrocca ed inveisce contro di lei. Come fosse proprio Lisa la responsabile, insieme a tutto il resto del mondo, della sfortuna professionale, della fragilità personale e del fallimento di un intero progetto di vita di un uomo che fino a poco prima si riteneva sicuro ed "arrivato".

Ma Lisa non si è persa d'animo e si è reinventata una vita. Non migliore o peggiore, come dice lei "ad un altro livello": risparmia sulla spesa ma cerca sempre di mettere in tavola qualcosa di invitante. Non frequenta più parrucchieri ed estetiste ma quando esce di casa è sempre curata e non le manca mai un velo di rossetto.

Non acquista più abiti nelle boutique del centro ma ha conservato del suo vecchio guardaroba alcuni pezzi di buona qualità, di quelli che non subiscono la moda, che le permettono di presentarsi in ordine quelle rare volte che incontra qualcuno. Non ha più personale di servizio ma è rimasta con loro in rapporti cordiali e continua ad informarsi per telefono delle loro vicende personali. Non ha mai ricevuto nessuna delle vecchie conoscenze da quando abita in questo appartamento ma accoglie volentieri in casa il ragazzino del piano di sotto che ha decisamente bisogno di ripetizioni di inglese ed è in rapporti cordiali con tutti i condòmini.

E ogni tanto prende il vecchio furgoncino che usava il giardiniere, unico mezzo rimasto loro, e sale di nuovo in collina, dove ha ancora accesso ad una striscia del terreno della villa. Il pezzo di parco più lontano dalla casa, dove lei ai tempi aveva fatto organizzare un piccolo orto ed un bel frutteto, è in verità un po' scosceso e per questo ai nuovi acquirenti della proprietà non interessa più di tanto. Così quando sono subentrati hanno pattuito con Lisa di cintarlo con una siepe e di lasciarle le chiavi di un cancelletto laterale, con l'accordo che lei  tenesse un po' in ordine il piccolo appezzamento in cambio del raccolto.

Oggi Luisa suona alla porta di Elisa con un cestino in mano pieno di cachi e di kiwi, come la prima volta che si sono conosciute. Le spiega che i kiwi sono acerbi e che devono essere messi a maturare fuori dal frigo insieme ad una mela. Invece i cachi sono decisamente maturi e dolci al punto giusto, quindi pronti da consumare subito.

Poi, invece di lamentarsi del mal di schiena che da giorni le impedisce quasi di camminare, si siede e le racconta la ricetta di un dessert a base di cachi, piatto per cui ai tempi molte delle sue amiche altolocate le avevano fatto i complimenti e di cui non erano riuscite ad indovinare l'ingrediente segreto. "Invece a te Elisa il segreto lo posso svelare perché non sei una che resta in superficie...  assaggiando lo scopriresti da sola. Quindi meglio che io me ne stia qua tranquilla e che fatichi direttamente tu a cucinare!"

E poi beve un sorso di tè e racconta come secondo lei non ci si debba mai scoraggiare quando le cose sembrano difficili perché ad ogni "livello di assestamento" corrisponde una sua forma di benessere, e che non bisogna avere mai paura dei cambiamenti perché, se sei buono dentro e positivo nei confronti della vita, l'evoluzione non può che farti bene.

"E poi nella vita non vai da nessuna parte senza un pizzico di pepe Elisa, quindi su col morale, via la stanchezza, finisci il tè e datti da fare! Anche perché ci vogliono un paio d'ore prima che la mia famosa mousse si rassodi, quindi comincia subito a preparare gli ingredienti. Qual è quello segreto?! Ma come: non l'hai capito? Ma se te l'ho appena detto..."


Spuma di arance cachi e pepe bianco
ingredienti per 4 persone:
2 cachi loti ben maturi (c.a 500 gr. di polpa netta)
1 arancia
1/2 limone
200 ml. panna da montare
9 gr. di gelatina in fogli
2 cucchiai di zucchero di canna (c.a 30 gr.)
pepe bianco al mulinello

Mettere a bagno la gelatina in acqua fredda per una decina di minuti.

Mondare i cachi eliminando picciolo, pelle ed eventuali grumi interni e frullarne la polpa con lo zucchero.

Spremere arancia e limone, scaldarne il succo al microonde per 20 secondi a potenza piena e sciogliervi la gelatina ben strizzata, mescolando con un frustino per evitare grumi.

Filtrare la spremuta alla gelatina e versarla nel frullato di cachi, quindi grattugiarvi finissima la scorza dell'arancia.

Montare la panna molto soda con una macinata leggera di pepe ed unirla al composto di cachi, mescolando delicatamente da sotto a sopra per non smontare la panna e, in base al gusto, aggiungere eventualmente ancora una leggera macinata di pepe.

Dividere il composto in 4 coppette, chiudere con pellicola trasparente e lasciar rassodare in frigo per almeno un paio d'ore.


Servire eventualmente con un decoro di scorza d'arancia.


PS: per una versione un po' meno "anni '90" si può eliminare la gelatina, sostituire la panna montata con della ricotta lavorata a spuma e lo zucchero semolato con tutto zucchero di canna. La crema resterà più leggera ma meno "stabile", quindi non conservabile fino al giorno dopo come invece è questa.
  • rivoli affluenti:
  • in realtà questa spuma non viene da un vecchio numero di La Cucina Italiana ma trae ispirazione da una mousse di cachi un po' più basica che avevo letto su Sale e Pepe del novembre 1990 (appunto!) e che all'epoca davvero mi sembrava molto chic...

4 commenti:

  1. Che bella storia...e penso sia utile per tanti da leggere! Meno male che c'è pepe nella vita :-)

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  2. Era parecchio tempo che non passavo di qui e non che non leggessi altri blog, magari l'ho fatto svogliatamente senza nemmeno commentare. Poi arrivo qui è scopro che mi mancava un pizzico di pepe per ritrovare smalto nel leggere, per avere nuovi spunti in cucina, per capire che ci sono lati positivi ad ogni livello :)))

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  3. bella la storia , ma davvero stuzzicante la ricetta. Brava come sempre!

    Il progetto Oasi l'ho sempre in mente, ma sono preso da mille cose e non trovo mai il tempo di cominciare a selezionare le immagini dalle vecchie diapo (come anche per il progetto del libro per Marco Polo).
    Che vuoi più uno ha poco da fare e meno tempo libero ha!

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  4. @taty: davvero meno male!!!

    @gambetto: e tutto ciò è un fior di complimento, detto da uno che il pepe nemmeno lo assaggia...

    @enrico: anche io sono davvero incasinata quest'anno, come si vede anche dal ridotto numero di post che riesco a pubblicare. Ma il progetto Oasi è sempre lì ad occhieggiare, per ricordarmi che le fasi creative e produttive della vita prima o poi possono anche tornare!

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