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Visualizzazione dei post da giugno, 2015

insalata giapponese di patate per niente manichea

Arriva il weekend e con esso l'indecisione tra la necessità assoluta di riposo ed l'agognato incontro con amici con cui non ci si trova da tempo.  Il che, in entrambi i casi, implica un ulteriore scelta: il semplice rifugio di un velocissimo prosciutto e melone (ne ho giusto in casa uno maturo al punto giusto!) oppure l'articolata golosità di una fresca insalata di patate giapponese. In realtà, come si impara durante il percorso, la vita non è fatta sempre di alternative nette. Per cui ben venga un weekend in compagnia, se il relax fa da filo conduttore per tutti. E ben venga una classica insalata giapponese rivisitata nel segno del prosciutto e melone, tanto più che la yamaimo sarata è una via di mezzo tra insalata russa e insalate di patate e ben si presta alle variazioni. La vita, come si impara durante il percorso, è già abbastanza difficile di suo senza bisogno del nostro aiuto. A volte lasciar stare il manicheismo delle alternative assolute semplifica tutto. An

ma'moul di compleanno alle nocciole e cioccolato

In ufficio si fa ora di pranzo: per la maggior parte delle persone si tratta di un momento normale, in cui aprire con tranquillità i contenitori portati da casa sapendo che non ci aspetta nulla di insolito.  Esiste almeno una eccezione però a questa regola: un essere speciale ed incosciente che si fida, non fa domande ne' richieste e lascia preparare la propria "schiscetta" ad una compagna appassionata di storia e geografia della cucina...  A  volte gli capita di trovarsi per pranzo anche "cose normali" come un couscous al pesto, bacon e pinoli tostati oppure delle crocchette di riso allo zafferano e burrata con una spolverata di liquirizia; a volte invece gli capitano avventure come una millefoglie di formaggio di tradizione anatolica medievale oppure delle melanzane alle ciliegie di ispirazione levantina... E quando l'essere speciale c ompie gli anni e chiede alla compagna di preparare qualcosa da portare in   ufficio  per festeggiare con i colleghi,

"mahshi" di melanzane e, incredibilmente, ciliegie

Melanzane e ciliegie nello stesso piatto?! Ebbene sì... ma prima di inorridire seguiamo un momento il filo di un ragionamento che è tutto nella tradizione millenaria della cultura mediorientale. Nella tradizione gastronomica levantina, che accomuna con solo lievi differenze i Paesi a sud-est del Mar Mediterraneo e quelli che si inoltrano verso la Penisola Arabica e verso l'Asia, il termine mahshi   (s enza citare le innumerevoli altre grafie legate alle specifiche lingue)  definisce   in generale v erdure farcite con una miscela di carne e riso. Questo specifico ripieno è detto hashu  ed è composto da carne di agnello o manzo tritata, da riso crudo e da una serie di spezie, erbe e aromi che caratterizzano il gusto locale.  La miscela di spezie più usata in genere è il  baharat , che comprende sempre: pepe nero, pepe garofanato (pimento), cumino, cardamomo, cannella, chiodi di garofano, coriandolo, paprika e noce moscata. A seconda della tradizione locale a volte vengono aggiu

hamburger di anatra: un nativo snob

In questa sfida dell' MTC n. 49 , per il tema hamburger   lanciato da Arianna di Saparunda's Kitchen , mi sono compitamente riproposta di non inventarmi assolutamente niente di giapponese, data la monotematicità (esiste come parola?) di questo blog negli ultimi tempi e considerato anche l'articolo sulla storia degli hamburger nipponici   proposto" qualche giorno fa proprio sul blog dell'MTC. Seguo invece strettamente il tema dell' American Burger , cercando di svilupparne la golosità e la ricchezza in chiave, perchè no, insolitamente storica (che novità, eh!) e, guarda un po', un filo snob. E storia e snobbismo per gli Americani significano ovviamente New England, nostalgicamente Gran Bretagna e invidiosamente un pizzico anche Francia. Prima di tutto: di che cosa è fatto il mio hamburger? Di anatra, una carne tra le più apprezzate dai Nativi Americani delle zone settentrionali dei laghi, dove in primavera attendevano le anatre selvatiche di ritorno dal

summer detox reprise: la versione giapponese

Distratta nell'ultima settimana dalla valanga  Matsuri , riprendo ora le fila del blog e della mia vita reale, anche se non riesco a separarmi completamente dall'atmosfera giapponese in cui ho vissuto nei giorni scorsi. Per questo, tornando a bomba sulla  Raccolta Summer Detox   in collaborazione con   OrtoRomi , il cui scopo è raccogliere spunti per delle bibite rinfrescanti, nutrienti sane e disintossicanti, che abbiano come ingrediente principale le verdure... non vedo perché non approfondire il tema in chiave nipponica! Giappone? Quindi certamente riso, certamente verdura, certamente un pizzico di zucchero anche nelle preparazioni salate, certamente scarsa abitudine alla frutta con pochissime eccezioni. Tralascerei qui pesce e alghe, due ulteriori pilastri della dieta nipponica che concettualmente fatico un po' (almeno per ora) ad includere in una bevanda. E da qui si parte con la costruzione di questo insolito smoothie ispirato al Paese del Sol Levante... Riso, pr

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!