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crema di zucca e castagne italiana ma con lezioni di cucina giapponese

Chi ricorda quelle zucchine lunghe lunghe nell'orto di mio padre, quelle che volevano diventare cigni? Ecco: a non mangiarle subito quelle zucchine diventano zucche, così ora mi ritrovo lo stesso problema di qualche settimana fa, solo che adesso sono di zucca le chilate ricevute in dono da mio padre!
In questo periodo sto lavorando ad una lezione di cucina casalinga giapponese autunnale che terrò tra venti giorni, il 26 novembre, a Bardolino in Casa Cortella, e lì utilizzerò tutti sapori di stagione, zucca compresa. Ma anche castagne, e carote, e... E siccome le zucchine lunghe a suo tempo si erano trasformate non in cigni ma in una zuppa, penso di destinare alla stessa fine anche questa odierna zucca lunga, inserendovi anche qualcuna delle delizie autunnali che ho sottomano per  il menù giapponese. 
Arriva così l'ispirazione per una crema dorata e saporita in senso tutto italiano, che ci consoli delle brume e delle piogge. Cedo al'ultimo alla tentazione di impiattarla in…
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sgombro zenzero e olive su amorevolissimi canapè

Ogni tanto, quando arrivo tardi dal lavoro, trovo in cucina l'essere con cui vivo e la cosa profuma tanto di amore e coccola. E poi lui sa sempre sorprendermi. L'altra sera, ad esempio, ha messo insieme un piattino che mi ha subito fatto sentire nel Nord Europa, a metà tra uno smørrebrød danese ed un butterbrod russo.

Definirla una "tartina" mi sembrerebbe riduttivo visto che, pur non avendo voglia di accendere i fornelli, si è premurato di fare un'apposita spesa e poi di organizzare con grande anticipo una marinatura. E di avere infine tutto pronto esattamente al mio arrivo.

Una bottiglia di Vermentino in ghiaccio come aperitivo, canapè creativi inconsapevolmente internazionali per accompagnarlo, una sensazione di relax e pausa dal mondo e la gioia di ritrovarsi con davanti una serata da trascorrere insieme: il sogno fattosi accoglienza!

Con le sue dosi in realtà gli "stuzzichini" hanno finito per farci da cena, ed è stato ancora meglio perché così le…

panini con frutta, ricotta e prosciutto... eppure c'entra il Giappone!

In Giappone hanno la mania della perfezione. Dopo il breve viaggio nell'alta pasticceria nipponica di qualche giorno fa, oggi si piomba nella cucina giapponese casalinga più giovane e popolare, dove comunque questa attenzione all'armonia formale diventa evidente soprattutto per la montagna di caccavelle esistenti, mirate a sagomare senza troppa fatica ogni boccone il modo esemplare.
Io ovviamente queste caccavelle le ho quasi tutte, così quando Dole mi ha chiesto uno snack a base di frutta adatto per uno spuntino in ufficio, ed ho ricevuto il loro cesto con ananas, banane e arance, sono rimasta folgorata da una serie di flash in sequenza quasi immediata:

1. ho prima di tutto pensato subito di infilare in un panino questi magnifici frutti appena ricevuti. E ci ho aggiunto elementi vari: il cremoso della ricotta, la croccantezza di carote e pere, la pungenza della rucola, il profumo del curry e la sostanza delicata del prosciutto cotto. E soprattutto sono tutti ingredienti otti…

breve storia della pasticceria giapponese... e di come continua!

Domani su Mag about Food racconto il rapporto contemporaneo tra la pasticceria tradizionale giapponese e le suggestioni occidentali attraverso la preziosa testimonianza della maestra pasticcera Fujita Satomi. Qui invece provo brevemente a riassumere la storia della tradizione giapponese in materia di dolci e a spiegare quale potenza d'impatto ha avuto su di essa il recente arrivo della "signorina Fujita" in uno dei templi dell'arte dolciaria classica giapponese, l'antica bottega di Kyoto Kameya Yoshinaga.

Già il loro nome era tutto un programma: Kame-ya = casa (o bottega) della tartaruga, il simbolo giapponese per eccellenza della longevità, mentre Yoshi-naga, il nome di famiglia del fondatore, è composto dalle parole "buono" e "lungo"... cosa può essere di miglior auspicio per una lunga continuazione della tradizione?


In Giappone la pasticceria è un'arte maschile: quando Fujika Satomi, pasticcera donna, giovane e proveniente dalle scuole…

storia di un addio e di fidelin saraceni ai finferli

Molti dicono che sia impossibile ma lei ne è convinta: il primo ricordo di cui Alissa ha sempre avuto memoria è di se stessa piccolissima, sdraiata nella carrozzina sulla strada davanti alla vecchia Baita in quel paesino di montagna. E' di lei che guarda in su, verso il cielo, mentre nevica. La carrozzina è di sky blu fuori e di tessuto bianco dentro; un telo di sky blu abbottonato sulla struttura copre le coperte in cui lei è avvolta ed una visierina di plastica trasparente a mezza altezza la ripara dai fiocchi, che scendono lenti.

Vero che la carrozzina poi venne usata anche quando nacque la sorella, ma all'epoca Alissa aveva 14 mesi. Dicono che i ricordi si formino dai tre anni ma per allora la carrozzina era già stata data via. A lei non pare di averne mai vista una foto e, anche se fosse, sarebbe stata in bianco e nero, da dove spunta il ricordo del blu?
Forse è per questa strana visione che si è sempre sentita a casa in quel paesino. O forse perché ci ha trascorso tutte…

due snack coi Nergi per gli sportivi: panini e spiedini

Certo, con una nipote sportiva "di professione", super-preparata in tema di rapporto tra sport e nutrizione, poteva sembrare un incarico facile quello di creare un paio di ricette con i Nergi, i golosi mini-kiwi che maturano proprio in questo periodo e che è possibile trovare sul mercato fino a novembre. Ma prima di tutto io non sono mia nipote: vivo in effetti una vita tutta di corsa ma sportivamente parlando sono molto, molto, molto pigra. Inoltre, beffa delle beffe, l'atleta di famiglia era fuori portata, impegnata in uno dei suoi viaggi di lavoro e non potevo neppure chiederle consiglio.

Diciamo che sapevo che per uno snack da consumare prima di una attività sportiva occorrono zuccheri sia a rilascio veloce (frutta) che a rilascio lento (amidi), oltre ad un po' di proteine, mentre dopo la prestazione è meglio puntare decisamente su proteine, vitamine e sali  minerali, escludendo gli amidi. E su questi concetti base ho elaborato le mie due proposte a base di Nerg…

paccherini alla frutta poliedrici, come Cesare

Nella serie di post a tema abruzzese, che prevedo quasi infinita, voglio ritagliarmi uno spazio da dedicare ad un incontro davvero particolare. Io di persone surreali me ne intendo abbastanza... ne ho pure una che mi vive a fianco! E poi, a guardare bene, tanto in quadra non sono neppure io. Ma questo signore, che mi è stato presentato come giornalista ma che si è poi rivelato soprattutto stilyst delle dive, merita davvero una categoria a parte.
Di solito sul blog non faccio nomi e non metto foto di persone ma credo che in questo caso la visibilità (per quanto, qui, assai modesta!) sia un piacevole vezzo più che un attentato alla riservatezza. Lui si chiama Cesare Zucca. E' entrato nella mia vita in Abruzzo ma, sorpresa delle sorprese, avrebbe potuto succedere in qualsiasi momento, dato che abbiamo un buon amico in comune, ovvero i famosi sei gradi di separazione nel nostro caso in versione ultra-ridotta!
La prima foto che ci siamo scattati insieme dunque, quando impastavano semo…

crema di zucchine per una favola da cigno

L'autunno sembra arrivare. Giornate più corte, notti fresche, una folata di vento e subito la temperatura scende. Forse è il caso di avvertire l'orto, che ultimamente continua a sfornare verdure senza badare al calendario.
Questa nella foto è la zucchina trombetta più piccola nell'orto di mio padre. La più lunga è alta quasi due metri. Raccontano tutte la stessa storia, che ho ripetuto al mio nipotino mentre giravamo tra questa questa strabiliante verzura, affascinati. E la storia è stata ispirata a Giulia, maga delle parole, dal dipinto del suo compagno Alessandro, mago del pennello. E parla di queste strane zucchine che continuano a crescere sognando di potersi trasformare in cigni.

Ovviamente ad una zucchina da 2,3 kg volevo offrire comunque un destino da favola, a compensare l'impossibilità di realizzare il suo sogno da cigno. Così l'ho abbinata ad una miscela di spezie keniota, terra stramba in cui danno a questo mix un nome inglese ispirati a quello indiano,…

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!