Torno in Asia per la serie di ricette estive con una genialata vietnamita in cui la fonte di calore è quella di un fornello acceso solo per 5 minuti: i gỏi cuốn . Sono gli involtini di carta di riso, il cui nome significa "involtini di insalata". Contengono erbe e verdure crude, a volte noodle di riso o soia e a volte anche proteine, le più tipiche gamberi e/o maiale cotti. I noodle non sempre sono presenti ma ovviamente rendono gli involtini più ricchi e danno loro maggiore volume, quindi si inseriscono di solito quando i gỏi cuốn rappresentano il piatto principale o unico di un pasto, si vedono raramente se gli involtini fungono da antipasto o snack. Conviene comunque utilizzarli quando si è alle prime armi perchè, posti alla fine sopra gli altri ingredienti di farcitura, aiutano con il loro peso a tenere il ripieno fermo e compatto, agevolando l'arrotolamento. Ed è questa la vera ragione per cui la mia versione degli involtini vietnamiti, tipicamente estivi e festaio...
L'altro giorni ha piovuto, le temperature sono scese con decisione ed io... ho acceso il forno. Non che volessi interrompere la serie delle ricette anti-caldo, ho semplicemente approfittato del momento per procurami la materia prima che mi consentisse di proseguire nei giorni successivi con pranzi "a fornello spento": le freselle . Ho imparato a confezionarle durante il periodo di forzata chiusura domestica per il Covid, come la sfoglia in fantasie da tessuto ed altre leccornie insegnate in rete da professionisti a loro volta blindati in casa. Le freselle di cui parlo oggi sono da intendere nel senso campano del termine, che le distingue dalle friselle o frisedde pugliesi. Varia soprattutto la logica di formatura e taglio, che in Puglia hanno una loro lavorazione tipica mentre in Campania sembrano più "figlie" del tarallo. Nascono tutte anticamente in farina d'orzo, poi evoluta in farina di frumento integrale, porzione contadina per un pasto che risultav...