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l'occasione della trescatura

Dato che niente succede per caso, mentre ultimamente ero seduta sulla sponda del fiume in attesa degli eventi (come dicevo qualche giorno fa) non sono passati cadaveri di nemici ma intuizioni, desideri e, guarda un po', anche qualche inaspettata conferma rispetto alle mie scelte per il blog.

Non sono mai stata in nove anni una "foodblogger" tipica: cerco poco la visibilità, non punto sulle immagini, sono quasi inesistente sui social, accompagno le ricette con le divagazioni più assurde e non sempre recensisco i prodotti che ricevo o gli eventi a cui sono invitata. L'insieme del mio comportamento generalmente allontana gli imprenditori del food, specie quelli che puntano sui blogger come forma di comunicazione, ne' il fatto in sè mi è mai sembrato un dramma.

A quelli che si avvicinano comunque, poi, chiarisco sempre da subito che non sono un'opinionista di peso ne' una giornalista dalla vasta audience e che, nonostante questo, mi gusto il diritto di selez…
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effetti di un uomo in cucina: salsa di ananas distratta con costine di maiale

All'interno dell'articolo per Mag about Food di luglio riguardo alle salsas, centroamericane ed estivissime, propongo anche una semplicissima ricetta di esempio: la salsa de piña, ovvero di ananas, che spiego essere un accompagnamento classico del maiale e che, come tutte le sue colleghe di categoria, non è esattamente definibile una "salsa" dato che per texture e pure per quantità all'interno del piatto completo assomiglia di più ad un contorno.

Raccontavo all'essere che mi vive accanto questa cosa e lui si è mostrato scettico, così ho deciso di provargli le mie ragioni sul campo allestendo un bel piatto in vago "stile caraibico" da accompagnare al meglio con questo aderezo (condimento). Vi ho però inserito patate dolci al posto dei più adatti platanos (non li avevo sotto mano ma sarebbero stati perfetti!) ed ho pure evitato, a malincuore, riso e fagioli a completare la portata, visto che lui sostiene di essere a dieta.

Abbiamo cucinato insieme, e…

un isolato progetto di piacere, senza fretta

Nove anni fa, il 13 luglio 2009, l'acqua viva con cui mi visualizzavo in rete ha cominciato a scorrere in questo blog, dapprima  solo per me, dopo qualche mese aperto anche alla alla lettura pubblica. Ho sfogliato velocemente i primi tre anni di post e vi ho incontrato una persona diversa. Oggi sono meno addolorata ed emotiva, un po' più amara ed annoiata di allora, molto più trattenuta nel parlare di me. 

Rimpiango quella scrittura del tutto e del niente che c'entrava poco con la cucina, quei titoli dei post legati all'emozione del testo senza nemmeno nominare la ricetta, quei dialoghi con altre persone che nascevano nei commenti e proseguivano nel tempo, da un post all'altro. Non rimpiango la persona che ero sul web, sarebbe stupido, ma quel modo personale che mi ero inventata per starci.

I motivi per cui iniziai quesa avventura mi sono molto chiari ora. Meno quelli per cui la continuo. Cioè: non capisco perché ho portato avanti negli ultimi anni i miei post in que…

ekiben alla croata per il Summer Box di Dole

Periodo di spostamenti, chi per vacanza chi per necessità. E se i viaggi sono lunghi uno snack fresco e salutare può essere molto utile. Ci ha pensato Dole, che mi chiede di inventarmi una Summer Box di "cibo da viaggio" con la sua meravigliosa frutta.



La prima cosa in assoluto che mi viene in mente sono gli ekiben giapponesi, ovvero quei bento (schiscette) con specialità stagionali della zona che vengono venduti in ogni stazione ferroviaria nipponica. da consumare durante il viaggio in treno. Ovviamente hanno lo scopo, oltre che di ristorare i viaggiatori, di diffondere in tutto il Paese la conoscenza delle specialità gastronomiche locali. 

Qui, ad esempio, l'ekiben della stazione di Kobuchizawa, nella prefettura di Yamanashi, che pur non affacciandosi sul mare è la patria dell'awabi, l'abalone, tradizionalmente conservato nella soia (...un po' come nel nostro Piemonte, senza mare, dove molti piatti contemplano le acciughe sotto sale!).



Quello che mi diverte pe…

una torta di cioccolato dall'aspetto strano e dalla consistenza da favola

Lo so, non è luglio il momento ideale per accendere il forno ne' per pensare a dolci ricchi di cioccolato da servire sotto al pergolato, ma il compleanno è adesso, la richiesta è una torta che sappia di cioccolato... io che ci posso fare?!

L'idea, se non proprio estiva, è almeno quella di una torta morbidissima e umida, che avrei anche potuto profumare ulteriormente con o liquori, ma che ho preferito lasciare semplice perché piacesse ad una famiglia con componenti di varie età e culture.  

Non si tratta di un dolce dal cuore morbido: l'interno resta uniforme e curiosamente "spugnoso", cosa che, in contrasto con la croccantezza della superficie, regala in generale alla torta una consistenza originale, che è piaciuta molto. 

Ne avevo letta ed annotata la ricetta millenni fa, mi spiace non sapere più da che fonte, mi pare fosse in rete. Ma ci ho messo del mio, seguendo pedissequamente le dosi di quegli appunti ma cambiando alcuni ingredienti per giocare un po' con …

focaccine ai formaggi e frutta, senza destinatari ma con un loro perchè

"Vuoi portare qualcosina in ufficio per il tuo compleanno? Magari salato o dolce?" Da una semplice domanda sono scaturite infinite ipotesi, che partivano con "salato con un tocco dolce", passavano per golosità e diffidenze gastronomiche di vari colleghi, tenevano conto di altre due ricorrenze in ufficio nella stessa settimana, consideravano un'infanzia senza festicciole di compleanno con i compagni di scuola o gli amici del cortile, terminavano con la conclusione che forse fosse meglio non portare nulla. 

Io ho preparato lo stesso un'ottantina di focaccine "salate con un tocco dolce", così, nel caso si cambiasse idea all'ultimo momento. Ma, nel frattempo, c'è stato un pomeriggio domenicale nel giardino di amici dove era un peccato presentarsi a mani vuote, e la sera dopo vuoi mettere la goduria di uno dei nostri film preferiti da seguire accoccolati sul divano con un vino bianco ben freddo e un vassoio di focaccine da condividere romanticam…

peperoni farciti alla croata: massaia batte bustina millemila a zero!

Riprendere a parlare di cucina non è facilissimo, soprattutto con il tono scanzonato che avevo in mente per questo post. Mi limiterò all'aspetto "documentaristico" ed umano, che l'umore magari sa beneficiare della concentrazione e della dolcezza richieste da una simile impostazione.

Dopo una lunga serie di articoli e ricette a base di riso penso di cambiare direzione dedicandomi ai peperoni bianchi croati che di solito si cucinano ripieni di carne, per scoprire poi che nella farcia è presente riso crudo. Quando si dice il caso...



I peperoni bianchi, babura paprika, in Croazia sono reperibili facilmente proprio in questa stagione. Ne ho in frigo tre e decido di prepararli, appunto, come punjene paprike, ovvero farciti e cotti nel pomodoro, ricetta tipica che con piccole varianti è diffusa anche in altri Paesi limitrofi e che ogni famiglia, ovviamente, prepara secondo i propri criteri.



La versione più semplice prevede di profumare carne trita di manzo o maiale con aglio, …

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!