lunedì 31 ottobre 2011

esagerare... con le noccioline americane

Da bambina le chiamavo spagnolette, poi ho saputo che i fumetti Peanuts a quello si riferivano, per scoprire infine che in italiano corretto il loro nome è arachidi.

Nonostante siano dunque sempre state presenti nella mia vita non ne sono stata mai particolarmente golosa fino a che non le ho incrociate in forma diversa dalla solita versione italiana delle "noccioline salate" da aperitivo dentro le cucine di altre culture, ad esempio in accoppiata con cocco e lemon grass nella cucina tailandese oppure nella versione americana del burro di arachidi.

Come ho già avuto occasione di dire tempo fa sono un po' allergica alle festività commerciali, soprattutto quando importate senza alcun significativo criterio, ma è anche vero che stamane, non so come, è accaduto il piccolo miracolo di aprire un cassetto e trovarvi un tagliabiscotti a forma di pipistrello misteriosamente inghiottito lo scorso anno dallo stesso cassetto della mia cucina cannibale.

E' uno stampino dal grande valore affettivo per me ed il fatto che sia ricomparso proprio oggi mi è sembrato un segno ben chiaro: dedicare di nuovo un po' di attenzione alla cultura statunitense, che oggi sembra impazzire per il suo sterile carnevale autunnale.

Mi piace però concentrarmi su un aspetto meno folcloristico e più profondo di questo strano Paese, la cui cucina, da noi arrivata e consolidata solo nelle sue forme più conosciute e superficiali, contiene invece, proprio nelle basi di più difficile esportazione, la vera tradizione americana.

Come la tradizione di ingredienti a noi poco conosciuti ma dalla storia interessante e significativa, tipo, appunto, quella del burro di arachidi. A tutto questo ragionamento mi ha portato uno stampino a pipistrello e mi spiace non usarlo. Se oggi dunque il io burro d'arachidi prende una forma un po' halloweenesca... si vede che era destino!

Le arachidi, coltivate dagli Aztechi in Sudamerica già 5000 anni fa, sono arrivate a noi tramite i mercanti di schiavi spagnoli, che le usavano come nutrimento per nutrire durante il viaggio gli uomini catturati in Africa e rivenduti poi come forza lavoro nelle regioni meridionali del Nordamerica.

Gli schiavi africani apprezzavano questo legume (e sì, perché dal punto di vista botanico le arachidi non appartengono alla famiglia delle noci ma sono i semi di una pianta parente dei fagioli!) che ricordava loro lo nguba, la "pera di terra" congolese, così ne diffusero la coltivazione sia nella loro terra natale che nella loro nuova patria d'adozione. E lì diventarono la passione di una nazione intera.

Per la verità all'inizio era considerato un cibo di poco conto, adatto più che altro a bestiame e servitù e sfruttato fondamentalmente solo per la produzione dell'olio. Responsabile della emancipazione delle arachidi fu di nuovo un uomo di colore, il chimico dell'Alabama George Washington Carver, che ai primi del '900 collaborò allo studio di nuove tecniche di coltivazione e raccolta molto meno costose e più produttive.

Favorì inoltre l'inserimento delle arachidi come raccolto di rotazione per stroncare gli insetti parassiti del cotone, si inventò oltre 300 impieghi industriali per l'arachide ed i suoi derivati e scrisse pure un libro di ricette dolci e salate tutte a base di questo legume.

Il burro d'arachidi, già prodotto alla fine dell'800 per derivazione da una preparazione di tradizione africana, partì in realtà come integratore alimentare proteico per persone con difficoltà di masticazione. Verso la fine degli anni '20  si sviluppò l'abitudine di spalmarlo su fette di pane morbido insieme a gelatine o marmellate di frutta, usanza che negli anni '50 era oramai talmente popolare da costituire la merenda classica di ogni bambino americano.

Ma tornando al mio stampino a pipistrello, invece che intagliarci dei siffatti sandwich (che a dir la verità come sapore non mi fanno impazzire più di tanto) ho pensato di utilizzarlo per dei tipici biscotti americani alle arachidi. Perché  negli Stati Uniti il burro di arachidi si usa in mille modi in effetti, sia per golosità sia per la radicata convinzione, un po' come per il latte che bevono i bambini a tavola durante i pasti, che il suo alto contenuto proteico  sia un'abitudine nutrizionalmente corretta in alternativa alla carne.

Purtroppo la interessantissima tradizione gastronomica americana è sempre meno conosciuta anche in patria e la superficialità e l'ignoranza del consumatore medio portano non solo a diete scorrette ma anche alla perdita di senso e di memoria nel consumo degli alimenti. Non che da noi sia poi tanto diverso... ma gli Americani sono esagerati anche in questo.

Nel panorama delle ricette peanut-centered alla fine scelgo però i miei biscotti esclusivamente sull'onda del gusto, a mio parere assolutamente apprezzabile anche dal nostro palato sempre scettico quando ci si allontana da certi canoni base. Ho alterato però la ricetta classica americana, a mio parere troppo dolce, ed ho inoltre introdotto il contrasto tra l'aroma dolce di zucchero e vaniglia e quello salato delle famose noccioline tostate. Se la partenza è "famolo strano" all'americana... meglio esagerare!


Double peanut & vanilla biscuits - Biscotti americani alle arachidi salate e vaniglia
ingredienti per circa 30/40 pezzi:
60 gr. di burro di arachidi
60 gr. di burro
90 gr. di farina 00
60 gr. di zucchero semolato
40 gr. di zucchero di canna
30 gr. di arachidi tostate salate
4 gocce di estratto di vaniglia
1 tuorlo
1 cucchiaino di lievito per dolci

Tenere il burro fuori dal frigo una mezz'oretta in modo che si ammorbidisca a temperatura ambiente; tritare grossolanamente le arachidi; setacciare la farina con il lievito; sbattere leggermente il tuorlo con la vaniglia.

Lavorare energicamente con una frusta (o nella planetaria) il burro morbido con i due zuccheri per qualche minuto, fino ad ottenere una crema spumosa.

Unire il burro di arachidi ed amalgamare molto bene, quindi incorporare anche il tuorlo versandolo a filo sempre continuando a rimestare.

Quando l'impasto è omogeneo unire anche la farina e poi le arachidi tritate, mescolare bene, avvolgere quindi l'impasto in pellicola per alimenti e tenere in frigo un'oretta a rassodare. Se si vogliono semplicemente dei biscotti tondi conviene formare invece con l'impasto un paio di salsicciotti da 4 o 5 cm. di diametro, avvolgendo ciascuno in pellicola e riponendoli in frigo.

Stendere l'impasto in una sfoglia spessa circa 5 o 6 mm. e ricavarne dei biscotti con stampini sagomati. A me sono venuti una quarantina di pipistrelli usando uno stampo da 8 x 3,5 cm.. Se l'impasto è a salsicciotti tagliarlo semplicemente a fette tonde dello stesso spessore.

Disporre i biscotti su una teglia rivestita di carta forno e cuocere in forno per 10-12 minuti a 180° statico o 170° ventilato, mettendo poi i biscotti a raffreddare su una gratella.


Per un effetto visivo più cruncy si possono distribuire un po' di arachidi tritate sopra i biscotti prima di infornarli, ma io non ci ho pensato.

Per un utilizzo decorativo dei pipistrelli, un po' come per i biscottini di Natale, si possono forare i biscotti con uno stecchino prima della cottura e, una volta raffreddati, legarli con un filo ed appenderli come uno stormo svolazzante sopra l'ingresso o vicino ad una finestra. In questo caso però non l'ho fatto di proposito: c'è un limite anche ad Halloween...


  • rivoli affluenti:
  • notizie sull'uso delle arachidi nella cucina statunitense in: Randy Danforth, Peter Feierabend, Gary Chassman, Stati Uniti. Una scoperta gastronomica, Könemann
  • una ricetta di peanut biscuits più classica, senza il contrasto delle noccioline salate ma in cui compaiono gocce di cioccolato, in: Le Cordon Bleu, Biscuits, Murdoch Books

7 commenti:

  1. Devono essere buonissimi! Quando io ero bambino i miei le chiamavano le "giapponesi2 chissà perché?

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  2. Le arachidi! La mia droga!
    E incredibilmente, ci ho appena fatto un dolcetto anche io...;-)

    I tuoi pipistrelli sono bellissimi!

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  3. @enrico: poi mi dirai quante ricette a base di arachidi trovi in Senegal!

    @arabafelice: e chissà che ti sei inventata, conoscendoti...

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  4. Bellissimo post per le cacahuetes o i maní...mi ricordo estati al porto di Ciudadela bevendo pomada e calpestanto un tappeto scricchiante di cacahuetes.......(non sto copiando Pratt...)
    Sulla cucina americana hai ragione, é un continente da esplorare.
    Baci, bellissimo post (ma quando mai.?)

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  5. Bravissima! Voglio provarli, per due motivi: un po da semiamericana (halloween qui è sterile e privo di significato, ma in America ha tutto un altro sapore!!) e un po perchè mi piaciono da morire i contrasti dolce salato!!E poi..devo far pace con il peanutbutter..non l'ho mai amato veramente, ma come dici tu, loro lo infilano ovunque e anche a sproposito spesso e volentieri...come ingrediente di un biscotto, potrebbe avere un suo grande perchè!

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  6. Li ho mangiati nella mia parentesi americana, prima di scoprire di essere celiaca... ma vedo che sono fattibili anche gluten free... e visto che anche per quest'anno halloween è passato, magari glido la forma di stella visto che ci avviciniamo al Natale! ;)

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  7. @glu.fri: pomada a cacahuetes... magari con qualche gelatina dolce sopra... si vede che la vita ce la si sa godere!

    @silvia: vivere pienamente Halloween qui è come provarci con il Natale in Giappone: formalmente possiamo scimiottarne la forma, ma l'essenza vera di usanze tipiche di cilviltà differenti è impossibile da catturare senza un lungo e profondo percorso culturale, che in nessuno dei due casi è avvenuto. Per questo mi sembra meglio lasciar perdere quel che risulta una caricatura superficiale e preferisco impegnarmi piuttosto nel conoscere meglio almeno un piccolo aspetto di quella civiltà o di quella festa "straniera"...
    E provaci, mi interessa davvero il tuo parere su questo insolito accostamento dolce-salato.

    @fantasie: di sicuro come biscottini natalizi proporrai un gusto inconsueto e per certi versi davvero sorprendente. Qui devo dire che, per quanto insolito, è stato apprezzato molto anche dai bambini.

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