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spezzatino di inadeguatezza

Difficile recuperare le radici. Quando si nasce in una famiglia che fonde origini molto diverse e si cresce lontani dai luoghi di ciascuno, finisce che in casa si parla italiano perchè dalla miscela di dialetti differenti esce un idioma spezzatino, che massacra parole e pronunce senza essere alla fine altro che una lingua buffa e sempre sbagliata. Così capita poi di comprendere perfettamente ciascun dialetto, di prendere perfino la cadenza locale quando si trascorrono alcune ore con persone dall'accento marcato, ma di non essere in grado di rispondere loro correttamente in uno di quei dialetti, tanto amati perchè parte dell'infanzia e di un ramo della famiglia ma che restano purtroppo solo una parte teorica delle proprie radici. A me questa inadeguatezza linguistica attutisce in qualche modo il senso di appartenenza. Nell'arco di una generazione in famiglia è successo, nel mio piccolo, quello che a livello nazionale è oramai un ...

il senso della zucca

Fatico a cogliere il senso di una serie di accadimenti, ultimamente molte le cose che sembrano avere ai miei occhi ancora meno senso del solito. Ecco che sembra naturale cercare rifugio nelle favole. Non dico come forma di sogno ed evasione perché le favole vere, da sempre, sono quelle nate per aiutarci a ragionare. E, come in questo caso, fin dal '600 qualcuno già spiegava che in genere esiste un senso nascosto nelle cose, anche se noi, con le nostre piccole teste ed i nostri minuscoli cuori autocentrati, non riusciamo quasi mai ad intuirlo. La ghianda e la zucca Domineddio fa ben quel ch'Egli fa. E se tu vuoi le prove di questa verità, senza andare a cercarle per il mondo, potrai trovarle d'una zucca in fondo. Un contadin che vede la zucca tonda e gonfia con piccioletto il piede, - Che mai pensò nel fabbricarla Iddio? - disse in suo cor. - Poffare! a parer mio avrei la zucca ai rami almen sospesa di questa grossa quercia o di quel faggio. Tal albero, t...

storie d'amore e di tagliatelle (e di bottiglie)

Un titolo alla Pupi Avati era indispensabile. Oggi infatti qui si affronta la memoria, quella racchiusa nei gesti e nelle parole di famiglia, e con essa porta si a galla il domestico dei legami buoni tra le persone come un valore buffo e prezioso. Se non fosse che i miei finali in questo caso sono decisamente più comici di quelli soliti al regista emiliano. La prima volta che ho tirato la pasta a mano, infatti, avevo circa vent'anni. Imparavo tutta sola a cucinare dalle ricette del settimanale Guidacucina, avevo per la prima volta un fidanzato "serio" e stavo in un monolocale talmente piccolo che per aprire il divano letto la sera dovevo chiudere il minuscolo tavolo a ribalta piegandolo contro il muro. Mi sentivo, insomma, davvero una donna adulta ed indipendente. Per una cenetta a sorpresa dedicata al moroso avevo deciso di cimentarmi nella preparazione delle tagliatelle partendo da uova e farina, ...

bocconcini di miso e di armonia

Non mi è mai capitato di cucinare una ricetta specificamente per il blog. Di fatto pubblico ciò che mi preparo davvero per pranzo o cena in base all'ispirazione del momento, senza considerare una sequenza logica o qualsiasi altra forma di traccia prestabilita. Uniche eccezioni sono le ricette legate all'itinerario di Marco Polo o alla partecipazione all'MTC o ad altre raccolte a tema "obbligatorio", per il resto mangio, dunque cucino, dunque pubblico, un po' quello che mi va. In questa andatura naturale del blog sono evidenti le fasi legate alle stagioni, gli innamoramenti improvvisi per un ingrediente o un sistema di cottura, le golosità personali, le curiosità dettate dalla scoperta di una storia o di una geografia stuzzicanti, ma ciò che raramente manca è l'Oriente. La vena giapponese, sempre in me latente, è stata un po' soffocata negli ultimi tempi da avvenimenti della vita concreta e poi da necessità di menù legate alle festività che hanno ...

illusioni

Uno strano anno si chiude con oggi e a Lucia manca la voglia di festeggiare. Tutti pensano che qualche rito di scaramantica baldoria possa archiviare in una serata i problemi passati ed aprire le porte a chissà quale magico periodo di nuove prospettive, ma lei questa speranza non ce l'ha. E' talmente stanca di tutto che non le servono ulteriori illusioni, si dice. Risponde così anche all'amica Francesca che la invita a casa sua per una festicciola tra amici. Francesca però insiste: "Niente di esageratamente folle, giusto una cenetta tra noi per non restare con le mani in mano, come fosse una sera qualsiasi. Senza particolari significati e speranze, o - specifica - come le chiami tu, illusioni". Lucia è talmente indifferente a tutto che finisce per accettare. Si accorda per portare le lenticchie e chiede per quanti, senza curarsi di indagare su chi sarà presente alla serata oltre al marito di Francesca ed alla coppia di vici...

gomitoli

Gomitoli di emozioni aggrovigliate in modo inestricabile, come se l'emozione fosse una sola. Invece si mischiano lo struggimento dell'attesa, come se si sapesse con certezza che Natale porta qualcosa di buono, la stanchezza di un anno di corse e di arresti quasi sempre a vuoto, la consapevolezza di quel che avrebbe potuto essere fino a qui se si fosse saputo vivere con più energia o anche solo un pizzico di vera convinzione. Non ho il camino a casa ma ci pensano le lucine dell'albero addobbato ed il profumo dei biscotti nel forno a difendermi dalla notte gelida che tace fuori dalla finestra, la notte più lunga dell'anno. Da domani comincia la rinascita, secondo gli orientali, e tutto il buono che un nuovo ciclo sembrerebbe portare con sè. Fino a qui ci sono arrivata comunque e domani, come al solito, è un altro giorno. E da domani i biscotti diventeranno regali, destinati al resto del mondo. Destinati a me in questa sera lunghissima ci sono...

profumo di buono

Pensare al Natale che viene mi da una stranissima sensazione insieme di imminenza e di rimpianto. Come se fosse imperativo recuperare tutte le tradizioni di famiglia, farmi spiegare tecniche e ricordi che temo vadano perduti se non li memorizzo qui e ora. Come fosse quest'anno inevitabile ri-costruire il Natale che è sempre stato. La tavola natalizia diventa inevitabilmente il simbolo più esplicito di questa sensazione. Da quando aspetto il Natale non per la sorpresa di ricevere doni ma per l'appagantissimo gusto di farli, ovviamente l'emozione non è più concentrata solo nel momento dell'apertura dei pacchi ma è diluita nell'intera giornata, compresa l'emozione intensa ed irrinunciabile di preparare con cura, nei giorni precedenti il gran giorno, un menù succulento che dia a tutti il piacere di condividerlo con gli affetti più cari. Favola per un giorno, insomma, anche a tavola. Da un certo punto in poi della vita, mancati i familiari della generazione più a...

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!