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non tutti i roll giapponesi sono sushi: involtini giapponesi di carne e funghi

Nonostante io cucini spessissimo giapponese, mi rendo conto che da troppo tempo non pubblico sul blog una di quelle ricettine nipponiche che tanto adoro nel quotidiano. Essendo appena passato in Italia il momento dei funghi, ecco che racconto una delle mie ultime prove casalinghe, un piatto di carne e funghi, per contraddite chi pensa che la cucina giapponese sia fatta solo di pesce! Appartiene al filone degli  Yawata-maki , 八幡巻, che avevo già presentato qui in versione primaverile con asparagi tanto tempo fa. Il termine inizialmente definiva degli involtini di carne e bardana, pianta tipicamente coltivata nella prefettura di Yawata, ma con il tempo si è esteso a tutti gli involtini cotti di carne e verdura. Qui le fettine di manzo avvolgono degli  enokitake,  funghi   allungati, sottili e dalla piccola capocchia che crescono in famigliole, in natura sui ceppi di alcune piante, dove prendendo luce e diventano marroncini. In quel caso sono chiamati nameko , なめこ, mentre quelli coltivati,
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risotto allo zafferano con pollo e uvetta, tra Afghanistan e Marchesi

Da qualche mese è tornata alla ribalta la questione afghana ed è come se di colpo avessimo scoperto che non bastano vent'anni di "mentalità", a volte proposta ed a volte imposta, sempre e comunque presentata come alternativa, per ribaltare una "cultura" profondamente radicata e come tale vissuta, per quanto recente o manipolata possa apparire vista dall'esterno.  Esattamente undici anni fa scrivevo di questo strano modo in cui donne italiane militari provavano a fornire strumenti di pace e di benessere a donne contadine afghane rispettandone il quotidiano, la cultura e la fede, semplicemente attraverso la  coltura dello zafferano .  Questo, come altri progetti simili, sono ora stati spazzati via da un pasticcio storico/politico forse ancora peggiore di quello attraverso cui anche noi tranquilli abitanti di un Paese pacifico eravamo venuti a conoscenza vent'anni fa dell'esistenza dell'Afghanistan e di tutte le oscure trame di cui pareva protagonis

spaghetti Saragolla alle mele per il World Pasta Day

Anche se in onore del World Pasta Day potrei rimandare al post precedente o al mio articolo sul Calendario del Cibo Italiano che raccontava dei  cappellacci di zucca ferraresi , ho deciso di raccontare il mio personale mondo attuale attraverso un piatto di pasta tutto dedicato a questa giornata di celebrazione. Ho più volte raccontato di avere una mamma svizzera con una mano tutta sua in cucina, che però non ci ha mai preparato la pasta con purea dolce di mele che le servivano nel collegio della Svizzera interna dove ha studiato da ragazza. Ho più volte citato l'essere napoletano che mi vive a fianco, golosissimo delle ricette tradizionali della sua terra, soprattutto i piatti all'apparenza più semplici come pasta e patane . Ho più volte dimostrato come la cucina sia per me una forma di conoscenza, come ricette internazionali tipo patate caramellate danesi o mele al bacon statunitensi che mi entrano nell'anima, e sia una forma di espressione, che traduce quel che so e ch

garganelli prosciutto e piselli, tra sfoglia e pasta

Dopo aver partecipato finalmente in presenza ad un corso di sfoglia emiliana tirata a mano tenuto da  Rina Poletti  mi sono resa conti di quanti errori avevo fatto nei miei tentativi precedenti , quando seguivo questa mitica e simpaticissima insegnante solo on line. E' da qualche settimana quindi che  preparo in casa pasta fresca ogni volta che posso.  Anche l'essere che mi vive a fianco ha registrato il cambiamento, trovandosi quasi ogni domenica più che volentieri, a sua detta, a pranzare "come si deve" con piatti di pasta tradizionali italiani invece che con i miei strani esperimenti di cucina internazionale. E mi ha pure chiesto la differenza tra pasta di grano duro e non, segno che l'argomento lo tocca davvero, e si è pure  sorbito con pazienza la mia risposta storico-geografica "senza fare un plissè", come avrebbe detto mia nonna. Vero che intanto stava mangiando garganelli... La "pasta secca" è un impasto di semola di grano duro e acqua

la rivincita della "polentina molla", con pesce e broccoli

Oggi si parla di polenta. E se nell'articolo per il Calendario del Cibo Italiano  racconto la polenta come fenomeno regionale, in questo spazio più privato mi addentro nelle esperienze della mia famiglia, partendo dall'irrisolta contrapposizione tra la “polentina molla” di mia zia  Bettina, che io adoravo e che mi ha insegnato le poche cose che ho imparato in cucina da bambina, e la "polenta dura" preferita da suo fratello Antonio, che poi era mio nonno, il quale ha trasmesso il suo gusto personale anche a mio padre e ai miei fratelli. Curioso come all'interno della stessa famiglia, cresciuta sulle montagne del Bellunese, esistesse (ed esista ancora in noi discendenti) la stessa differenza di pensiero che di solito contrappone i Veneti ai Bergamaschi...   Ma un'altra serie quasi infinita di differenze di gusto era ricorrente da noi in famiglia in tema di polenta, quando quasi ogni domenica da autunno a primavera mio padre rovesciava sul tagliere la su bella po

pere e cetrioli per la luna bianca di tsukimi

Questa sera sarà luna piena. Non so voi ma io farò come i Giapponesi, che si riuniscono in famiglia o tra amici per ammirarla, bevendo sake e cercando di intravvedere tra le ombre della sua superficie la sagoma di un coniglio che pesta il riso per ricavarne dei mochi , i dolcetti di riso che proprio stasera accompagneranno la serata. Si tratta dei riti dello Tsukimi , la contemplazione della luna piena di metà autunno, che avevo raccontato nei dettagli  qui  e che rappresenta uno dei tradizionali appuntamenti dei Giapponesi con le stagioni ed il loro sfumare l'una nell'altra, tanto che le nostre quattro stagioni usuali, che hanno periodi leggermente sfalsati rispetto ai nostri per differenze sia microclimatiche che culturali, in Giappone sono annunciate da una quinta stagione (il cinque è un numero molto amato, in quella terra!): si chiama  Doyo e coinvolge i 18 giorni che precedono l’inizio di ognuna delle stagioni canoniche.  Inoltre esistono 24 “sottostagioni”, raccolte nel

pancakes di banane, casualmente senza uova e volutamente senza moda

So che impazzano, soprattutto Oltreoceano ma un po' anche qui, mode gastronomiche in cui regimi alimentari legati a patologie specifiche, a scelte morali di vita o ad altre necessità particolari vengono seguite da molte persone che non ne avrebbero in realtà bisogno ne' motivazione profonda in quanto ritenute indiscriminatamente "buone e salutari" per chiunque, senza la prudenza di consultarsi in merito con un medico o con uno specialista in nutrizione.  Ovviamente ciascuno è libero di fare scelte personali, se ne assume la responsabilità e non ha diritto a giudicare chi si comporta diversamente... quindi non c'è da stupirsi se prendo una ricetta di quelle "no glutine, no latticini, no uova" eccetera e me la trasformo a gusto personale.  Si tratta dei pancake di banane, che ho preparato qualche giorno fa per una colazione a due un po' speciale. Non per scelta vegana, egg free o light, ad essere sinceri, semplicemente perchè avevo due banane molto ma

polpette di agnello in omaggio a La Rioja

In questo periodo, come avevo già detto in articoli precedenti, la voglia di ricominciare a viaggiare si è fatta potente e cerco di contenerla mettendo in tavola sapori ispirati dai Paesi in cui vorrei tornare o che vorrei scoprire.  Parlo raramente della Spagna, ad esempio, che è uno delle mie nostalgie più forti. Ne conosco bene la parte meridionale e centrale e mi piacerebbe conoscerne meglio tutto il nord, di cui mi affascinano profondamente sia il lato selvaggio che quello storico, entrambi molto legati alle narrazioni ed alle esperienze profonde del Cammino di Santiago.  Me lo sono studiato bene, il Camino Frances , tanto da ricostruirlo qualche anno fa, per una cena storica a tema, ripercorrendo il tracciato dai Pirenei a Finisterrae attraverso le specialità gastronomiche di epoca medievale e rinascimentale dei vari territori che un antico pellegrino avrebbe incontrato nel suo viaggio.  Una delle tappe “classiche” del Cammino è Logroño, capitale della regione de La Rioja, la zon

esercizio di yoshoku inverso: zucchine e cipolle "alla giapponese"

Oggi è un piccolo momento "inversamente yoshoku" , visto che presento un piatto non cucinato da giapponesi con ingredienti stranieri ma preparato da una casalinga italiana con ingredienti giapponesi.  Ne sono protagoniste le zucchine, verdura oramai diffusissima nel Paese nonostante ne sia iniziata la coltivazione in Giappone solo in pieno '800, solo dopo la loro parente americana zucca che arrivò sulle tavole nipponiche poco prima della fine del '700. Che le zucchine siano una verdura relativamente "nuova" per i Giapponesi è testimoniato dal loro nome, "zucchini", di chiara derivazione occidentale, che viene scritto in katakana, i caratteri destinati alle parole straniere.  Ciò nonostante sono divenute rapidamente protagoniste quasi d'obbligo delle "zuppe del giardino del tempio" (o unpen-jiru , come le definisce Elisabeth Andoh),天ぷら tenpura e かき揚げ kakiage stagionali, oltre che di molti piatti giapponesi estivi di nuova generazione,

pollo riso e curcuma: Hainan, Singapore o Filippine?!

Da qualche anno, anche pre-Covid, per ragioni assolutamente indipendenti dalla mia volontà sto viaggiando decisamente molto poco rispetto di prima, per lo meno al di fuori dell'Italia.  Però il mio destino gastronomico da globetrotter non si è dimenticato di me e mi continua a mandare amicizie, conoscenze e contatti dai luoghi più disparati del mondo. Tra loro si incrociano in modo a volte curioso, come questa amica filippina che, tornata in Italia dopo qualche mese in patria, mi porta in dono delle radici fresche di curcuma ed il racconto di un piatto spettacolare che ha assaggiato durante un suo soggiorno a Singapore. Non ne ricorda esattamente il nome ma quando comincia a descriverlo, "un pollo cotto a vapore con tante spezie e poi servito con riso preparato con l'acqua del pollo: un po' grasso ma buonissimo" a me viene in mente la ricetta cinese del pollo come lo si prepara nello Hainan, un arcipelago a sud della Cina.  A Singapore, dice l'amica, è un pi

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!