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jambalaya, ricetta meticcia per necessità e per virtù

In questi giorni mi piace proporre piatti stranieri buoni e facili da cucinare anche con ingredienti italiani di semplice reperibilità in una spesa sotto casa. Tra le tradizioni gastronomiche in cui è più immediato andare a pescare c'è quella americana della Louisiana, di cui tempo fa avevo parlato qui.

Tra gli ingredienti che si usano più diffusamente a New Orleans e dintorni c'è il riso, che è protagonista di tanti piatti tipici almeno quante sono le differenti tradizioni culturali che nei secoli lì si sono incrociate: la cucina locale ha fatto di necessità virtù traendo il meglio da ogni spunto ed ha così creato uno stile gastronomico meticcio molto tipico dai sapori unici e riconoscibili come assolutamente locali.

L'argomento mi appassiona e ne parlerei per ore (addirittura anni fa mi fu offerto di scrivere un libro sulla storia della cucina americana!). Cerco di limitarmi ma credo sia indispensabile una premessa prima di entrare in cucina, importante per comprendere …
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pho bo vietnamita, ananas e distanze relative

Come dicevo nel post dei pomodori farciti alla vietnamita, in questo periodo cucinare piatti di culture diverse da quella italiana non è semplicissimo: preparo con gli ingredienti che sono in grado di trovare nella mia dispensa, che non è infinita, e al supermercato sotto casa, ora non proprio fornitissimo e che comunque non ha mai avuto un granché sullo scaffale etnico.

Ad ogni modo mi sembra poco morale spingermi a fare spesa più lontano della strada in cui abito  (restare "tutti a casa" è una necessità tassativa e non un vezzo facoltativo!), così in questa fase del blog cerco ricette di altre culture che siano semplici da realizzare anche con ingredienti prevalentemente italiani.

Detto ciò, Eleonora, che vive in Francia ma fino a poco tempo fa risiedeva in India, mi ha chiesto giorni fa la ricetta del pho autentico, quello che lei mangiava sempre all'Ambasciata vietnamita di Nuova Dehli. Bello, mi dico... e ora che ricetta le do? Perchè ne avrei due.

La prima è, cred…

l'ambivalenza dei pomodori ripieni: Vietnam o Italia?

In questo periodo cucinare piatti di culture diverse da quella italiana non è semplicissimo: anche ho la fortuna di vivere in un quartiere multietnico ricco di negozietti alimentari con prodotti di tutto il mondo, ritengo poco morale avventurarmi più lontano del supermercato sotto casa per verificare se qualcuna delle mie bottegucce preferite è aperta: "tutti a casa" ha un significato preciso, decisamente superiore alle mie voglie di coerenza filologica in cucina.

Per questo ho deciso di dedicarmi, durante questa quarantena collettiva, a cucinare piatti che hanno origine in tutt'altra parte del mondo ma che, per ingredienti e per sapore finale, potrebbero quasi sembrare italiani perchè nascono con gli stessi ingredienti che utilizziamo usualmente noi o con elementi facilmente sostituibili senza snaturarne troppo il sapore finale.

Un esempio emblematico sono i ca chua don  thit (o ca chua nhoi thit), i pomodori ripieni di carne vietnamiti: per tradizione li si farcisce c…

tutti a casa... a fare onigiri ubriachi

So che oggi farà un certo effetto vedere foto di molte persone insieme ma al 7 febbraio la cosa non sembrava per niente strana! Per molti anni mente in Italia ci si preparava per il Natale in Giappone si celebrava il compleanno dell'imperatore Akihito, che cadeva il 23 dicembre e rendeva ancora più festoso il periodo che precedeva il Capodanno, la festa di punta della tradizione nipponica.
Da quando lo scorso anno l'anziano sovrano ha abdicato a favore del figlio, in nuovo imperatore Naruhito, il genetliaco (parola ufficiale) imperiale si celebra il 23 febbraio. Anche fuori dal Giappone la festa è un'occasione formalmente importante per i cittadini nipponici, tanto è vero che il Consolato Generale del Giappone ha organizzato, in tempi non sospetti, un ricevimento per brindare alla salute del nuovo Imperatore e per ribadire la salda amicizia che lega il loro Paese all'Italia. E io c'ero.
Una volta che sono stata presentata ufficialmente al Console sig. Amamiya all&…

harira, la zuppa marocchina che riconcilia con il mondo

Ogni tanto in questo periodo, un po' più spesso del solito, l'essere ed io usciamo a cena. Cerchiamo a nostro modo di osservare in modo serio la cautela da tutti raccomandata ma anche di sostenere la buona volontà dei ristoratori che stanno cercando di non soccombere rimanendo aperti. A me danno l'impressione che si tratti non solo di coraggio imprenditoriale ma soprattutto di solide certezze in merito alle proprie abitudini in tema di sicurezza alimentare e di scrupoloso rispetto di tutte le recenti indicazioni aggiuntive. Sono diversi, dunque, i locali dove ceniamo con grande serenità.

L'altra sera era hina-matsuri, festa durante la quale in Giappone si prega per la salute, la bellezza e la crescita gioiosa delle bambine ed il ristorante Shiro l'ha celebrato proponendo uno speciale chirashi dai delicati colori primaverili. Da lunedì a giovedì prossimi, invece, il ristorante Finger's Garden propone un percorso gastronomico alla scoperta di tonnetto, palamita …

ziti alla soia "quasi" italiani, in omaggio allo Straniero di Simmel

Come si percepisca generalmente lo "straniero" e quanto lo si identifichi in automatico come un pericolo l'ho imparato all'università, leggendo Simmel per il meraviglioso esame di Sociologia Urbana di quasi trent'anni fa.

Ancora oggi, dopo oltre un secolo dal saggio del filosofo e sociologo tedesco, nonostante l'attuale società occidentale si ritenga da allora ampiamente evoluta il ruolo della paura nel muovere le masse non è cambiato: una buona parte del nostro Paese ha cercato di chiudere le frontiere a qualsiasi forma di immigrazione ed ora sono gli "stranieri" che gridano all'untore appena un Italiano supera i loro confini.

Indipendentemente dalla ragioni sanitarie che giustamente invitano alla prudenza, senza la consapevolezza del ruolo sociale (purtroppo insuperato) della percezione del "diverso da sé" come "minaccia" è difficile leggere l'attualità, trovare il senso profondo delle recenti isterie e, di conseguenza…

oltre i timori con il satay, lo spiedino giramondo

In questi giorni la vita di tutti, soprattutto qui in Lombardia, è diventata improvvisamente simile a quella delle province cinesi più colpite dal coronavirus e sto assistendo alla quasi desertificazione di strade e negozi, nonostante le autorità continuino a ripetere che per soggetti  sani non si tratti in verità di un rischio  superiore a quello di una comune influenza.

I miei impegni nel mondo reale sono pesantemente condizionati dal prudente annullamento di molte attività che prevedono un piccolo o grande pubblico ma, anche se razionalmente io sono tranquilla, mi rendo conto che non posso reagire al terrore diffuso con iniziative che coinvolgano altre persone. Così decido di sfogare la mia voglia di agire attraverso la narrazione della cucina, assistendo sbigottita alla perdita di senso della réclame (adoro il termine vintage)  di moltissimi prodotti e vivendo una sensazione di sospensione, in attesa di capire l'evolversi del tutto in questa strana ed un po' isterica soci…

pizzoccheri chiavennaschi per il Calendario del Cibo Italiano MTC

So che parlare di pizzoccheri valtellinesi e pensare a listarelle di pasta di grano saraceno è tutt'uno, anche per il Calendario del Cibo Italiano by MTC, che oggi, come ogni 15 febbraio, celebra la Giornata Nazionale dei Pizzoccheri. Ma sulle Alpi esistono vari formati di pasta di grano saraceno, spesso a gnocchetti, e altrettanti gnocchi esistono preparati con altre farine. Curioso in Valtellina è il caso della Valchiavenna, che chiama i propri gnocchetti bianchi proprio pizzoccheri!

Mentre la Giornata del Calendario del 2019 si era riferita solo ai tradizionali e conosciutissimi pizzoccheri di Teglio, assurti a simbolo gastronomico della Valtellina, la Giornata del Calendario del 2018 aveva già accennato della particolarità dei pizzoccheri della Valchiavenna, senza però entrare nei dettagli della ricetta.

Ci entro oggi io, specificando, a scanso di equivoci, che non ne esiste (ancora) un vero disciplinare e che la preparazione, come ogni "classico" della tradizione p…

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!