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tutti a casa... a fare onigiri ubriachi

So che oggi farà un certo effetto vedere foto di molte persone insieme ma al 7 febbraio la cosa non sembrava per niente strana! Per molti anni mente in Italia ci si preparava per il Natale in Giappone si celebrava il compleanno dell'imperatore Akihito, che cadeva il 23 dicembre e rendeva ancora più festoso il periodo che precedeva il Capodanno, la festa di punta della tradizione nipponica.
il Console e, sul fondo, una foto della coppia imperiale
Da quando lo scorso anno l'anziano sovrano ha abdicato a favore del figlio, in nuovo imperatore Naruhito, il genetliaco (parola ufficiale) imperiale si celebra il 23 febbraio. Anche fuori dal Giappone la festa è un'occasione formalmente importante per i cittadini nipponici, tanto è vero che il Consolato Generale del Giappone ha organizzato, in tempi non sospetti, un ricevimento per brindare alla salute del nuovo Imperatore e per ribadire la salda amicizia che lega il loro Paese all'Italia. E io c'ero.
Il discorso del Console
Una volta che sono stata presentata ufficialmente al Console sig. Amamiya all'ingresso dell'elegante sala, l'onore di essere stata invitata in quel luogo è stato subito superato dalla curiosità nei confronti delle notizie sul Giappone che lo stesso Ufficio Cultura del Consolato proponeva, grazie ad un banchetto di dépliant, libri e fotografie su località turistiche, attività produttive, enogastronomia, arte ed artigianato.
il banco dell'Ufficio Cultura del Consolato
Quello che tra tutto mi ha più colpito è un opuscolo turistico di Fukushima, la località del Tohoku tristemente nota per le perdite radioattive seguite al terremoto che colpì il Paese come oggi esattamente nove anni fa: metà della brochure parlava di bellezze naturali ed artistiche, cucina e dei classici argomenti di un qualsiasi dépliant di promozione turistica, l'altra metà invece illustrava il terremoto, le sue conseguenze ed i rimedi messi in atto, paragonando foto e grafici di nove anni fa a immagini e dati di oggi.
Le mie foto qui sono rubate in condizioni precarie, ma parlano comunque da sole: vedere come tutte le infrastrutture siano state ricostruite, le attività riprese, come solo nel 3% dell'intera zona colpita dalle radiazioni sia ancora vietata la residenza (dati di agosto 2018) mentre il resto è stato pienamente bonificato, e che in tutta l'area di nuovo abitata la radioattività sia in linea con quella di molte città del resto del mondo è certamente confortante.
A questo si aggiungono dettagli che non solo rassicurano ma proprio invogliano a visitare la zona: si è deciso di convertire la produzione di energia nucleare, per cui nel 2020 le fonti rinnovabili coprono da sole il 40% della domanda di energia, mentre si raggiungerà il 100% entro il 2040; inoltre una serie di prodotti anche alimentari, la cui produzione locale è ripresa solo dopo la bonifica, ha ricevuto premi e certificazioni di qualità.
Nonostante la voglia di vedere tutto di persona sia grande purtroppo non è questo il momento per i viaggi, così cerco di custodire nel cuore le sensazioni positive provate durante quella speciale serata e di consolarmi del non essere direttamente sul posto cucinando giapponese.

Fukushima è sempre stata famosissima per il suo sake e con questo ingrediente ho deciso di profumare la mia ricetta di oggi, in omaggio al coraggio ed allo spirito dei Giapponesi di quella zona... ed anche per ringraziare il Consolato dell'invito e del legame di affetto dimostrato agli Italiani in quella occasione.
una piccola parte del buffet
Come tocco italiano della ricetta utilizzo il burro: in passato si trattava di un ingrediente malvisto in Giappone (raccontavo qui la curiosa storia), oggi invece, pur non essendo diffusissimo nella cucina domestica se non per i dolci, è uno dei sapori occidentali apprezzati  dai cuochi contemporanei che cucinano yoshoku, insieme a olio extravergine, pomodori secchi, basilico ed altre "piccole" specialità, per loro sorprendentemente esotiche, di cui sanno apprezzare al massimo i sapori in combinazione con la loro tradizione.

La curiosa ma golosissima accoppiata soia e burro qui proposta però non è una mia invenzione: ha origini dal bataa raisu, un piatto dichiaratamente yoshoku e di nascita popolare tipico dell'Hokkaido, la regione più fredda del Giappone dove oggi viene prodotto, appunto, il burro giapponese.

Lì per i bambini e in ambito domestico si condisce tranquillamente il riso bianco quotidiano con burro e soia anche se, fuori dal contesto familiare e ancor più dai confini regionali, in Giappone condire a tavola una ciotola di riso bianco con qualsiasi altra cosa è considerato un gesto molto maleducato.

Oltre a comporre dunque mia iniziativa questo riso locale in onigiri, vi aggiungo il tocco alcolico del sake (mi piacerebbe fosse di Fukushima), quello marino dell'alga kombu e quello tostato dei semi di sesamo: l'aroma complessivo è gradevolissimo e spero questi  bocconcini siano divertenti, goduriosi e piacevoli come un'allegra, lieve sbronza in compagnia.

La ricetta è semplice e casalinga, facile da replicare anche con ingredienti diversi, non si avessero in casa quelli giapponesi. In attesa di poter riprendere una vita sociale che preveda festeggiamenti comuni e, perchè no, piccole sbronze condivise, a me serve ora per allietare il morale, per inviare un affettuoso e coraggioso "tutti a casa...a cucinare!" sia in Italia che in Giappone. E in specifico per dire a Fukushima, oggi come nove anni fa, altrettanto affettuosamente: Ganbarè Nihon!
HOROYOI BATAA ONIGIRI - ONIGIRI AL BURRO LEGGERMENTE UBRIACHI
per 4 persone, cioè per 8 onigiri:
350 g di riso giapponese (o Originario)
25 g di burro
3 cucchiai di salsa di soia
1/2 cucchiaio di sake (o vermouth dry)
1 pezzetto di alga kombu da c.a 4 x 4 cm (1 foglia di alloro)
1 di foglio di alga nori (o foglie di insalata)

1/2 cucchiaino di semi di sesamo bianco
1/2 cucchiaino di semi di sesamo nero (o in tutto 1 cucchiaino di mandorle tritatissime)

Sciacquare e cuocere il riso come spiegato qui, aggiungendo all'acqua l'alga kombu e il sake.

Intanto passare velocemente il foglio di nori sulla fiamma dal lato lucido  per tostarla leggermente, poi tagliarlo in due con un paio di forbici e poi ciascuna metà in quattro rettangoli. Tostare il sesamo bianco e mescolarlo a quello nero.


Appena il riso è pronto levare l'alga kombu, unirvi il burro a pezzettini e la salsa di soia,
mescolare bene con bacchette o cucchiaio bagnati, poi spolverizzare con il sesamo e mescolare di nuovo delicatamente.
Con le mani bagnate (utile tenersi a fianco una ciotola di acqua fresca)  prelevare un ottavo del riso, formare una polpetta soda ma non troppo compatta e darle forma triangolare. Il procedimento è spiegato qui nel dettaglio.
Ripetere per ottenere 8 onigiri, che vanno adagiati su un piatto inumidito a mano a mano che vengono pronti. Si possono consumare subito o tenere coperti a temperatura ambiente fino a 4 ore.
Avvolgere ogni onigiri in un rettangolo di nori solo un attimo prima di servire, in modo che l'alga resti croccante. Si mangiano ovviamente con le mani... Gnam!
  • rivoli affluenti:
  • ringrazio la squisita gentilezza dell'Ufficio Cultura del Consolate Generale del Giappone di Milano per avermi fornito le foto ufficiali del ricevimento. Qui per esteso il loro resoconto della serata.

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