domenica 27 giugno 2010

preferisco rimanere sul semplice...

Restando per il momento in Inghilterra, aspetti curiosi di una civiltà leggermente differente dalla nostra si rivelano evidenti in un piccolo farmer's market incontrato per caso lungo il fiume ad Arundel, sperduto paesino del West Sussex adagiato sotto le mura di un imponente castello medievale.


Prima di tutto il contadino sembra quasi fuori posto dietro il suo banchetto di verdure, tanto assomiglia ai personaggi che popolano i pub nei telefilm de La signora in giallo ambientati in Gran Bretagna. Dalle basette oserei dire che potrebbe addirittura essere lui il colpevole!


Poi l'mperdibile banchetto dei pies: la gastronomia popolare è tutta riassunta in questi tortini di farina e strutto che contengono, a caso tra i presenti: pollo prosciutto e porri, anguilla alla birra, sanguinaccio e mele...  


Altra esclusiva sono i formaggi locali. Di tutte le bancarelle questa in specifico mi è rimasta nel cuore, sia per il personaggio


che proprio per il suo prodotto: "Non posso credere che non sia vero parmigiano!" cita lo striscione, anche se in realtà, spiega orgogliosamente l'omino in bombetta, si tratta di "un cheddar con quel nonsochè di parmigiano"...


E come non parlare del pane?! Questa foto per tenere d'occhio quel pane a cassetta tondo, di cui poi vedremo il destino,


e quest'altra per sottolineare come il nazionalismo si fonda in questo periodo con la passione sportiva, tanto da affiancare ai tradizionali cross bun i simboli della squadra di calcio inglese.


E non mancano le sorprese, tipo uno sbandieratissimo olio di produzione locale! D'accordo, non siamo proprio immersi nei profumi mediterranei, ma anche un buon olio di colza può avere un suo dignitoso perchè...


Dopo tutte queste emozioni quel che ci vuole è una sosta ristoratrice in un pub. Sul menù i piatti più improbabili (e va be', siamo in zona di turismo inglese, qualche concessione va pur fatta...):


Traduzione del Knickerbocker Glory, il primo dolce in carta:  macedonia di frutta, due differenti gusti di gelatina dolce, gelato alla vaniglia, fragola e cioccolato, panna montata, salsa alle fragole, granella di nocciole, cialde...

Decido, chissa perchè (!), di restare sul semplice. Quel che maggiormente mi attira  è una delle preparazioni più classiche della cucina inglese, il tost di formaggio, declinata alla sua ennesima potenza nella versione gallese del Welsh rarebit.

L'idea basilare consisterebbe in una fetta di pane tostato coperta con una fetta di formaggio e passata sotto al grill, ma la tradizione è un'altra... e prevede la birra! In questo pub, nonostante Arundel sia nel West Sussex, rispettano le abitudini gallesi in modo perfetto. Qui la mia replica, un filino meno "decisa" dell'orignale:


Welsh rarebit - Toast gallese di formaggio
ingredienti per 4 persone:
4 belle fette di pane soffice al miglio come sopra (o pane casereccio un po' morbido)
230 gr. di Caerphilly o Cheddar un po' maturo (o emmenthaler)
3 cucchiai di birra stout (o almeno doppio malto)
3 cucchiai di panna
2 tuorli
1 cucchiaino di senape inglese
1 spruzzo di worchestershire sauce (oppure pepe bianco)

Grattugiare il formaggio appena levato del frigo, in modo che non si impasti sulla grattugia; sbattere a parte i due tuorli con la senape e la worchester.

Scaldare in un tegamino la panna fino a che comincia ad ispessire, quindi unire la birra e riportare a bollore, lasciando leggermente consumare.

Spegnere il fuoco, unore il formaggio e rimestare fino a che si è ben sciolto.

Unire i tuorli, miscelare vigorosamente, quindi trasferire in una terrina e lasciar raffreddare. L'ideala a questo punto sarebbe coprire e lasciar maturare la miscela per 24 ore in frigo.

Tostare leggermente il pane da un lato, spalmare un abbondate strato di formaggio dall'altro lato (spesso almeno 1 cm.!) e passare sotto il grill a temperatura media fino a che la superficie è ben dorata e crea delle bolle.

Servire ben caldo, semplice oppure, come in questo caso, completato da una fetta di bacon tostato e da un'insalatina di crescione. Si può accompagnare anche con salsicce o uova all'occhio di bue, volendo proprio farsi del male... L'importante è berci sopra la stessa birra con cui si è preparato!

Per una versione fingerfood tagliare il pane a dadini, spalmarlo anche sui lati, in modo che nonsi  bruciacchi, e tener ein forno qualche instante di meno, servendo poi su piattini singoli con stecchino annesso.
  • rivoli affluenti:
  • per una ricetta "ortodossa" del welsh rarebit: Brian Turner, Favourite British Recipes, Headline Book Publishing
  • oppure: Mark Hix, British Regional Food, Quadrille Publishing Ltd.

19 commenti:

  1. Ohhh leggero il toast...! Anche tu vedi la signora in giallo ?!...io la amo, cosi fané....
    Un giorno possiamo fare un bel dolce vittoriano a strati, con jelly frutta custard ecc,ecc. ....Un abbraccio da quaggiu'...salutami i signori con basettoni, so british

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  2. "Dalle basette oserei dire che potrebbe addirittura essere lui il colpevole!"

    TI ADORO :-DDDDD

    Grazie per questo post, e grazie per quella meravigliosa foto di "I can't believe it is not parmesan"

    Che nostalgia del Welsh Rarebit...
    Il formaggio mi manca da matti, accidenti alle intolleranze!

    @ Glu.fri: un giorno dovrò raccontarvi di quel che voleva essere un dolce vittoriano (preparato da un mio amico inglese) e che ho dovuto assaggiare per educazione: roba da film dell'orrore culinario!!!

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  3. Sei per caso ad Hastings???????????

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  4. Ciao ! sono le h9, ma un "tostino" così lo gradirei anche ora :-)
    Bello il tuo reportage , mi sembra di essere un po' li con te .

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  5. Si, il toast sarebbe gustoso, ma il mio fegato si ribella :))))

    Certo che il Knickerbocker Glory sembra preso pari pari da una gelateria USA. E nel seguito vedo "Sundae": non sapevo che usassero anche in UK.

    Bel reportage, complimenti :)))

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  6. @glu.fri: sui dolci sono poco versata, ma mai porre limiti alla divina provvidenza... Comunque quel bel cibo sostanzioso ben si adattava al clima del momento: maglie d lana e giubbotti imbottiti erano un abbigliamento più che adeguato!

    @muscaria: la scritta "parmesan" campeggiava talmente sull'intero mercatino che il mio pensiero è stato: tanto di cappello allo spirito imprenditoriale del bowler-man...
    Per una versione milkfree del welsh rarebit... mi spiace ma non saprei proprio come aiutarti! Tutte le perversioni che mi vengono in mente non sarebbero accettabili neppure da un goloso inglese...

    @pagnottella: Hastings? Magari!!! Sono purtroppo già rientrata... Tieni conto che tutto quel che metto qua dentro sulle mie sensazioni inglesi è frutto di una compressissima tre giorni...

    @mogliedaunavita: sì sì, non ti preoccupare: ho intenzione di ammorbare in inglese ancora per un po'. Vado a periodi e, mentre l'unico fisso è quello giapponese, ciclicamente varie stagioni mi portano vari umori ed in genere giungo è quello inglese...

    @chiara: so che qui sembra un po' fuori stagione... ma che importa? Ce lo replicheremo tra qualche mese, oppure appena ripiglia il clima uggioso e freschino dei giorni scorsi. Anche alle 9 del mattino, a volerla proprio dire tutta...

    @corradoT: in realtà il gelato "addobbato" in Europa è sempre esistito, già nelle corti rinascimentali i pasticceri italiani ne erano maestri... Gli Americani gli hanno semplicemente dato un nome loro, "sundae", che in origine indicava gelato e soda ma ora è divenuto sinonimo internazionale di "dessert al gelato".
    Per il fegato ribelle... perchè far comandare lui? Puoi sempre propinargli il formaggio in una porzione micro!

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  7. Si, riflettevo sulla sovrabbondanza di ingredienti, tutta USA, nell'inglese Knickerbocker e sull'utilizzo del termine "sundae" in UK. Ho guardato sia sul Webster's che sull'Oxford e mentre il primo attribuisce la paternita' a una citta' USA nel 1881, l'altro dice solo che l'origine e' oscura.
    Sunade in UK: effetti della globalizzazione.

    (ma la soda e' orrenda comunque....)

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  8. corradoT: non che i dolci inglesi siano tutti semplicissimi e di pochi ingredienti (pensa ai trifle, al Christmas pudding o al black bun scozzese...), certo è un peccato che venga uniformata sotto un unico termine un'intera categoria di dessert di per sè molto vasta e differenziata. Daltronde credo questo serva anche a capirsi meglio... almeno tra chi parla anglosassone.
    La cosa preoccupante della globalizzazione credo sia purtroppo i graduali uniformità ed appiattimento del gusto, per cui si ritiene più goloso un dolce come questo, mera sovrapposizione random di ingredienti un po' banali, invece di apprezzare una bella apple pie fatto come si deve, magari con il saporitissimo burro locale.
    Daltronde i clienti del pub erano prevalentemente compagnie di giovani e turisti, al mercatino di fronte giravcano invece molti anziani e famigliole dall'accento locale... Il problema della globalizzazione sta di base nell'ignoranza delle persone clhe la subiscono.

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  9. Che belli questi tuoi post english, curiosi e divertiti, un modo di scoprire senza prendersi troppo sul serio (il baccone del Cheddar è unico ;-). Mi prendo la versione non ortodossa e grazie, come sempre, per il modo in cui ci fai scopire la cucina :-)
    Sono d'accordo sul discorso globalizzazione dolci, crea punti di riferimento ma impoverisce tantissimo.
    Buon inizio settimana più al nord

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  10. Cosa vedo....Hot cross buns,Chelsea buns,doughnuts...pies!!Sod the stiff upper lip,ho il cuore in tumulto! British Regional food e' un gioellino,nel caso qualcuno fosse in vena di stravaganze penso che ci sia ancora una copia autografata a Londra in Charing Cross road....Gli omini nelle bancarelle non sarebbero fuori luogo nel programma culto "League of gentlemen"!
    A presto...

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  11. Quell'uomo è un mito! Sono felice che tu lo abbia fotografato! Mi hai fatto un gran regalo.

    @ Edith: true!!! :-D

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  12. @edda: prendersi sul serio è sempre un grosso errore...
    (PS: per pochi giorni sono stata più a nord di te, cicca cicca...)

    @edith pilaff: ogni anno torno al Books for Cooks e ci lascio l'anima (oltre che il portafogli)... Questa volta ho fatto il pieno di libretti regionali e cucina dialettale londinese. Credo che il periodo British quest'anno mi durerà parecchio...

    @muscaria: I'm here to please you...

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  13. andrò a londara ad agosto e mi hai già fatto entrare nello spirito british,se vuoi fare un salto nella mia cucina http://biscottirosaetralala.blogspot.com

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  14. @auorore: buon viaggio british...

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  15. Molto interessante.
    Un saluto.

    Enrico

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  16. @lefrancbuveur: immaginavo rientrasse nei tuoi gusti. In effetti è un piatto un po' maschile. Se lo provi (magari in stagione adatta...) fammi sapere che ne pensi.

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  17. Ma lo sai che il welsh rarebit non l'ho mai mangiato?!... ottima presentazione, mi vien na volgia di andar per farmers market inglesi!:)

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  18. @terry: maddai! Quasi non ci credo...

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