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sale e zucchero

Quando Nilde compie dodici anni i genitori le organizzano una bella festa di compleanno. La mamma per la verità non è mai stata particolarmente affettuosa, fa la maestra ed è abituata a trattare i bambini severamente. Ma questa volta la sorprende e la domenica a pranzo le fa trovare i parenti riuniti, con gli zii che arrivano da lontano e le portano una torta alla panna (la sua preferita!) e la nonna che le regala un album e le matite per colorare.

A fine pranzo però, quando tutti si accommiatano, la zia rimane. Lei e la mamma hanno confabulato per tutto il tempo ed ora le si parano davanti insieme, mentre il papà si rifugia in poltrona a nascondersi dietro il giornale, e... "Nilde vieni, dobbiamo spiegarti una cosa adesso che sei abbastanza grande" le dicono.

Partono da uno strano racconto di api e fiori, poi proseguono spiegandole che quando mamma e papà si erano sposati avrebbero tanto voluto dei figli, che però non venivano. La zia allora, che amava molto la sorella, si era offerta di dare loro il bambino che aveva nella pancia. 

Così mamma e zia erano andate per qualche mese in un altro Paese, dove la zia tuttora vive, e poi la mamma era tornata a casa con la piccola Nilde e delle carte che dicavano che era proprio figlia sua e di papà. 

Adesso che è quasi una signorina, però, la zia crede sia giusto che Nilde sappia che è uscita dalla sua pancia, quindi anche se è sempre cresciuta con mamma e papà è un po' pure figlia dei suoi zii...

Nilde non capisce esattamente subito quello che hanno tentato di spiegarle, e poi decide che in fondo non le importa nemmeno e lascia passare il tempo e fa finta anche di dimenticare tutto questo strampalato discorso.

Poi però succedono un sacco di altre cose, tutte nell'arco di pochi anni: mamma e papà si separano, papà le presenta una nuova fidanzata; agli zii nasce una nuova figlia, a cui poco dopo viene diagnosticata la sindrome di Down e da quel momento la zia viene a trovare Nilde sempre più spesso e le chiede se non vuole andare ad abitare con loro; mamma trova un nuovo marito e vorrebbe mandarla a stare con papà...

Insomma: Nilde ha quindici anni, tre mamme e tre papà e non ha voglia di abitare con nessuno di loro... Si trasferisce dalla nonna, termina la scuola da segretaria e comincia a lavorare in uno studio medico. Vede i sei genitori raramente, in genere tutti insieme per Natale o qualche compleanno, ma non è mai lei ad andare a trovare nessuno di loro.

Al lavoro conosce Piero, che è molto più grande di lei, è medico ed è sterile. Lei è felice di tutte e tre le cose e lo sposa. Dopo due anni scopre che non solo lui l'ha tradita, ma che l'amante è pure rimasta incredibilmente incinta. Piero va a vivere con l'amante ed anche qui nasce una figlia femmina e con la sindrome di Down. 

Piero non sa che fare con la bambina, con l'amante e con lei, forse vuol pure tornare. Ma Nilde non ci sta. Trova una casetta sua, cambia lavoro, chiude il capitolo. Conosce Adriano, persona sensibile e gentile, e lo lascia entrare nella sua vita. Cerca di non dedicarsi troppo all'amore, si concentra sulla carriera ed arriva ad alte vette. Tutto sommato sembra esserci una specie di strano equilibrio in tutta la situazione.

Dopo qualche tempo Adriano entra in crisi e un giorno fa le valigie e si trasferisce in una comune sperduta nelle campagne, con la sua sensibilità, i suoi nuovi valori esistenziali e le sue sigarette aromatizzate da condividere con un'altra dozzina di poeti come lui.

Nilde, oramai affermata professionista, se ne fa una ragione. Incontra Cesario, lo tiene sulla corda a lungo, poi capitola e ci fa due figli. Con sua immensa sorpresa entrambi maschi, entrambi senza particolari patologie. E Nilde si sorprende pure che trascorrano anni e anni senza drammi e senza cambiamenti. E vive di gratitudine nei confronti di Cesario

E poi si accorge che è sbagliato. E che lei merita una vita di felicità, non di gratitudine. Cesario capisce, si separano e lui va a vivere altrove, anche se continua a fare da padre e da uomo di casa. Abdica solo come marito e Nilde sa di aver trovato almeno una persona intelligente nella sua vita, peccato non essersene davvero innamorata.

Ora è il figlio maggiore che si sposa. Nilde sta compilando con lui e la giovane fidanzata l'elenco degli invitati e nel decidere i posti in chiesa si ritrova a riflettere che anche lei ha messo in fondo i figli nella condizione di avere tre padri, in un certo senso

Si accorge di essere diventata grande senza forse in fondo sapere l'amore poi davvero cosa sia. E che la sua vita è stata un misto di sale e zucchero senza che lei mai capisse quale ne fosse il gusto pieno, quello buono per lei. 

E che forse, nonostante la sua sembri un romanzo d'appendice, lei la vita non se l'è davvero mai vissuta. E che nemmeno saprebbe cominciare ora. Pazienza. Se l'è detto ogni volta che riprendeva da capo il suo percorso e lo pensa anche ora: pazienza, non fa niente...

Lascia i ragazzi alle loro liste e se ne va in cucina, spalanca la finestra sul prato fiorito, si accorge di non avere panna per prepararsi la torta che voleva. Non importa. Nilde si cucina una cosa dolce e salata. Ricetta che più semplice non si può. Come il suo modo di prendere la vita.


Semplici fiori di zucca in pastella di ceci

ingredienti per 2 persone:
6 o 7 fiori di zucca
1 uovo
1 cucchiaio e 1/2 di farina di ceci
1/2 tazza di olio di arachidi
sale
zucchero

Sbattere l'uovo insieme alla farina di ceci in modo da ottenere una pastella abbastanza consistente e lasciar riposare coperto.

Mondare i fiori di zucca, tagliarli in due per in lungo ed eliminare i pistilli centrali e le foglioline verdi appuntite sull'esterno e immergerli nella pastella, mescolando con delicatezza perché se ne rivestano su tutti i lati.

Scaldare l'olio in un tegamino dai bordi alti e tuffarvi pochi fiori per volta, in modo che siano ben coperti di olio e la pastella si possa gonfiare leggermente.

Quando sono croccanti e dorati, ci vorrà meno di un minuto, scolarli su carta assorbente e friggere pochi per volta gli altri fiori.

Servire subito ben caldo spolverizzato con un pizzico appena di sale ed un pizzico altrettanto leggero di zucchero.



Un incrocio tra il tenpura giapponese ed i pakora, le frittelle di verdure indiane in pastella di farina di ceci. Si può anche speziare la pastella con profumi indiani o giapponesi, miscelare spezie a sale e zucchero, creare una salsina agrodolce speziata di accompagnamento. O lasciare tutto così com'è, semplice. Dolce e salato.

  • rivoli affluenti:
  • nessun libro. L'incontro con un gruppetto di amiche, i racconti di ognuna, la vita di tutte e di nessuna. E una vita come quella di Nilde c'è davvero.

Commenti

  1. E' difficile uscire con certezze da un racconto di questo genere.
    Quanta fatica dietro ad una vita dolce e salata...
    ...Ma è un po' la vita di tutti???
    Per qualcuno è un po' più dolce?
    Per qualcun altro è un po' più salata?
    L'importante è affrontarla, la vita

    RispondiElimina
  2. @giulietta: non conosco vite che non siano faticose. Hai ragione: l'importante è starci dentro con convinzione e, ognuno a proprio modo, con semplicità.

    RispondiElimina
  3. Accidenti che vita complicata, eppure evidentemente il mondo è pieno di queste storie che sembrano romanzi!

    RispondiElimina
  4. @enrico: più che un romanzo questa davvero è una vera e propria saga...

    RispondiElimina

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