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Visualizzazione dei post con l'etichetta patate

le ricette della nostalgia: gnocchi di peperoni alla rucola

Ogni tanto cucino anche italiano, anche se non sempre tradizionalissimo. Più che altro reinterpreto, oppure invento con quello che ho in casa. Ieri mi sono concessa una giornata di stacco dal mondo, avevo bisogno di resettarmi e vivermi a pieno la malinconica tristezza di qualche momento solo mio. Oggi va meglio, dunque cucino.  Sfogliando ieri in modo distratto vecchie riviste di cucina mi ero lasciata sedurre da una ricetta anni '90 che ho deciso facesse proprio al caso del mio mood nostalgico. Ovviamente la tendenza alla personalizzazione non mi abbandona neppure oggi, e come "improvvisazione" utilizzo un peperone rosso che negli ultimi giorni giaceva solo soletto abbandonato in frigo e quel paio di cucchiaiate di mascarpone avanzate dall'ultimo dessert (che, no, non è pubblicato qui). Alla tentazione di modificare non resisto, ed ecco i miei gnocchi di peperoni e patate, che in parte si ispirano alla ricetta (per la verità abbastanza diversa) pubblicata a pag. 53 ...

Moritsuke, la complessa arte giapponese dell'impiattamento

Come dico spesso: in Giappone ogni piccolo gesto può diventare una forma d'arte. Facendo nelle scorse settimane esperimenti di impiattamento per una serie di conferenze da tenere sul Moritsuke ,盛り付け,dove mori (盛り)è “porzione” e tsuke (付け) "disposizione”, ho dovuto cucinare alcune pietanze per poterne poi studiare la disposizione in stoviglie correttamente selezionate. Non entro ora in merito ai dettagli di questa sorprendente arte, di cui ho scritto in parte nel libro Sahō * e di cui invece do dimostrazione pratica ai Japan Days  di dicembre a Roma. Ne' commento qui i risultati estetico-compositivi dei miei primi, timidi tentativi di esprimermi con procedure che richiedono competenze profonde e complesse, legate non solo a forme e colori come potrebbe sembrare a noi, ma anche a concetti come yin-yang , stati d'animo del cuoco, considerazione nei confronti dell'ospite, rispetto dello spazio, stagionalità e tanto altro ancora. Semplicemente qui nel blog riporto tre...

Sahou: l'unico libro italiano sulle buone maniere alla tavola giapponese

Questo blog da anni funziona come una piccola finestra aperta sulla mia realtà. Molto parziale, con poco o niente di privato, ma da qui si sarà comunque capito quanto io sia curiosa di ciò che mi circonda, quanto mi piaccia conoscere le storie che si celano sotto la superficie e quanto io ami scrivere. Se queste passioni convivono in me fin dall'epoca delle medie, poco più tardi si è aggiunta la cucina, subito dopo i viaggi e più avanti il Giappone, ovvero i temi che tratto spesso qui dentro. E che, poco per volta, sono diventati argomento di vita, oltre che di blog (e di vignetta iniziale). Ed ora tutto questo pandemonio di esperienze è finito dentro un libro: SAHŌ (termine che in mancanza nel font del carattere "Ō" si può scrivere anche SAHOU). Ovvero modi e gesti per gustare al meglio il cibo giapponese (perchè cambiando le modalità ne cambia il sapore!) e per "comportarsi bene" a tavola, così da rispettare cibo, commensali, cuoco, ambiente, eccetera.  Il vol...

New Orleans a tavola: menu di compleanno "Southern" parte 2

Ed eccomi con la seconda e penultima parte del menù a tema Louisiana iniziato  qui , dove avevo raccontato un tè come bevanda a tutto pasto, il cocktail di aperitivo con due stuzzichini, e come main course un  jambalaya in stile Cajun.  Oggi invece presento (con foto orribili, come purtroppo in tutta questa occasione) tre ricette di verdure: in questo pranzo le ho usate come contorni, e le dosi sono così calibrate, ma queste specialità possono essere tranquillamente interpretate diversamente. Vediamo come: MONDAY RED BEANS - FAGIOLI ROSSI DEL LUNEDI' Riso e fagioli rossi è un piatto talmente tipico del lunedì a New Orleans che, pur essendo una preparazione molto popolare, viene servita in quel giorno anche nei ristoranti più eleganti. In questo caso ho omesso il riso, che si serve di solito bianco, a fianco dei fagioli. Volendo, se si lascia un po' più lungo il brodo e si passa una maggior quantità di fagioli, può diventare un'ottima minestra da servire come pr...

pranzo giapponese parte 2: konnyaku, ma anche melanzane e patate dolci

Nello scorso post ho presentato l'intero menù giapponese  servito ad amici, soffermandomi su concetto fluido di stagionalità giapponese rispetto all'estate concepita da noi, proponendo di quel pranzo solo un paio di ricette. Qui riprendo le fila del discorso interrotto, senza più discettare di concetti astratti perchè vado direttamente al sodo delle ricette. Comincio con un'insalata di cetrioli e Konniaku (蒟蒻 oこんにゃく). Si tratta di una gelatina solida, di cui avevo già illustrato qui un possibile utilizzo, ricavata dal bulbo di una pianta genericamente conosciuta con la pronuncia cinese degli stessi kanji, " konjac" , ma detta anche akuma no shita , 悪魔の舌, "lingua del diavolo", per l'aspetto particolare e l'inquietante odore* del suo grosso fiore.   Questo ingrediente, utilizzato in infiniti modi dalla antica tradizione culinaria giapponese, qui in Italia è conosciuto prevalentemente nella versione ridotta in spaghetti, quegli shirataki  (白滝 , let...

ma i pierogi sono ravioli davvero polacchi o no?

Come ho spesso detto  parlando di cucina ucraina , nell'area dei cosiddetti "Paesi dell'Est" si sono sviluppati nei secoli molti piatti similari. Le ragioni non stanno solo nelle analogie climatico/territoriali che producono ingredienti in comune, ma sono soprattutto in quelle culturali: in origine molti di quei territori appartenevano ad un unico "Regno degli Slavi", il Ruś di Kyiv , che tra il XI e il XIV secolo riuniva parti delle odierne Ucraina, Russia, Bielorussia, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.  A capo di questo territorio indiviso era nel XI secolo la città di Kiev (pronuncia russa, mentre in ucraino si scrive Kyiv, letto "Kìiv"). Oggi il nucleo quell'area, detta Rutenia, è in parte in territorio ucraino ed in parte bielorusso. A questa antica cultura gastronomica appartiene anche la pasta ripiena, di cui parlo oggi perchè la mia amica  Rosanna mi ha proprio chiesto la ricetta dei pierogi (al plurale, che si pronuncia: "...

la mia pasta colorata: qui in due formati, con due condimenti di zucchine e un ringraziamento

Pasta Tua , la scuola di sfoglia emiliana di Rina Poletti è grande perchè non insegna solo a impastare e tirare alla perfezione quella pasta all'uovo tradizionale che tanto amo. Con lei impari a rispettare ciò che fai ed a condirlo di allegria. E' lo spirito con cui mi sono cimentata ultimamente in un paio di occasioni con la pasta di semola colorata, che mi viene bene proprio grazie alla cura nei gesti e all'attenzione per i dettagli acquisiti lavorando con Rina (grazieeeeeee!!!!!), anche se la pasta di semola con lei non l'ho mai preparata. In un caso si trattava di orecchiette multicolor destinate ad un pranzo quasi a piatto unico con amici, nell'altro di malloreddus serviti come primo piatto in una cena su commissione a tema "bandiera italiana".  L'impasto è il medesimo, adatto ad entrambi i formati: qui lo riporto nella dose per 4 persone e 3 colori più il bianco ma ovviamente, fatta salva la proporzione tra acqua, semola e colorante in polvere, ...

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!