Passa ai contenuti principali

l'anello d'oro delle mie frittelle ungheresi semiserie


La mia ambigua interpretazione dei farsangi fánk, i bomboloni del carnevale ungherse, ha prodotto frittelle degne di Giano, il dio bifronte che non poteva mai guardare solo al futuro o solo al passato, vedere solo l'interno o l'esterno, apprezzare solo il dolce o solo il salato dell'esistenza... così come delle frittelle!

Per propiziare la fine dell'inverno in Ungheria ci sono diverse feste tradizionali, tutte di origine pagana (come molte altre in Europa, compreso il nostro carnevale) e tutte particolarmente rappresentative del folklore e del sentimento locale. 

busòk, maschere con terrificanti visi di legno ed abiti di pecora, sfilano  ruomorosamente per le strade per  scacciare l'inverno e richiamare la primavera, per gioire per l'imminente fertilità che prenderà la natura ed arrivano ad inscenare il funerale della brutta stagione, bruciandone le spoglie in un falò o affidandone la bara alla corrente del fiume. 



La festa più scatenata e forse conosciuta è quella di Budapest, mentre quella che si svolge a Monhács, a sud della capitale, è la più antica del Paese, tanto da rappresentare per l'Unesco un'importante espressione di cultura, dal 2009 parte del Patrimonio Immateriale dell'Umanità. Detto ciò, il cibo tipicissimo del carnevale ungherese comune a tutte le località, durante il quale si mangia e si beve di tutto come se non ci fosse un domani (altra caratteristica diffusa in molte tradizioni europee) sono i farsangi fánk, detti anche vagy szalagos fánk, ovvero "frittelle dall'anello d'oro". 

Non si tratta di vere e proprie ciambelle ma di bomboloni lievitati che, grazie ad un curioso metodo di frittura, su un lato conservano al centro una piccola conca chiara, "l'anello d'oro" appunto, da riempire con una golosa farcitura, di solito confettura di albicocche.

Io ne conoscevo la ricetta grazie ad un libro di cucina ungherese dalla buffa storia, ma quando Mag about Food mi ha chiesto qualche ricetta europea per raccontare oggi i dolci di carnevale nel mondo, mi è sembrato più corretto non riferirmi ad un libro ma alla viva voce dell'esperienza. Ed il mio pusher ungherese di fiducia mi ha subito messo in contatto con Nonna Elisabetta. 

Insomma... proprio parlare di contatto diretto non si può: l'ungheresissima Nonna Elisabetta è madre dell'ungheresissima Elisabetta, a sua volta madre di un'altrettanto ungheresissima signora (che no, non si chiama Elisabeta pure lei!) amica del mio simpaticissimo pusher di tejföl, la favolosa panna acida magiara e unico del gruppo a parlare anche lingue diverse dall'ungherese! 

Lui conosce i giusti canali per ogni cosa riguardi la gastronomia locale e non, e mi ha tradotto passo passo le indicazioni di Nonna Elisabetta: a lui farò un monumento (glielo devo da anni, per la verità!), a lei invece vanno i miei ringraziamenti dal più profondo del cuore perchè con le sue dosi i miei fánk sono venuti mooooolto più soffici e morbidi di prima, con la crosticina bella croccante e l'impasto che si scioglie in bocca. 

E poi è lei che mi ha suggerito la prima cottura con la fossetta verso il basso: nel mio libro sia riportava il contrario ma in quel modo l'avvallamento o si chiudeva o si dorava come il resto della frittella, quindi niente anello d'oro. Quindi cara Nonna Elisabetta, se lo lasci dire in modo diretto e comprensibile: nagyon köszönöm, grazie mille!

All'interno di Mag about Food oggi appare la sua ricetta originale, preparata dalle manine sante di Tamara secondo dosi e procedimenti dettatici dalla catena della generazione ungherese che l'ha perfezionata in famiglia per anni e a quella bisogna riferirsi per gustare le dolci frittelle originali.



Io invece ne offro a corollario una mia versione riorganizzata, non tanto nelle dosi (qui in effetti ridotte in proporzione perchè una decina di frittelle a testa per merenda mi sembravano più che sufficienti!) quanto soprattutto nei gusti.

Personalmente non sento molto il carnevale come festa, ne' sono una gran patita di dolci, quindi oggi ho sì preparato delle frittelle dall'anello d'oro, troppo belle per rinunciarvi, ma meno ridanciane di quelle carnascialesche: sono frittelle semiserie. Ovvero semidolci. Che è come dire semisalate. Giano non è nessuno a confronto!

Due notine tecniche, una in partenza e una in arrivo, e cominciamo: 
1) all'inizio tutti ingredienti è meglio siano a temperatura ambiente o leggermente tiepidi.
2) le frittelle andrebbero servite molto calde, appena fatte, anche se sono ottime pure a temperatura ambiente (lo testimoniano le sole due rimaste...).



Frittelle semiserie.hu: ne' dolci ne' salate

per c.a 18 frittelle:

c.a 400 g di farina 00, più un pugno per la spianatoia
c.a 220 ml di latte
35 g di burro
2 tuorli medi
12 g di zucchero a velo
8 g di zucchero semolato
7 g di lievito di birra disidratato
1 cucchiaio di grappa dorata (*)
sale
1 l di olio di arachidi per friggere

per accompagnare:
vedi sotto

Mescolare il lievito secco con lo zucchero semolato e 40 g di farina, quindi diluire con 150 ml di latte tiepido e lasciar riposare coperto in luogo tiepido per circa mezz'ora.

Intanto setacciare il resto della farina con una presa di sale, fondere il burro e lasciarlo poi intiepidire, sbattere i tuorli con lo zucchero a velo fino a che sono chiari e spumosi.

Versare lievito, uova, grappa e burro sulla farina e mescolare bene, quindi aggiungere a filo tanto latte tiepido quanto ne serve per avere un impasto morbido, leggero e umido. Lavorare a lungo (con la planetaria 8 minuti, a mano 20), quindi mettere a lievitare per un ora coperto in luogo tiepido.

Riprendere l'impasto e "sgonfiarlo" sulla spianatoia, quindi riformare una palla e tornare a fari lievitare coperto per un'altra ora.

Stendere l'impasto poco più sottile di 2 cm e ritagliarne dei dischi con un bicchiere largo 6 cm, lasciandoli lievitare di nuovo mentre l'olio si scalda.



Al momento di friggere premere al centro qualche dischetto con un dito a formare una fossetta ma senza bucare 



poi  allargare delicatamente il dischetto appiattendolo un poco, perchè l'incavo risulti un avvallamento non nettissimo. 

Tuffarne non più di 4 o 5 per volta  nell'olio a 180 °C con l'incavo verso il basso e coprire il tegame. Io ho usato un coperchio di vetro che  mi ha reso facile sorvegliare la cottura.

Cuocere circa 30-40 secondi: quando la parte inferiore è dorata voltare le frittelle e proseguirne la cottura scoperte per un minuto circa, fino a che sono ben gonfie e dorate. Scolarle su carta assorbente disponendole in verticale o con l'incavo verso il basso, in modo che l'olio non resti nella fossetta. 



A questo punto la scelta tra dolce e salato si fa drastica, a meno di mettere tutto in tavola e lasciar decidere al Giano commensale come completare le mie frittelle semiserie:

1) per un'interpretazione semidolce, esaltata dalla sapidità dell'impasto, si cospargono le frittelle di zucchero (tradizionalmente a velo, io semolato) e si servono con una ciotolina di marmellata a parte (per tradizione albicocche, qui mele e prugne), che va prima diluita e scaldata con un filo di acqua e una fogliolina di alloro, con cui ciascuno riempirà l'anello d'oro.



2) per un'interpretazione semilsalata, esaltata dalla dolcezza dell'impasto, si salano e pepano leggermente le frittelle in superficie e si servono con due salse calde:



composta di pomodorini mele e cipolle allungata con un filo di acqua e una leggera spremuta di limone.
- blue cheese warm dip, ovvero 100 g di roquefort sciolto con un cucchiaio di latte e mezzo di grappa.


  • rivoli affluenti:
  • la foto dei busòk è presa da qui, dove si racconta qualcosa di più sulla tradizione del carnevale ungherese
  • (* la grappa è questa)

Commenti

  1. Mi sono ricordata leggendoti e leggendo l'altro post dell'amica su questo carnevale dalla nonna ungherese ma ero troppo piccola e ricordo molto poco. I dolci favolosi ma come tu sai io passo.. anzi prendo nota per figlia chissà che forse li fa per i suoi golosi e mi arriva... uno. Buona serata cara un abbraccio.

    RispondiElimina
  2. Ciao, nuova follower; complimenti per blog e post; qui l'ultimo appena pubblicato da me: https://ioamoilibrieleserietv.blogspot.it/2018/02/segnalazione-serie-la-principessa-degli_15.html

    Se ti va ti aspetto da me come lettore/lettrice fisso/a (trovi il blog anche su facebook e instagram come: ioamoilibrieleserietv)


    Grazie

    RispondiElimina

Posta un commento

post più popolari

MTC di settembre 2014: un sacco di riso!

Diceva un vecchio slogan anarchico: "con l'ironia abbatteremo il potere e un sacco di riso lo seppellirà". 
A no? Erano risate?! Va be'... per un MTC di questa portata ci si può anche concedere una licenza!

Premessa...
... avevo scritto un post lunghissimo per raccontare perché e per come ho scelto questo tema per l'MTChallenge di settembre 2014. Poi l'ho ridotto della metà, lasciando solo alcune note che mi sembravano indispensabili, e l'ho mandato alla Gennaro per un parere. 

E lei ha detto che un terzo di quanto le ho mostrato era già troppo! Allora ho ricomposto alcuni dei contenuti in articoli di supporto da pubblicare più avanti ed ho cassato il resto. Qui è rimasto il riassunto della selezione della selezione, ovvero il puro tema dell'MTC. Che, mi spiace, adesso vi tocca leggere per intero!

Se scegliere un ingrediente invece che una ricetta tende ad allargare gli orizzonti, questa volta scegliere IL RISO, come capirete, li spalanca frantumando ogni…

MTC giugno 2011... verso Oriente!

Continuo a pensare che le giudici titolari e aggiunte dell'MTC fossero completamente fuori quando hanno passato a me il testimone e nessuno potrà convincermi del contrario, anche perchè potevano ben immaginare in che gorgo storico-etnico-confusionale avrei trascinato la sfida... ma si sono fidate lo stesso! No, è oggettivo: non possono essere completamente normali...

Accertato questo, dichiaro anche di non essermi mai emozionata tanto nello scrivere un post e soprattutto nel proporre una ricetta, sentendo tanti occhi puntati addosso ed il fiato trattenuto di tanti MTC addicted... Ebbene sì, rilassatevi (o disperatevi) pure: come temevate, questa volta si va davvero tutti in Giappone!

Niente succede per caso, si sa. Tanto è vero che l'eterno girovagare di Marco Polo (a cui faccio da qualche tempo da vivandiera) l'ha portato proprio a questo punto del suo viaggio a confrontarsi con Cipango, il Paese del Sol Levante... Come potevo non cogliere il suggerimento di un siffatto des…

riso Otello: un nero integral(ista)

Il primo giorno di autunno una ricetta con le ultime verdure estive, che sono ancora buone visto che sembra far più caldo ora che nei mesi trascorsi...

Sollecitata da alcuni dubbi posti sulle modalità di cottura del riso integrale e sull'utilizzo di varietà di riso "esotiche", ho pensato di provare le risposte sul campo e chiarire soprattutto le idee a me stessa, la prima che ha tutto ancora da imparare.

Così, per prendere due piccioni con una fava, ho scelto un riso sia nero che integrale. No, non famoso ed idolatrato riso Venere, fantastica varietà di nobile origine cinese che, grazie a opportune ibridazioni, ora è coltivato anche in Italia. 

Ho pescato invece una varietà tutta italiana: il riso Otello, che deriva anch'esso da varietà cinesi ma è di concezione e di coltivazione tutta nostrana. Chissà se il nome è stato ispirato ispirato dal famoso personaggio shakespeariano, dalla sua pelle scura e dalla sua natura piuttosto integralista...



Si utilizza ridotto in farin…

Milano matsuri: una festa popolare giapponese... sotto casa!

Il 26 maggio nessuno mi cerchi: non ci sarò! Il 26 maggio succederà una cosa bellissima, tanto che non sto più nella pelle dalla voglia che arrivi presto, e trascorrerò l'intera giornata a Milano vivendo un'esperienza giapponese davvero unica. A meno di non abitare in Giappone, intendo, cose così in Italia non si vedono spesso...

A Milano tra via Keplero e piazza Carbonari (pochi passi dalle stazioni metrò di Zara o Sondrio) una domenica tutta dedicata alle tradizioni giapponesi. Non le solite che conoscono tutti, tipo sushi o manga, ma proprio quelle popolari, i divertimenti delle persone semplici che affollano una festa di piazza... insomma: un vero e originale matsurigiapponese, con le sue bancarelle, i suoi suoni, i suoi profumi ed i suoi colori!


In alcune città d'Italia si sono tenuti degli eventi denominati "matsuri", ma mai è stata ricostruita la vera atmosfera della sagra di paese giapponese, mai è stata presentata una così vasta gamma di autentico stre…

il riso parla. E sceglie la ricetta vincitrice dell'MTC

Anche se ad alcuni questo MTC è sembrato difficilissimo e ad altri una passeggiata, la base della sfida era semplice: cuocere con una tecnica tra le tre indicate la varietà di riso più adatta all'ispirazione di partenza e confezionarci una ricetta personale.

Le regole, oltre alle pure indicazioni tecniche, altrettanto chiare: che ci si inventasse tutto di sana pianta o si prendesse spunto da piatti regionali, classici o etnici, era fondamentale capire che cosa si stesse facendo e perché. E farlo con cura e sorriso, al meglio del proprio gusto per la cucina.

Il criterio personale di giudizio del giudice del mese varia di volta in volta. Il mio l'avevo però esplicitato da subito: il confronto non era davvero con il riso ma piuttosto con se stessi. Così diventavano importanti lo spirito di armonia dell’insieme, la cura positiva dei gesti, la fantasia degli abbinamenti e la conseguente, inevitabile bellezza "naturale" del piatto finale. 
In generale ogni piatto condiviso su…

acquaviva scorre... sciuè sciuè!

Arrivo all'ultimo giorno utile con il mio modesto contributo all'iniziativa Pasta Bufala e fantasia! Reinventa la tradizione, contest organizzato da Le Strade della Mozzarella e Pastificio dei Campi.

Scopo specifico di questo confronto di idee è interpretare un piatto della tradizione usando delle nuove tecniche di cottura e di preparazione, che abbiano naturalmente come protagonista l'abbinamento di pasta prodotta a Gragnano dal Pastificio dei Campi e Mozzarella di Bufala Campana DOP. 

Nel giudicare la ricetta saranno valutati l'utilizzo della tecnica in rapporto al risultato ottenuto, la valorizzazione della pasta e della mozzarella, la qualità innovativa rispetto a preparazione tradizionale. Che ci faccio io dunque in questo gruppo di esperti gourmet? La mia cucina non ha mai brillato per inventiva tecnica... 

Forse la mia personale sfida in questo caso è quella di confrontarmi con prodotti che ovviamente conosco ma con cui "non sono nata": le mie origini f…

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!