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a casa di Sonia, ovvero come ribaltare la propria vita

"Ciao, hai programmi per domenica mattina?" "No, idee pigre ma niente di particolare." "Ok, allora che ne dici di un brunch a casa di Sonia?" "A casa di chi?" "Da Sonia: Sonia Peronaci."
Ovviamente ho accettato, e mi ci è pure voluto qualche momento per riprendermi. E poi un paio di mesi per metabolizzare, trovare la forza di agire e poi parlare di come un'uggiosa domenica di inizio aprile mi abbia ribaltato la vita.

Credo non serva spiegare a chi legge blog a tema food chi sia la Sonia in questione, ne cosa sia Giallo Zafferano, che lei ora ha lasciato in altre mani ma con cui mantiene rapporti e collaborazione. Forse è però opportuno specificare che lo scorso anno ha aperto uno spazio di cucina e chiacchiere a Milano, il Sonia's Factory, un salotto gastronomico in cui spesso la domenica mattina invita "gente" per i suoi Sonia Social Brunch.
So che molti appassionati fanno carte false per essere invitati e che ci sono aficionados che lo ritengono praticamente un appuntamento fisso, sempre nuovo, che accoglie chef, foodies, aziende, ospiti, buffet, laboratori e cooking show ogni volta curiosi e stimolanti. Io devo dire che invece ho osservato da fuori il fenomeno con curiosità ma finora non avevo mai pensato veramente di avvicinarmici. Perché? Il post di oggi è sostanzialmente una riflessione sul mondo web e la risposta a questa domanda.
Il mondo del food blogging è cambiato rispetto alla sua nascita: una dozzina di anni fa viveva di vita propria, poi si è agganciato a Facebook per esserne trainato, poi sono arrivati Twitter, Instagram, Snapchart e compagnia cantante, che, a quanto si dice, hanno "fatto morire" i blog e si sono posizionati sul mercato per fasce d'età, relegando Facebook a "social per anziani", Instagram a spazio per giovani adulti e Snapchat a luogo per adolescenti.

Il blog erano prevalentemente posti dove si scriveva, si leggeva, si approfondiva, ci si confrontava: un mondo di parola e di scambio, con foto a semplice corollario del testo scritto. Poi la fotografia ha cominciato a prevalere sul testo nel catturare l'attenzione e poi il mondo della comunicazione via web si è concentrato sostanzialmente sulle immagini con cui una persona si identifica in rete, apprezzando sostanzialmente "storie" fatte di foto, di video e di brevissimi testi. Ora in sostanza le logiche di relazione in questi social non sono di dialogo alla pari ma assomigliano molto di più a dinamiche del tipo divo-fan.
Le strade che rispetto a questa evoluzione hanno preso i "vecchi" blogger come me sono molteplici. Per semplicità leggo le tre che a me sembrano le più comuni:

- chi è rimasto fermo al blog "duro e puro", eventualmente con qualche breve incursione in Facebook o Instagram, ma senza reale necessità o volontà di visibilità
- chi ha accolto con favore i nuovi strumenti social, plasmandoli con consapevolezza ai propri voleri e sfruttandone le caratteristiche positive in termini di visibilità in modo mirato e fruttuoso
- chi si è gettato a corpo morto in questa nuova realtà, vivendola con la stessa determinazione di chi, più giovane anche anagraficamente, in rete ha cominciato a starci fin da bambino e ne fa un mondo reale, parte importante della propria vita quotidiana.

Soli tre anni separano Sonia e me, io più vecchia per età e lei per presenza sul web. Mentre io ho avuto da sempre il primo atteggiamento, Sonia invece fin dall'inizio è stata molto più consapevole rispetto a quello che significava un blog di cucina ed alle sue potenzialità di evoluzione professionale. Così, al mutare delle logiche e degli strumenti virtuali, con grande lucidità e sicurezza ha saputo farli propri nel modo più professionale.
Siamo sempre state differenti come stile gastronomico e narrativo: io scrivo di cucina per pochi amici e propongo piatti strani, che viaggiano per storia e per geografia anche molto lontano dalle realtà casalinga italiana, lei al contrario si è sempre dedicata una platea decisamente ampia e prepara piatti che risultano familiari ed accattivanti perchè basati su tradizioni ampiamente condivise, nonostante il suo tocco personale sia spesso presente.
Ma, d'altro canto, io ho sempre fatto del blog una pura passione, lei uno strumento di lavoro, e la differenza di base sta lì: stimo e rispetto grandemente il suo percorso, a me non è interessato granché intraprenderne uno simile e credo non sarei nemmeno stata capace di ottenere i suoi risultati. Ecco perchè, fino a questa famosa domenica, andarla a trovare nella sua cucina-salotto non mi è mai sembrata una priorità: al di là di rendere omaggio alle sue capacità professionali non pensavo di avere nulla da dirle.

Invece, come spesso capita ultimamente, da questa visita ho imparato moltissimo su di me e su come forse è anche ora di sgranchirmi le gambe, darmi una mossa decisa e ricominciare a camminare dentro i mondi del food e dell'arredo con una diversa volontà e consapevolezza.
Così è maturata la decisione e, a qualche settimana di distanza, si è concluso un mio percorso professionale alternativo nella vita reale.
Quell'impegno mi aveva permesso un meraviglioso, assoluto tuffo nel mondo dell'arte e per quasi due anni vi ho dedicato ogni mia energia, relegando di fatto tutte le altre passioni al ruolo di occasionale passatempo. Però, pur essendomi enormemente arricchita di esperienza e di stupore per la bellezza ed avendo in parte conservato il legame con la dimensione dell'abitare, mi sono resa conto di quanto ne avessero risentito il blog (cosa evidente agli occhi di tutti) ed in generale il mio rapporto con il mondo del sapere gastronomico.

Arte e cucina sono in verità entrambe espressioni della storia e della geografia dei popoli e in forme diverse ne costituiscono la base culturale, esattamente cone gli oggetti di vita materiale e gli ambienti in cui si abita. Da qualche mese mi si snodava dentro questo pensiero, che mi insinuava il dubbio di non fare abbastanza per renderlo un concreto "fare" della mia quotidianità. Poi è arrivato l'invito a casa di Sonia, e il confronto con l'entusiasmo e la vitalità della padrona di casa e dei partecipanti al brunch di quella fatidica domenica mi ha aiutato a scegliere: ok arte nella mia vita, ma fusa a tutto il resto.
Mentre con casa, arredo ed arte ho le idee abbastanza chiare, ammetto di non sapere ancora bene come sviluppare il mio destino food per legarlo strettamente a tutti gli altri miei saperi e passioni... ma è quello che scoprirò da ora in poi! Per questo non posso che ringraziare ovviamente Sonia, che mi ha accolto nel suo spazio e mi ha mostrato quante cose concrete si possono creare partendo da una passione, ma soprattutto Emanuela, la persona che mi ha invitato ad un brunch domenicale che mi ha aiutato a cambiare un'altra volta la mia vita.
A questo punto, mentre mi invento un nuovo mestiere, ricomincio a cucinare anche sul blog. Non in questo post, però: la prossima ricetta è una dedica gastronomica ad Emanuela e merita uno spazio tutto suo. Qui oggi spazio solo ad un brindisi: alla vita che ti sorprende ogni giorno...

  • rivoli affluenti:
  • foto blande, scattate tutte quella fatidica domenica con il telefonino. Evidentemente non ero ancora psicologicamente preparata a prendermi sul serio. 

Commenti

  1. Ho letto questo post con molto piacere, hai fatto un'analisi attenta e lucida. Io come te scrivo solo per gusto e neanche lo faccio più. Per me non solo i social, ma la rete tutta non mi si confà 😀😪

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    1. Sai che invece la svolta qui per me è stata proprio quella di lasciare da parte quella diffidenza che mi ha reso un po' snob rispetto al questo mondo virtuale in evoluzione? Ho ritrovato la curiosità, nonostante tutto. E la trovo un buon punto di ripartenza.

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  2. Concordo sulla tua analisi con un po' di rammarico perchè a me il mondo dei blog piaceva molto di più rispetto agli strumenti più attuali, vorticosamente più veloci ma meno personali...e se ci pensi parlare di impersonalità è buffo, dato che nei blog si usavano nickname che su fb sono sostituiti dai nomi reali... Comunque bentornata nella tua dimensione: sono certa che qualsiasi cosa strada intraprenderai sarà un successo!

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  3. Concordo con quanto dici anche se io non sono una food blogger, il mettere ricette indica solo saper cucinare qualcosa ma, lo stimolo che mi ha portata a creare il blog a 66 anni è dovuto alla mia curiosità e bisogno di sapere, provare, cercare di riempire le lacune che ci saranno sempre. Concordo anche nel non lasciarsi condizionare dalla diffidenza infatti la curiosita mi ha portata a twitter FB (colpa di nipote..) Instagram pero altri paralleli non mi attirano. Anche su twitter non ci vado mai. Il mondo dei blogger in generale come dici è cambiato anche perchè i social lo stanno affossando. Sono curiosa cosa farai di nuovo e sicura che sara okkkk. Un abbraccio e buona serata.

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