lunedì 2 settembre 2013

beata ingenuità...

Agli albori di tutto, quando a vent'anni mi credevo "migliore" (sic!) perché mi divertivo a leggere e sperimentare di cucina invece di passeggiare sul corso con i miei coetanei o sdilinquirmi dietro le foto dei cantanti, mi faceva sentire particolarmente speciale pensare di capire qualcosa di cucina cinese.

Avevo assaggiato involtini primavera, maiale in agrodolce e poco altro in uno dei primi, allora rari, ristoranti cinesi di Milano e, letti un paio di libri in merito, pensavo di aver capito tutto della vita e di possedere una vera sapienza orientale, soprattutto culinaria.

Quando scoprii che anche il fidanzato di mia sorella aveva un libro di ricette cinesi mi sentii parte di una sorta di clan di eletti e perorai a tutto spiano la sua causa con lei. Lui finì poi per sposarsela, mia sorella. Indipendentemente dalle ricette cinesi e pure dal mio affettuoso supporto, a dire la verità...

Una delle soddisfazioni derivanti per me da questo evento fu che potevo finalmente chiacchierare anche di cucina etnica con qualcuno che non mi prendeva per un'assoluta pazza... Mi fotocopiai parzialmente il suo libro (una delle prime edizioni su cartapaglia, genere che per un periodo è stato tanto di moda) e me lo studiai come una terza bibbia, da affiancare alle due che già ritenevo di possedere.

Beata ingenuità... Con il senno del poi devo dire che il suo testo, nonostante fosse di un'autrice italiana, era molto più credibile dei due in mio possesso. Il che la dice lunga su quanto fossi stupida pensando di aver capito qualcosa di cucina cinese: ho continuato ad approfondire e a praticare per anni e anche ora a malapena mi rendo conto di quanto poco io ne sappia!

Della trentina di ricette fotocopiate (ai tempi avevo anche questo difetto: non mi preoccupavo dell'integrità dell'informazione) una in particolare mi è rimasta impressa negli anni: i cosiddetti "biscotti cinesi" che il mio futuro cognato seppe aggiungere alle numerose frecce al suo arco per conquistarsi definitivamente la fidanzata.

Non so se si tratti davvero di una ricetta "tipicamente cinese" e per la verità non si tratta nemmeno di biscotti: così li chiamava mio cognato ma sul libro di cartapaglia (che "ovviamente" non cita alcun nome in cinese) sono definiti molto occidentalmente bastoncini di roastbeef con semi di sesamo

Nella ricetta originale (cioè quella riportata nel libro di mio cognato) questi bocconcini sono preparati con carne di manzo e panati con solo sesamo; immagino fossero da servire come snack. Si prestano per un secondo sostanzioso, per uno sfiziosissimo aperitivo o anche come fingerfood per una serata a tema... "orientale ma non troppo".

Facilissimi e veloci, la marinata dona loro un gusto dolce-salato da urlo. Prima o poi indagherò anche l'origine ed il nome esatti dell'eventuale piatto tradizionale cinese che possa essere servito da ispirazione per questi biscotti di sesamo. Ad ogni modo in questa veste li ho ereditati e per ora così continuo a prepararli, con poche mie varianti personali. Al di là di ogni altra considerazione, ancora "ingenuamente".


Bocconcini croccanti di maiale "alla cinese"
ingredienti per 4/12 persone:
600 gr. di lonza di maiale
1 uovo
2 cucchiai di salsa di soia
1 cucchiaio di sakè
1 cucchiaio di amido di mais
1 cucchiaio di zucchero
3 cucchiai di panko*, pangrattato giapponese

2 cucchiai di semi di sesamo
4  o 5 cucchiai di olio di arachidi

Tagliare la lonza a fette di circa 5 mm. e poi a strisicoline da 2 x 4 cm.

Sbattere l'uovo insieme a soia, sakè, zucchero e amido di mais fino a che lo zucchero e l'amido si sono perfettamente sciolti. 

Mescolare la carne all'uovo, coprire e lasciar riposare una ventina di minuti, in modo che i bocconcini si insaporiscano bene.

Miscelare in un vassoio il pane con i semi di sesamo e passarci i boccincini senza scolarli troppo, in modo che se ne rivestano sui due lati (se si ha fretta si può aumentare un po' la dose di pane e sesamo e versarli direttamente sulla carne, mescolando velocemente e friggendo poi subito). 

Scaldare l'olio in un largo tegame e dorarci i bocconcini in un solo strato, voltandoli dopo un minuto o due quando hanno fatto una crosticina croccante e scolandoli su carta da cucina a mano a mano che si dorano anche sull'altro lato.

A seconda che si servano come pietanza o come fingerfood, foderare di insalata delle piccole ciotoline o dei piatti individuali, condirla con uno spruzzo di aceto nero cinese (o di balsamico) e appena un filo di olio, e distribuirvi i bocconcini. 

Questi "biscotti cinesi", che sono ottimi sia caldi che e temperatura ambiente, costituiscono inoltre un'ottima nota croccante in una insalata mista o per accompagnare dei piatti di riso bianco o verdure orientali.


(* Il panko è un pangrattato giapponese è particolarmente leggero e arioso. Lo si può sostituire grattugiando la mollica del pancarrè, prima tostato quel che basta ad indurirlo ma senza farlo colorare.) 
  • rivoli affluenti:
  • ovviamente il libro di mio cognato: Agostina Carnevale Maffè, Cucina Cinese, La Spiga, 1985.

2 commenti:

  1. Deliziosi davvero...un piatto da "conquista"! E pensare che ho ancora da parte un libro di cucina cinese comprata dai miei in Cina alla fine degli anni '80...peccato che molti ingredienti siano di difficile reperibilità e mettano l'msg in tutto

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  2. @isabel: grazie! In realtà, anche se pure io preferisco spesso sostituirlo con sale o soia, a quanto pare il glutammato non è poi così dannoso come racconta la leggenda, come spiega autorevolmente Dario Bressanini qui: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/04/miti-culinari-3-la-sindrome-da-ristorante-cinese/

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