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Visualizzazione dei post con l'etichetta umbria

parmigiana di cardi... panitaliana!

A Roma ho assaggiato tempo fa una parmigiana di cardi che ha lasciato il segno. Io li avevo sempre preparati alla "nordica", gratinati  con formaggi e besciamella, oppure utilizzati per piatti stranieri, tipo con gli ossibuchi in un  koresh persiano , ma o ggi ho deciso di cimentarmi con questa idea della parmigiana.  Quella assaggiata vedeva i cardi a strati con semplice salsa di pomodoro, mozzarella e parmigiano. Ho scoperto poi, parlando con l'autrice, che non si tratta di una specialità romana ma della sua personale declinazione, vagamente partenopea, di una ricetta di famiglia arrivata dal suo ramo umbro. Mi sono resa conto, insomma, che anche senza contaminazioni estere la cucina regionale italiana odierna ha la sua bella parte di evoluzione "fusion"! Così, fatte salve le basi nella tecnica di frittura dei cardi e nella presenza di pomodoro, me  la rivedo pure io, questa benedetta parmigiana, senza pormi particolari remore filologiche. Arricchisco...

ceci mandorle e cocco... coerenti!

Sono in tremendo ritardo. Il mese scorso è stato un turbinare di impegni nella vita reale e qui sul blog non sono riuscita a godermi tutto quello che avrei voluto. Tra cui, mancanza fortemente sentita, l'appuntamento mensile con  Salutiamoci ... Stavo rischiando di fare la stessa fine anche questo mese ma ho deciso che non me lo sarei mai perdonato... ed eccomi   oggi , velocemente e in extremis, a cucinare per questa istruttiva raccolta un piatto che contenga entrambi gli ingredienti dei due mesi in questione. Ne è uscita una ricetta che mi spinge, questa volta, a confrontarmi con il senso della "località" degli ingredienti. La raccolta di marzo vedeva come protagonisti   i ceci , ospitati da Katia di  Pappa&Cicci , mentre aprile è dedicato alle mandorle ,   accolte da Francesca dei Paciocchi di Francy , entrambi prodotti ovviamente "di stagione". Anche se non esattamente qui, in quella parte della Lombardia prealpina dove vivo e dove non...

il bene nascosto

Questo ultimo mese è stato un vortice, ancora più di tutti i mesi precedenti. Si è fagocitato il mio tempo e le mie energie con tale voracità da non lasciarmi nemmeno capire che intanto è arrivata pure la fine dell'anno. Mi è rimasto il fiatone per tutte le corse fatte, gli spaventi presi, i problemi affrontati... e ciò nonostante so di aver lasciato un milione di faccende incompiute. E questo stranissimo e complicato anno si chiude con la consapevolezza che la cosa non è affatto importante. Per quanto riguarda il blog ho davvero pubblicato poco. Da una parte è un peccato avere l'archivio stipato di ricette, riflessioni, storie, spunti e fotografie che premono per uscire con una continuità che non mi sono potuta permettere, dall'altro so benissimo che tanto io sono fatta così: fino a che il computer non scoppia so che continuerò ad accumulare. So che prima o poi verranno tempi sufficientemente dilatati da lasciare respiro anche alla pubblicazione. Non li posso prevede...

"a pane e acqua"

Capitava da bambini di sentirsi minacciare: "per castigo ti chiudo in camera per tutto il giorno a pane e acqua!" Non mi è mai parsa una punizione tanto terribile, anche perchè con il pane secco e l'acqua mi divertivo a giocare alla cuoca e a preparare bellissimi intrugli da servire per merenda alle bambole. Poi crescendo ho incontrato in molte regioni italiane delle minestre a base proprio di pane e acqua, che mi hanno sempre regalato una sensazione di calore domestico e che mi sono sempre divertita a sperimentare. La mia preferita resta la più semplice in assoluto: il pancotto umbro. Ma parliamo di pancotto o di acquacotta? Sono due preparazioni differenti, entrambe con nomi poetici ed origini povere e remotissime, almeno quanto, appunto, il pane. I Micenei già confezionavano del pane d'orzo 2000 anni prima di Cristo e nella Grecia classica si producevano ben 72 differenti tipi di pane. A Roma Giove, il più potente degli dei, era denominato Pistor ...

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!