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tempo profumato

Un blitz di lavoro a Noto. La pasticceria di Assenza chiusa per ferie, la festa del patrono San Corrado in pieno svolgimento, l'incontro con una parte di Sicilia che conosco poco e che ho dovuto rubare di sfuggita nei ritagli di tempo. Ma che tempo...


A Catania il benvenuto dell'Etna stagliato su un cielo (per me che arrivo da un grigiore costante di giorni)  sconvolgentemente azzurro,


cielo che a Noto diventa ancora più blu, come a duettare con i pizzi barocchi delle sue pietre chiare. E poi architetture che si rincorrono,


monumentali e domestiche senza sostanziali differenze,


insieme decadenti e perfette nel racconto di una vita di sole, di fatica e di bellezza.


E poi la sacralità di riti solenni, che coinvolgono profondamente gran parte della popolazione,




sotto gli occhi innocenti di mascherine pagane che forse non li distinguono davvero dal (casualmente contemporaneo) Carnevale.




Fino ad arrivare alla gastronomia. Che merita un capitolo a parte, iniziato con una colazione di frittelle da un pasticcere consapevole del suo ruolo in paradiso,




proseguito con una infilata di bancarelle




e terminato con un tuffo nel profumo di un limoneto durante la raccolta...



Non parlo qui della meraviglia di ogni sapore, che fosse quello di uno spuntino per strada, di un pranzo veloce in trattoria o di una cena in un ristorante importante. Mi limito a provare subito quelli che sono riuscita a portarmi a casa, avvolti tra i vestiti del bagaglio a mano. Senza quelle materie prime, sinceramente, qui riuscirei a ricreare ben poco di quelle squisitezze.

Tra le più semplici provo subito a rifare le frittelle che il pasticcere mi ha detto di preparare solo di domenica, le sfince di riso. Ne esistono infinite ricette; io ne ho seguito una siracusana ma mi sono subito resa conto che non corrisponde a quella assaggiata a Noto, che probabilmente aveva parzialmente frullato il riso ed incudeva di certo uova.

Alla mia versione ho però aggiunto l'aroma dei limoni appena colti. Perché le mie giornate netine sono state senza fiato e senza tempo. Ma quel poco tempo com'era profumato...


Sfince di riso al miele e limone
ingredienti per circa 50 frittelle:
150 gr. di riso Roma
150 gr. di farina 0
20 gr. di lievito di birra
2 limoni
4 o 5 cucchiai di miele di fiori di arancio (o di agrumi)
zucchero semolato
sale
olio per friggere (io ho usato arachide, la ricetta originale prevede extravergine di oliva)

Cuocere il riso per 20 minuti in acqua bollente leggermente salata fino a che è decisamente morbido, scolarlo conservando un po' della sua acqua e lasciare intiepidire.

Grattugiare finemente la scorza di limone, tenerne da parte un cucchiaino e mescolare il resto alla farina.

Sciogliere il lievito in 50 ml. di acqua del riso tiepida e 50 di acqua normale con 1 cucchiaino di zucchero e versare sul riso insieme alla farina.

Mescolare energicamente per una decina di minuti (o almeno 5 con il gancio della planetaria), quindi coprire e lasciar lievitare in luogo tiepido per un'ora.

Scaldare l'olio a 180°; pescare mezzo cucchiaio di impasto e calarlo nell'olio con l'aiuto di un altro cucchiaio, in modo da ottenere delle polpettine leggermente allungate, che andranno fritte fino a che sono ben dorate e poi scolate su carta assorbente.

Diluire il miele a caldo in un pentolino con 1 cucchiaio di succo di limone, quindi versare sulle sfince, spolverizzare con una leggera presa di zucchero a vero e decorare con la scorza di limone tenuta da parte.


PS: Sfince di riso e ragusano
Mi sono concessa anche una variante salata, dato che l'impasto è in fondo neutro: ho unito alle ultime cucchiaiate anche un po' di ragusano tritatissimo ed un pizzico di pepe, pepe che ho aggiunto anche al miele del decoro, evitando lì lo zucchero. Lo so, sono incorreggibile...
  • rivoli affluenti:
  • la ricetta originale delle sfince è tratta da uno degli infiniti libri sulla Sicilia di cui ho fatto incetta fra le bancarelle della festa di San Corrado. Nella versione siracusana vengono chiamate crispelle: Antonio Uccello (cura), Del mangiar siracusano. Itinerari gastronomico-letterari e anche archeologici, Azienda Provinciale Turismo di Siracusa, 1969.


Commenti

  1. In Sicilia? Così, senza coinvolgere chi è fortemente indecisa se essere più napoletana o più sicula inside?

    Bene, bene: continuiamo così...facciamoci del male!

    RispondiElimina
  2. ecchillà, ti telefono e non rispondi, ora capisco! ah ma bravaaaaaa vai in sicilia e mollaci qui :(
    baci annalù!

    RispondiElimina
  3. @virò: vedi che sacrifici si fanno per lavoro...

    @babs: ribadisco: è uno sporco lavoro ma qualcuno doveva puera farlo.

    RispondiElimina
  4. Annalena, come vorrei fare anch'io questo "sporco lavoro", il benvenuto dell'Etna è struggente, le sfince irresistibili...hai fritto anche tu e che fritto ;-)

    RispondiElimina
  5. Adoro i tuoi post fotografici, perchè coprono quel piccolo miracolo di dare luce aggiuntiva alla tua scrittura già molto evocativa di se.
    Poi è Sicilia...e quindi non posso che sorridere :)))

    RispondiElimina
  6. @libera: di tutte le golosità sfilate sotto i miei occhi mi sono portata a casa solo formaggio e limoni... come potevo non utilizzarli subito?!

    @gambetto: come al solito (un po' come a Napoli) qui si rimane in famiglia!

    RispondiElimina

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