mercoledì 26 novembre 2014

muffin di pane e patate per la piccola fiammiferaia

La favola che mi commuoveva sempre da bambina, quella che andavo a cercare da sola sul librone delle fiabe quando ancora non sapevo leggere per guardarne le immagini. 

Entravo nella storia e intanto pensavo di essere fortunata a leggerla stando al calduccio in casa, non fuori, scalza sotto la neve, sola proprio a Natale. 

Pensavo anche che la la bimba affamata fosse un'eccezione, che non fosse realmente possibile che davvero tante persone guardassero banchetti altrui da esclusi, senza potervi  partecipare.



La realtà, crescendo, si è rivelata più simile alla favola di quanto credessi, senza nemmeno la redenzione di una nonna amorevole che in qualche modo porta calore e consolazione. 

Oggi non guardiamo proprio il banchetto delle feste da fuori la finestra ma pochissimi sono sicuri di potersi sedere davvero a tavola in tutta tranquillità. 

Per questo MTC che lega la ricetta ad un'emozione letteraria non posso che preparare i miei muffin con ispirazione danese, come erano Andersen e la sua piccola fiammiferaia, ma certamente non con l'oca arrosto: gli ingredienti sono solamente quelli poveri, che ci si sarebbe potuti portare a casa magari vendendo qualche scatola di fiammiferi...



E che con la magia di un po' di cura avrebbero potuto trasformarsi, se non proprio in un banchetto, certamente in un piatto da favola, semplice e gustoso come gran parte del cibo danese del 1848 e pure di oggi.


Muffin di pan di segale, patate e maionese, con insalata di uova

per circa 24 stampini da 5 cm:
300 g di farina 00 
250 g di patate a buccia rossa
100 g di formaggio Danish Blue (oppure gorgonzola duro)
60 g di pane di segale (al netto della crosta)
1 piccola cipolla
2 uova
160 ml di latte
140 g di panna acida (o yogurt denso)
85 g di burro
80 g di maionese homemade
1 cucchiaino di aceto di mele
8 g di lievito in polvere per salati
3 g di bicarbonato
1 cucchiaino di aneto
sale
pepe bianco al mulinello

per il pane di segale homemade:
(dosi per uno stampo a cassetta da 13x23 cm)
600 g di farina di segale
130 g di farina 00 (più 1 presa per la spianatoia)
35 g di lievito di birra fresco
1 cucchiaio e 1/2 di melassa scura (o di miele)
1 cucchiaino di sale
burro per lo stampo

per l'insalata di uova:
(dosi per 2 o 3 persone)
2 uova
2 cucchiai di maionese homemade
1/2 cucchiaio di erba cipollina tritata
1 cucchiaino di aneto
2 cetriolini sott'aceto
sale
pepe bianco al mulinello

per la maionese homemade:
dosi e procedimento qui, in questo caso sostituendo 1 cucchiaio di aceto con 1 cucchiaio di succo di limone.

Per il pane intiepidire circa 500 ml di acqua, sciogliere il lievito in un bicchiere di quell'acqua tiepida e poi diluirlo nel resto dell'acqua insieme alla melassa.

Setacciare le due farine con il sale e versarvi l'acqua, mescolare bene e poi lavorare con energia su una spianatoia infarinata per una decina di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, uniforme ed elastico.

Imburrare lo stampo a cassetta, disporvi l'impasto, coprire con un canovaccio e lasciar lievitare un paio di ore in luogo tiepido.

Infornare sul ripiano basso a 180 °C e cuocere per circa 1 ora e 40-45 minuti, quindi sformare il pane, avvolgerlo in un telo pulito e lasciarlo perfettamente raffreddare su una gratella. 

Chiuderlo in un sacchetto di carta dentro un sacchetto di plastica e lasciar riposare almeno 24 ore prima del consumo.

Per i muffin mettere lo stampo fuori dalla finestra per un'oretta (o in frigo, per chi a novembre non ha 5 °C come temperatura media esterna). 

Cuocere le patate a vapore (io nel microonde a 900 w per 9 minuti) oppure lessarle con poco sale; sbucciarle, passarle allo schiacciapatate (si ottengono circa 170 g di purè) e lasciar raffreddare.

Sbriciolare il pane e tritare finemente la cipolla. Fondere 15 g di burro, appassirvi la cipolla, unire il pane e farlo insaporire a fiamma alta fino a che il burro è tutto assorbito ed il pane risulta asciutto e comincia a profumare di tostato ma è ancora morbido.

Salare leggermente, spegnere, se si vuole un composto non molto rustico frullare (io qui no) e lasciar raffreddare.

Nel frattempo per l'insalata di accompagnamento rassodare le uova, sgusciarle, tagliarle a dadini. Tritare finemente i cetriolini e mescolarli con le uova al resto degli ingredienti. Coprire e conservare in frigo fino al momento di servire.


Sciogliere il resto del burro o fuoco bassissimo (io al microonde a 900 w per 50 secondi) e lasciar raffreddare. Intanto scaldare il forno a 190 °C statico.

Setacciare la farina con lievito e bicarbonato. Sbriciolare finemente il Danish Blue ed unirlo alla farina insieme con il pane rosolato, l'aneto, un pizzico di sale, una macinata di pepe.

Battere le uova con la panna acida, il latte, l'aceto ed il burro fuso e diluirvi il purè di patate. Versare la miscela di uova nell'impasto secco e mescolare con 10 giri di cucchiaio per amalgamare grossolanamente gli ingredienti.

Versare velocemente negli stampi fino a raggiungere il bordo, infornare sul ripiano centrale, abbassare la temperatura a 180 °C e cuocere per circa 30-35 minuti. Sformare i muffin quando si è formata una bella cupoletta dorata ed uno stecchino infilato al centro esce pulito. 


Far riposare gli stampi su una gratella per 5 minuti, quindi sformare i muffin e servirli tiepidi (oppure lasciarli raffreddare completamente su una gratella), accompagnati con l'insalata di uova.

...

Per chi non la ricordasse:


Era l'ultimo giorno dell'anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada con la testa e i piedi nudi. 


Quando era uscita di casa, aveva ai piedi le pantofole che, però, non aveva potuto tenere per molto tempo, essendo troppo grandi per lei e già troppo usate dalla madre negli anni precedenti. Le pantofole erano così sformate che la bambina le aveva perse attraversando di corsa una strada: una era caduta in un canaletto di scolo dell'acqua, l'altra era stata portata via da un monello. 


La bambina camminava con i piedi lividi dal freddo. Teneva nel suo vecchio grembiule un gran numero di fiammiferi che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte. Per la piccola venditrice era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote. La bambina aveva molta fame e molto freddo. 


Sui suoi lunghi capelli biondi cadevano i fiocchi di neve mentre tutte le finestre erano illuminate e i profumi degli arrosti si diffondevano nella strada; era l'ultimo giorno dell'anno e lei non pensava ad altro! 


Si sedette in un angolo, fra due case. Il freddo l'assaliva sempre più. Non osava ritornarsene a casa senza un soldo, perché il padre l'avrebbe picchiata. Per riscaldarsi le dita congelate, prese un fiammifero dalla scatola e crac! Lo strofinò contro il muro. 


Si accese una fiamma calda e brillante. Si accese una luce bizzarra, alla bambina sembrò di vedere una stufa di rame luccicante nella quale bruciavano alcuni ceppi. Avvicinò i suoi piedini al fuoco... ma la fiamma si spense e la stufa scomparve. 


La bambina accese un secondo fiammifero: questa volta la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola ricoperta da una bianca tovaglia sulla quale erano sistemati piatti deliziosi, decorati graziosamente. Un'oca arrosto le strizzò l'occhio e subito si diresse volando verso di lei. La bambina le tese le mani... ma la visione scomparve quando si spense il fiammifero. 


Giunse così la notte. "Ancora uno!" disse la bambina. Crac! Appena acceso, s'immaginò di essere vicina ad un albero di Natale. Era ancora più bello di quello che aveva visto l'anno prima nella vetrina di un negozio. Mille candeline brillavano sui suoi rami, illuminando giocattoli meravigliosi. 


Volle afferrarli... il fiammifero si spense... le fiammelle sembrarono salire in cielo... ma in realtà erano le stelle. Una di loro cadde, tracciando una lunga scia nella notte. La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta. La vecchia nonna le aveva detto spesso: Quando cade una stella, c' è un'anima che sale in cielo". 


La bambina prese un'altro fiammifero e lo strofinò sul muro: nella luce le sembrò di vedere la nonna con un lungo grembiule sulla gonna e uno scialle frangiato sulle spalle. Le sorrise con dolcezza.


- Nonna! - gridò la bambina tendendole le braccia, - portami con te! So che quando il fiammifero si spegnerà anche tu sparirai come la stufa di rame, l'oca arrostita e il bell'albero di Natale.

La bambina allora accese rapidamente i fiammiferi di un'altra scatoletta, uno dopo l'altro, perché voleva continuare a vedere la nonna. I fiammiferi diffusero una luce più intensa di quella del giorno.


"Vieni!" disse la nonna, prendendo la bambina fra le braccia e volarono via insieme nel gran bagliore. Erano così leggere che arrivarono velocemente in Paradiso; là dove non fa freddo e non si soffre la fame! 

Al mattino del primo giorno dell'anno nuovo, i primi passanti scoprirono il corpicino senza vita della bambina. «Ha voluto scaldarsi» commentò qualcuno vedendo i fiammiferi arsi, ma nessuno poteva sapere le belle cose che lei aveva visto, né in quale chiarore era entrata con la sua vecchia nonna, nella gioia dell'Anno Nuovo! 

Con questa favola ricetta partecipo all'MTC di novembre a base di muffin lanciato da Franci di Burro e Zucchero.

  • rivoli affluenti:
  • Hans Christian Andersen, "La piccola fiammiferaia" in Nuove Fiabe, 1848
  • l'immagine della piccola fiammiferaia è presa da qui
  • la foto dello smørrebrød classico di pane e patate è presa qui

12 commenti:

  1. Oddio la piccola fiammiferaia...Mi hai riportato alla mia infanzia!
    Pure io l'ho letta tantissime volte e, prima, me la facevo leggere da mia mamma.
    Una fiaba davvero toccante e non potevi rappresentarla in modo migliore.
    Complimenti!

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  2. Non sai quanti pianti ci abbia fatto, lettrice avida e precoce, ogni volta che la riprendevo in mano.
    Sei sempre un altro pianeta, non posso dirlo in altro modo :)

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  3. Che bella interpretazione di una favola toccante..
    Bravissima, mi piacciono proprio...

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  4. Che favola meravigliosa, voglio tornare bambinaaaaaaaaaaaaaaa e non perdermene nemmeno una.Questi muffins sono davvero golosi e ispirati. bellissima l'idea di ingredienti "poveri" anche se io li mangerei tutti i giorni, se potessi permettermi di abbandonarmi ogni giorno alla golosità più sfrenata.

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  5. Una bellissima favola, la ricordo con amore perché alla recita dell'asilo ero proprio io quella piccola fiammiferaia.
    Un muffin interpretato in maniera eccelsa, ingredienti poveri e che, chiudendo gli occhi, richiamano perfettamente l'idea di fondo e tutti i collegamenti con l'opera.
    Bravissima!

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  6. No, dai...hai scelto la favola più crudele che sia mai stata scritta: mi intristiva così tanto da bambina che credo, una volta adulta, di non averla mai raccontata a mia figlia...
    Te la perdono giusto perchè è una bella scusa per questa ricetta povera che ti rubo al volo...!
    p.s. giusto per la cronaca...da te mi sarei aspettata la favola del giovane sig Hu, con un bel mini muffin asiatico!!!

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  7. E' con commozione che condivido il tuo stesso affetto, i tuoi stessi ricordi e i tuoi stessi pensieri legati a questa magica favola.
    Sono stata in Danimarca due mesi fa e il pane di segale con l'insalata di uova è stato uno dei pasti che ho consumato a Copenaghen. Mi sono emozionata a leggere questo tuo post, non per un motivo soltanto, e sono sicura che sia Andersen che la sua piccola fiammiferaia avrebbero apprezzato tantissimo i tuoi muffins! :)

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  8. La piccola fiammiferaia è anche per me la prima favola che ricordo di aver letto e suscitava più o meno gli stessi sentimenti, in più mi metteva un'ansia tremenda, una paura di perdere tutto ciò che avevo e ritrovarmi anch'io a vendere fiammiferi per strada. Crescendo non è che son migliorata, un pò di paura mi è sempre rimasta di non riuscire a guadagnarmi da vivere un giorno e ritrovarmi a bordo strada, forse è una paura comune a tutti se pensi come cerchiamo sempre di svicolare quando vediamo un senzatetto tenderci la mano per avere una moneta. Non è solo indifferenza, secondo me è anche non voler vedere le proprie paure in faccia.
    Comunque. Vorrei parlare del tuo muffin danese che di low profile ha solo gli ingredienti poveri e semplici, ma che è un tripudio di gusto e di originalità. Non che mi aspettassi niente di meno da te, ma ogni volta veramente arrivi sempre più su. Grandissima!
    E grazie infinite!

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  9. @nicol: grazie.

    @arabafelice: chissà se ci piacevano tanto da bambine le favole tristi perché alla fine ci avrebbero dato gli strumenti per vedere il lato positivo in tutte le cose...

    @tritabiscotti: grazie anche a te

    @chiara: d'accordo! Ti assicuro che il pane e patate danese che vedi in foto ha anche così, "povero" e solo, un suo assolutissimo perché...

    @monica: ma dai, abbiamo qui una piccola fiammiferaia in carne e ossa... che onore!

    @virò: esiste un'analisi psicologica di Andersen e del perchè le sue favole erano sempre tristi che vale la pena di leggere. Qui comunque c'è una forma di redenzione personale della bambina che nessun altro è in grado di capire. Alla fine vedi che il mio lato snob esce sempre... E tu che favola avresti scelto abbinandola a che muffin?

    @raffaella: come ti capisco!!!

    @franci: secondo me si potrebbe aprire un dibattito pazzesco su tutte le implicazioni di questa favola. Ma anche di molte altre, come di altri testi che ti sono arrivati in questo mese. Posso dire che ti invidio moltissssssimo il ruolo di giudice di muffin dal risvolto letterario?

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  10. Che domande! Così, d'impatto Hansel e Gretel...non perchè mi piacesse particolarmente la favola ma perchè pensando alla casetta della strega avrei creato un muffin iperglicemico!!!

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  11. che bella cenetta!! Vedere questa ricetta mi riempie di gioia perchè sono sapori che fanno parte della mia vita essendo mezza finlandese!
    Complimenti!!
    Passa a trovarmi se vuoi
    kioskodifruttidibosco.blogspot.it

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