Passa ai contenuti principali

una versione italianizzata dell'annindofu, gelatina cinese di mandorle con frutta

Con a cena da me amici cingalesi, dovevo pensare ad un menù estivo fresco che, per limiti di alcuni convitati, non contemplasse carne e uova. Di antipasti e primo parlerò più avanti e come secondo ho proposto degli spiedini di pesce nelle zucchine, questa volta preparati con ricciola al posto di tonno e salmone. Qui oggi ne racconto il dessert, visto che in questa rassegna di piatti estivi ancora mancava un dolce.

E' come tutte quelle della serie, una ricetta adatta al caldo, sia per ingredienti che per brevità di cottura. E no... non è la solita cheese cake, ed inoltre manca di uova e latticini, si tratta di un dolce di origine asiatica. Lo annindofu (杏仁豆腐) è infatti un "budino" di armelline (la mandorla dell'albicocca), nata in Cina, dove si usa gelatina, e da lì diffusasi in Giappone, dove si addensa con agar agar (gelatina di alghe) e nel Sudest asiatico (dove si usano quasi sempre polverine pronte per farsi il "tofu di mandorle").

Lì la gelatina viene tradizionalmente tagliata a cubetti e mescolata a dadini di frutta fresca o sciroppata,
io invece ho pensato a qualcosa di simile al nostro antico biancomangiareo al gelu siciliano*, che addensano entrambi latte di mandorla, uno con riso l'altro con amido di mais. La frutta invece, per me è rigorosamente fresca e inserita direttamente nel dolce, oltre ad usarla come guarnizione.

A me il gesto antico dell'addensare con amido piace, specie oggi che il caldo non è più invalidante come qualche giorno fa, ma per abbreviare i tempi o ridurre quelli al fornello si può preparare questo stesso dolce con agar agar, come in Giappone, oppure con gelatina, come in Cina e per certe cheese cake occidentali.

Per conservare l'aroma della mandorla nella crema, profumo che la frutta tende a sovrastare, si possono aggiungere pasta o essenza di mandorla, cosa che qui non ho fatto perchè volevo lasciare protagonista la frutta. Per lo stesso motivo non ho profumato la crema con scorza di limone e cannella, come nel biancomangiare classico, ne' con vaniglia, acqua di fiori, liquori od altri aromi o spezie, cosa che sarebbe interessante invece prendere in considerazione per eventuali varianti con frutta invernale.

L'effetto visivamente "drammatico" delle macchie colorate nella gelatina bianca mi sono resa conto essere davvero spettacolare, peccato che nelle porzioni individuali si perda, svelandosi solo all'assaggio. La prossima volta farò un unico dolce in uno stampo tipo Kugelhopf o, meglio, plumcake o amor polenta (che io continuo ad usare in modo alternativo) per poi servirlo a fette.

Per l'inserimento della frutta la scelta è assolutamente a gusto. Unici due consigli: tagliarla a pezzi più piccoli di quanto ho fatto io (massimo cubetti di 6-7 mm) ed evitare quella che contiene enzimi che a crudo compromettono la gelificazione, come ananas, kiwi, fichi, papaia o mango.

Il dolce si consuma con un cucchiaino, qui di legno come spesso in Asia. In più gli ospiti mi hanno donato dei cucchiai di cocco, che saranno protagonisti di prossime ricette, come non omaggiarli così? 
SIMIL ANNINDOFU, "GELATINA" DI MANDORLE CON FRUTTA
ingredienti per 6 porzioni (stampini da circa 150 ml): 
1 l di latte di mandorle non zuccherato
150 g di zucchero di canna 
100 g di amido di mais 
3 albicocche, più 1 per decorare 
4 prugnette viola ovali, più 1 " " 
12 acini di uva bianca, più 6 " " 
24 mirtilli piccoli, più 12 " " 
2 cucchiai di miele fluido, " " 
Tagliare la frutta per il dolce a dadini e dividerla negli stampini.

Versare latte di mandorla, zucchero e amido in una pentola di acciaio e mescolate bene con una frusta fino a che l’amido si è sciolto.

Cuocere su fuoco medio-basso, continuando a mescolare, per circa 10 minuti. Quando inizia ad addensarsi cuocere un altro paio di minuti e spegnere.

Dividere la crema calda negli stampi, mescolarla bene alla frutta in modo che non resti tutto sul fondo, livellare eventualmente la superficie e lasciar raffreddare a temperatura ambiente, coperto con una retina per circa 2 ore. 
Chiudere ogni stampo con pellicola e tenerli in frigo per qualche ora (qui 9 ma ne bastano 3 o 4) e sformare poco prima di servire.
Decorare con frutta a fettine e con un filo di miele colato all'ultimo.
Servire... con un cucchiaino di legno! 

  • rivoli affluenti:
  • la foto dell'annindofu viene da questo post, che racconta in cinese (traducibile in inglese) la famosa ricetta del ristorante di Taiwan Shin Yeh, dove si prepara un latte di armelline ed arachidi partendo dai semi freschi, addensato poi con tapioca. In quel caso si raccomanda di aggiungere la frutta con il suo sciroppo, anch'essa home made, solo all'ultimo momento perchè il loro zucchero scioglierebbe quel tipo di gelatina
  • * nei due post linkati accenno anche alle differenze tecniche tra budino, gelatina, flan, eccetera
  • il dolce è naturalmente gluten free, vegetariano (e vegano se si elimina il miele), oltre ad essere perfetto per intolleranti a lattosio e a uova.
  • Commenti

    post più popolari

    MTC di settembre 2014: un sacco di riso!

    Diceva un vecchio slogan anarchico: "con l'ironia abbatteremo il potere e un sacco di riso lo seppellirà".  A no? Erano risate?! Va be'... per un MTC di questa portata ci si può anche concedere una licenza! Premessa... ... avevo scritto un post lunghissimo per raccontare perché e per come ho scelto questo tema per l'MTChallenge di settembre 2014. Poi l'ho ridotto della metà, lasciando solo alcune note che mi sembravano indispensabili, e l'ho mandato alla Gennaro per un parere.  E lei ha detto che un terzo di quanto le ho mostrato era già troppo! Allora ho ricomposto alcuni dei contenuti in articoli di supporto da pubblicare più avanti ed ho cassato il resto. Qui è rimasto il riassunto della selezione della selezione, ovvero il puro tema dell'MTC. Che, mi spiace, adesso vi tocca leggere per intero! Se scegliere un ingrediente invece che una ricetta tende ad allargare gli orizzonti, questa volta scegliere IL RISO , come capirete, li spalanca fran...

    MTC giugno 2011... verso Oriente!

    Continuo a pensare che le giudici  titolari  e aggiunte  dell'MTC fossero completamente fuori quando hanno passato a me il testimone e nessuno potrà convincermi del contrario, anche perchè potevano ben immaginare in che gorgo storico-etnico-confusionale avrei trascinato la sfida... ma si sono fidate lo stesso! No, è oggettivo: non possono essere completamente normali... Accertato questo, dichiaro anche di non essermi mai emozionata tanto nello scrivere un post e soprattutto nel proporre una ricetta, sentendo tanti occhi puntati addosso ed il fiato trattenuto di tanti MTC addicted... Ebbene sì, rilassatevi (o disperatevi) pure: come temevate, questa volta si va davvero tutti in Giappone! Niente succede per caso, si sa. Tanto è vero che l'eterno girovagare di Marco Polo (a cui faccio da qualche tempo da vivandiera ) l'ha portato proprio a questo punto del suo viaggio a confrontarsi con  Cipango , il Paese del Sol Levante... Come potevo non cogliere il suggerimento ...

    a tu per tu con il Fleischkäse svizzero, questo sconosciuto di famiglia

    Nel curioso elenco dei cibi svizzeri che hanno caratterizzato la mia infanzia mi rendo conto che, fatto strano, sul blog non ho ancora parlato del  Fleischkäse, una via di mezzo tra un polpettone ed un würstel gigante di cui da bambini venivamo spesso nutriti. Ma un episodio di vita vera me lo ha messo sotto il naso proprio l'altro giorno, ed eccomi qui con il mio reportage storico-familiare. Alcuni Svizzeri, come quelli di casa mia, vivono il   Fleischkäse come un salume, da comprare pronto, intero o affettato sottile in buste, da servire in tavola come fosse prosciutto cotto o da infilare nei panini per merenda con maionese, senape e cipolline sottaceto (Be'... che c'è?! Se mia mamma per evitare che noi figli mangiassimo troppa Nutella la teneva in frigo ad indurire, così era più difficile da spalmare e sul pane se ne metteva di meno, perché stupirsi di quella che lei invece considerava una merenda "sana"?!) Altri amanti del  Fleischkäse  lo ...

    una salsa di cipolle svizzera per würstel e per mamme lavoratrici

    Lo so: sono rimasta indietro di una puntata! Parlavo di  ricette svizzere  quando un'irrefrenabile tentazione di cibo americano  si è intrufolata in cucina ed ha avuto  la meglio. Riprendo ora il filo con un piatto che ho proposto pochi giorni fa anche alla mia cara mammina svizzera in occasione del suo compleanno: Bratwurst con salsa di cipolle. L'aspetto curioso non sta tanto nel tipo di würstel utilizzato, una salsiccia bianca di vitello il cui nome per alcuni significa "salsiccia di carne spezzettata" e per altri "salsiccia da arrostire". In Germania di solito viene speziata in modo deciso con pepe, noce moscata e/o cumino, mentre in Svizzera il suo sapore è molto più delicato. In Ticino ne esiste una versione mignon, una "collana" di micro-salsiccine detta cipollata  non perchè contenga cipolle ma perchè, appunto, di solito si serve in salsa di cipolle. Ma, a casa della mia mamma lavoratrice senza tempo ne' passione per la cucina,...

    esperimenti con la maionese

    A gennaio scorso ho accettato l'invito ad una presentazione di Calvè di ricette a base di maionese nei locali della Scuola di Cucina Italiana. Un incontro interessante e ricco di spunti, per invogliare gli appassionati di gastronomia ad utilizzare la maionese non solo come salsa fredda di accompagnamento ma proprio come ingrediente di cucina. La riflessione che uova, olio e limone, le componenti base della maionese, siano un mix facilmente ritrovabile in molte ricette non mi era sfuggita, tanto è vero che qualche blando esperimento per conto mio l'avevo anche già fatto. Sono stati però i mitici biscottini dell'Araba Felice , pubblicati giusto qualche settimana prima dell'incontro con Calvè, a "darmi il la" per buttarmi in una sperimentazione più accanita. Uno si chiede: sì, ma perché raccontare tutto questo solo ora, a quasi un anno dagli eventi? Be'... perché sinceramente i primi risultati miei non mi avevano convinto del tutto. Poi è arrivata l...

    peperoni farciti alla croata: massaia batte bustina millemila a zero!

    Riprendere a parlare di cucina non è facilissimo, soprattutto con il tono scanzonato che avevo in mente per questo post. Mi limiterò all'aspetto "documentaristico" ed umano, che l'umore magari sa beneficiare della concentrazione e della dolcezza richieste da una simile impostazione. Dopo una lunga serie di articoli e ricette a base di riso penso di cambiare direzione dedicandomi ai peperoni bianchi croati che di solito si cucinano ripieni di carne, per scoprire poi che nella farcia è presente riso crudo. Quando si dice il caso... I peperoni bianchi, babura paprika, in Croazia sono reperibili facilmente proprio in questa stagione. Ne ho in frigo tre e decido di prepararli, appunto, come  punjene paprike , ovvero farciti e cotti nel pomodoro, ricetta tipica che con piccole varianti è diffusa anche in altri Paesi limitrofi e che ogni famiglia, ovviamente, prepara secondo i propri criteri. La versione più semplice prevede di profumare carne trita di manzo o m...

    precisazione:

    Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
    Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
    Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!