giovedì 17 gennaio 2013

cucina orientale amore mio

Per riprendere il filo della mia passione per la cucina orientale qui sul blog non serviva molto. A dir la verità non ho mai smesso di cucinare giapponese o simili per me nel quotidiano, ma mi sono resa conto che davvero da un bel po' non fotografavo e pubblicavo piatti orientali, dedicando spazio a preparazioni prevalentemente della tradizione italiana con la stessa frequenza che fino a qualche mese fa mi era consueta per la cucina asiatica.

I motivi sono diversi. Da una parte è davvero poco il tempo che ultimamente ho potuto dedicare al piacere di pensare al blog, con conseguente rarefazione delle pubblicazioni, che da una media di circa un paio a settimana sono diventate forse nemmeno un paio al mese.

Poi si sono modificati gli appuntamenti fissi del blog stesso: concluso il mio viaggio gastronomico sulle tracce di Marco Polo che mi portava inevitabilmente dentro le cucine d'Oriente, ho seguito con costanza le orme dell'MT Challenge e, più di recente, di Salutiamoci, due appassionanti raccolte mensili di ricette a tema, che per motivi diversi spingono entrambe a confrontarsi prevalentemente con ingredienti locali e piatti della tradizione italiana.

I due fattori sommati hanno di fatto decimato le proposte di pura fantasia che (per mia intrinseca natura) propendevano per l'orientale, mutando leggermente in apparenza lo stile del blog. Blog che però, nella realtà dei fatti, non ricalca esattamente la mia vita reale, la quale invece si è negli ultimi mesi davvero "farcita" di Oriente.

Il terzo motivo dunque, forse quello più condizionante di tutti, è che ultimamente avevo ancor meno voglia del solito di raccontare qui la mia vita reale. Perché, indipendentemente dalla volontà oggettiva dell'autore, la vita reale filtra indirettamente nel blog, attraverso parole e ricette che spesso parlano d'altro ma sotto sotto riflettono stati d'animo, umori e vicende personali di cui nel blog preferisco non occuparmi.

Ma l'Oriente concreto è talmente dirompente nel quotidiano che ho finito per rinunciare ad arginarlo, e di nuovo prende spazio nel blog quasi da solo, come se non se ne fosse mai andato. Posso farci qualcosa? No, e di fatto è meglio così...

E allora, tra le cose orientali della mia vita reale che mi diverte menzionare qui, c'è la collaborazione ad una pubblicazione "vera", che anche di cucina asiatica e fusion tratta, affrontando l'argomento in modo informale e leggero ma con nascosti tra le pieghe alcuni dettagli autentici e preziosi dello spirito della cucina all'orientale: il libro di Babs...


Uscito a metà novembre, oggi ho finalmente modo di sfogliarmelo con un pochino di calma, ritrovando nel profumo della sua carta patinata il gusto delle giornate convulse e delle nottate interminabili nascoste dietro le quinte di un lavoro importante. E insieme ritrovo gli aromi che pervadevano la cucina, la soddisfazione mettere in contatto persone che poi riescono davvero a collaborare in maniera reciprocamente costruttiva, l'emozione di veder fotografati in modo professionale oggetti e gesti fino a quel momento per me semplicemente domestici.

A livello di immagine è sotto gli occhi di tutti: non c'è paragone tra chi gestisce un blog amatoriale per semplice diletto, come me, e chi del food  fa una vera professione. Ad esempio: vogliamo mettere la foto di copertina del libro con il tristissimo ritratto di quel mio stesso wok scattato artigianalmente per questo spazio senza pretese?!

Ma è stata proprio questa la leva che mi ha fatto tornare a sentire l'irrefrenabile necessità di mettere di nuovo a nudo sul blog la cucina orientale che mi accompagna ogni giorno nella vita reale: è un peccato rimanga in sordina una cosa che mi appassiona tanto. Meriterebbe di essere illustrata meglio, senza dubbio, e qui dentro io continuerò comunque a non essere professionale, ma lo scollamento tra il mio quotidiano e quel che appare nel blog al momento può finire. Almeno per quanto riguarda le ricette.

E per tornare ad infondere il profumo d'Oriente che è parte di me anche nel blog, profumo risvegliato in tutta la sua proprompenza dalla pubblicazione "vera" di alcune sue piccole gocce, riparto proprio con una ricetta da wok, con gnocchi cinesi, brodi giapponesi, arachidi tailandesi, maiale italiano e tecnica mista. Una di quelle ricette fotografate pessimamente. Una di quelle che nel libro non ci sono...


Gnocchi di riso invernali con coppa, arachidi e verza caramellata
per 2 persone come piatto unico, per 4 in una cena orientale di varie portate:
200 gr. di gnocchi di riso
4 fette da 1 cm. di coppa di maiale (poco più di 200 gr.)
1 piccolo porro
5 o 6 foglie di verza
2 cucchiai di arachidi sgusciate
2 cucchiai di salsa di soja1/2 cucchiaio di zucchero
1/2 bicchiere di brodo dashi
1 cucchiaio olio sesamo
2 cucchiai olio arachidi
pepe nero al mulinello

Mettere a bagno gli gnocchi di riso in abbondante acqua fredda per 36 ore, scolarli sciacquandoli sotto l'acqua corrente poco prima di iniziare la preparazione e lasciarli in attesa nel colapasta. In alternativa si possono lasciare in ammollo 8-12 ore e poi lessare all'ultimo momento, ma così restano più sodi e compatti.

Tagliare il porro a rondelle sottili e la verza a julienne; tagliare la coppa a striscioline larghe un dito; preparare anche tutti gli altri ingredienti dosati a portata di mano vicino al fornello.

Tostrare le arachidi nel wok ben caldo senza condimento, quando sono dorate versarle in una ciotolina e mettere nel wok l'olio d'arachidi, facendolo scaldare.

Saltare porro e verza nell'olio caldo per un paio di minuti, quindi unire il brodo dashi e lo zucchero e cuocere a fuoco vivace, mescolando spesso, fino a quando le verdure saranno belle morbide.

Unire la coppa e lasciarla sbiancare su tutti i lati, aggiungere poi la salsa di soja e l'olio sesamo e cuocere ancora a fuoco vivace un paio di minuti.

Unire a questo punto gli gnocchi e cuocere ancora per due o tre minuti, fino a che gli gnocchi sono morbidi ed il fondo è diventato una salsa ristretta e caramellosa.

Unire le arachidi tostate, pepare leggermente, dare una mescolata e spegnere, servendo subito ben caldo.

  • rivoli affluenti:
  • ringrazio Babs per avermi coinvolta in quello che è diventato: Barbara Torresan (& friends), Wok amore mio, Guido Tommasi Editore, 2012, ISBN 978-88-96621-837

8 commenti:

  1. Umami a go-go!
    Qui con noi abbiamo una splendida chef giapponese, anzi, in realtà due, la seconda è una sommelier adesso in "trasferta" e lei questo brodo dashi proprio ce l'ha nel sangue.
    L'ho vista prepararne svariate versioni ed adattarle e piatti decisamente legati al nostro territorio, ad esempio al nostro pescato .... ..sempre con ottimi risultati!

    Un saluto ligure

    Fabiana

    RispondiElimina
  2. W l'Asia e la cucina asiatica!
    approvo al 100% il ritorno del blog verso luoghi asiatici, che sai raccontare in modo sublime con parole e sapori. Anch'io sono molto affascinata dall'Oriente in tutte le sue dimensioni... quest'estate probabilmente volo verso il Giappone!
    Parlando di cucina... grazie per le dritte sugli gnocchi di riso. Io mi ci sono cimentata due volte, ma quando li metto in padella mi si spappolano... perché?
    Un'altra cosa che mi tormenta: dove trovo il brodo dashi? O meglio dove cerco il preparato? Ho battuto Coop e naturaSì della città dove abito ma nulla... So che si può anche fare con kombu e katsobuochi... ma dove trovo il secondo ingrediente? qualche dritta? Intanto grazie per tutto quello che vuoi condividere con noi lettori!
    Francesca (quella di Rodari..)

    RispondiElimina
  3. E adesso voglio a tutti i costi gli gnocchi di riso...

    RispondiElimina
  4. Adoro gli gnocchi di riso, li ho scoperti poco tempo fa e me ne sono innamorata... Ma non quanto leggerti ;-) Un abbraccio tipicamente triestino, va bene?

    RispondiElimina
  5. @fabiana: esatto, la cucina giapponese è ricca di armonia e di rispetto. Senti ma... mi adotti?!

    @francesca: se vuoi lessare gli gnocchi devi solo scottarli in acqua bollente e raffreddarli in acqua fredda, quindi unirli alla padella del condimento per non più di 30 secondi, spadellando per mescolare senza l'uso di un mestolo, così restano più integri. Ma mi sembra molto meno faticoso semplicemente lasciarli a bagno più a lungo, in modo che poi resistono meglio anche in padella restando sodi.
    Il dashi granulare lo trovi nei negozi di alimenti orientali abbastanza facilmente, almeno a Milano e Roma dove mi capita più spesso di fare acquisti. Se sei vicina a una delle due città ti do gli indirizzi esatti. Il katzuobushi invece è meno diffuso, ma sempre ai negozi asiatici devi rivolgerti. Se non ne hai in zona chiedi ad un ristorante giapponese se te ne da un po' del suo... L'alga kombu è invece più diffusa perchè la trovi facilmente anche nei negozi di macrobiaotica e in quelli di alimenti bio.

    @fantasie: questi della ricetta per comodità sono quelli confezionati secchi, ma si trovano anche freschi e puoi pure farteli a casa. Attenta: qui si entra in un tunnel davvero pericoloso!

    RispondiElimina
  6. @libera: gli abbracci triestini vanno davvero benissimo!!! Tu ne accetti uno varesino?

    RispondiElimina
  7. grazie a te Annalena, per tutto.
    :)

    RispondiElimina