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la balena bianca

Si sente come una balena spiaggiata: inerte, sbigottita, ingombrante. In attesa dell'onda giusta che la riporti in un mondo familiare. Bianca è ancora tramortita dalla fine del suo amore, dal rifiuto di essere accettata per quella che è, dal conseguente mutamento totale della sua vita.

Una storia che finisce condiziona tutto: i gesti quotidiani, la visione del futuro, le logiche di vita intrinseche nei gesti e nei pensieri da cui ci si lasciava cullare, le certezze che ci proteggevano fino a pochi istanti prima. Bianca si sente ancora strana, come lontana dalla vita reale, eppure tutti quelli che la conoscono la esortano: "ma sono passati più di due anni, non mi dirai che sei ancora in lutto!"

Bianca non dice nulla. Per la verità di questo argomento proprio non ha mai parlato, ne' a botta calda ne' adesso, ne' probabilmente le verrà mai: il dolore è talmente forte che a parole è inesprimibile.

Come un lutto, forse è vero, con la differenza che chi muore non se ne va per scelta, non decide apposta di sbattere la porta in faccia ai suoi cari, di gettare le esperienze comuni nella spazzatura e la persona amata nella solitudine. E nemmeno ti capita per caso sotto gli occhi mentre continua una vita con altre logiche, altri scopi, altre persone...

Bianca aspetta l'onda ma anche no: non ha la volontà di riprovare a tuffarsi nel mondo con le proprie forze. E poi quelle poche che si sente addosso preferisce utilizzarle per respirare, aprire e chiudere gli occhi ed altre poche piccole cose così, semplici ed indispensabili alla sopravvivenza.

Un giorno un'amica la invita a cena e le chiede di arrivare un po' prima. Non si trova di fronte ad un appuntamento combinato, per fortuna, ma ad un piatto da preparare insieme, chiacchierando e sorseggiando vino bianco ghiacciato. E quando poco dopo suona il campanello sono un altro paio di amiche, a sorpresa, che lei conosce poco ma che durante la serata si rivelano interessanti e simpatiche.

Nella conversazione si alternano gli argomenti più impensati e casualmente, quasi stranamente, non si parla mai di uomini. Quando a tavola arriva la portata del pesce al cartoccio, quella che hanno preparato insieme, l'aroma sprigionato dai dadini di balena (...ops, no, cioè... di rana pescatrice) messi a nudo dentro l'involucro le fa luccicare gli occhi di serena verità.

Non servono tanti discorsi quando le proprie mani riescono a creare qualcosa di tanto "buono"... Non servono un'onda od una destinazione. Basta un gesto, basta un profumo, senza neppure muoversi. Basta un lapsus sul nome di un pesce per farsi illuminare da un flash: "sono io che mi sono tagliata a pezzetti da sola..."

Basta un battito di ciglia e Bianca finisce per pronunciare senza parere, in mezzo alle leggere chiacchiere della serata, l'unica frase importante che le esce di bocca dopo due anni di sopravvivenze e silenzi. E le viene fuori  a sorpresa, mentre con il tovagliolo si asciuga una goccia di sughetto che cola dal suo timido sorriso nuovo: "si ricomincia."


Cartocci di pescatrice al limone, vaniglia e timo
ingredienti per 4 persone:
320 gr. coda di rospo in un unico pezzo (al netto circa 250 gr. di polpa)
2 carote
1 porro
1 piccolo limone
1 cucchiaino di miele di timo
1/2 stecca di vaniglia
1 cucchiaio di foglioline di timo-limone (+ 4 rametti per decorare)
1 cucchiaio e 1/2 di olio al bergamotto
pepe bianco
sale

Eliminare l'osso centrale e le pellicine dalla coda di rospo e dividere la polpa in 16 dadi di dimensione uniforme.

Miscelare in una ciotola l'olio con le foglioline di timo, un pizzico di sale e una macinata di pepe e adagiarci i dadini di pesce, mescolando bene in modo che sia possa insaporire da tutti i lati e lasciando riposare coperto fuori dal frigo.

Scaldare al microonde il limone intero per 15 secondi a potenza 900w in modo da favorirne la spremitura, quindi spremere e filtrare il suo succo in una ciotolina e sciogliervi il miele.

Aprire la bacca di vaniglia in due per il lungo, grattarne i semini dentro il limone, deporvi anche la stecca e scaldare per 35 secondi al microonde coperto, quindi far riposare due minuti.

Tagliare il porro in due per il lungo, eliminare le radici e la parte molto verde e sfogliarlo, ricavandone delle strisce regolari e tagliare le carote a fettine sottili con un pelapatate.

Scegliere 4 bei nastri di porro e 4 di carote tra i più larghi e ridurre gli altri a filini sottili, lunghi circa 4 cm., quindi cuocere sia i nastri che i filini a vapore (le verdure vanno in un cestino sollevato dentro un contenitore coperto sul cui fondo si versa un dito di acqua) al microonde per 5 minuti a 900w (*).

Preparare 4 quadrati di carta fata (o carta forno bagnata e strizzata) in 4 tazze, in modo che contengano facilmente il ripieno senza sbrodolare... I miei erano 25x25 cm. perchè volevo dei fagottini poco voluminosi, ma se i fogli sono da 40 o 50 cm. risultano dei ciuffi di carta più scenografici. Preparare anche 4 pezzetti di refe da cucina lunghi circa una spanna.

Avvolgere 8 dadini di pesce nelle strisce di porro e 8 in quelle di carota e versare la julienne di verdure nell'olio di marinatura del pesce, salando leggermente e rimestando per condirle bene.

Distribuire la julienne nei cartocci, deporre due rotolini verdi e due arancioni in ognuno ed irrorare i rotolini con la miscela di limone, quindi dividere la vaniglia in 4 striscioline e disporne una al centro di ogni cartoccio.



Chiudere la carta fata legando i fagottini con il refe (si può usare anche un nastro di porro sopra al refe come decoro, ma non essendo poi commestibile l'involucro del cartoccio credo abbia poco senso...).



Disporli ben distanziati su un piatto adatto al microonde e cuocere 2 minuti a 900w, far riposare un minuto e cuocere un altro minuto.



L'importante è verificare che il pesce sia bianco e compatto, quindi abbia perso il suo colore lattiginoso ma non si sia sfaldato. Questo è il vantaggio della carta fata rispetto ad altri materiali: è trasparente!



Servire quindi ben caldo, a piacere aperto o chiuso, decorando ogni cartoccio con un rametto di timo.



In stagione il porro può essere parzialmente sostituito da una zucchina e/o la carota dalle coste bianche delle bietole, da foglie di spinaci o comunque da qualsiasi altra verdura, ottenendo così nastri di più colori. Sinceramente oggi non avevo molto altro in frigo e, dopo una settimana a consumare quasi esclusivamente un'unica zucchina di circa 2 chili... il settimo giorno mi sono riposata il palato!



(* Se non si usa il microonde si può scaldare semplicemente il succo di limone in un pentolino per far sciogliere bene miele e vaniglia, badando che non prenda il bollore; cuocere a vapore le verdure e passare i cartocci in forno statico a 180° per 5 o 6 minuti, fino a che il pesce è bianco.)
  • rivoli affluenti:
  • la terapia silente dell'amicizia assomiglia un poco a: Marcela Serrano, L'albergo delle donne tristi, Feltrinelli
  • l'idea di usare la vaniglia con miele e limone per la coda di rospo l'aveva lanciata qui Furfecchia
  • per il timo-limone ringrazio ufficialmente una donna, per l'olio al bergamotto ringrazio ufficialmente un uomo

Commenti

  1. .........basta un gesto, basta un profumo .....è vero ;-) un abbraccio chiara

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  2. Poche persone mi spiazzano emotivamente. Tu sei una di quelle :)
    Molto bella ed articolata la ricetta, dove articolata è soprattutto sul piano del gusto(almeno penso).
    Complimenti davvero anche se ad onor del vero quando ti leggo sono sempre tentato dal non commentare ne dire nulla per non intaccare un certo tipo di sensibilità con frasi o considerazioni (le mie) di contro molto banalotte.

    RispondiElimina
  3. @chiara: cucinare insieme è sempre un piacere, anche quando magari non risulta terapeutico fino in fondo...

    @gambetto: prova a pensare a dei protagonisti maschili, cosa assolutamente possibile, e gira la frase in: "quasi stranamente non si parla mai di donne". Magari riesci a commentare con meno scrupoli...

    @enrico: ma va là...

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  4. ....la terapia silente dell'amicizia vale più di mille parole.....
    Un abbraccio


    P.S.: poi leggerò anche la ricetta!

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  5. Piatto geniale, resto ammirato. Osservo solo che tutti gli aromi debbano essere nisurati col bilancino da farmacista, altrimenti c'e' il pericolo che il sapore del pesce sia coperto/violentato.

    No, una compagnia di uomini non avrebbe avuto gli stessi effetti, amicizia o meno.

    CIAO :)

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  6. Un piatto buonissimo ed elegante.Nonostante si tratti di ingredienti ed abbinamenti diversissimi da quella cultura,c'e' sempre qualcosa in te che mi dice Japan.
    "una goccia di sughetto che cola dal suo timido sorriso nuovo:si ricomincia" mi ricorda quella che per me e' la scena piu' bella del cinema italiano,solo che li colava qualche lacrimuccia...
    Un bacione!

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  7. Lo so, non posso farci nulla, non ho amato da subito la strada sbagliata ed oggi al non amore si aggiunge un po' di veleno...

    Comunque vicino a Bianca c'è sempre una Giuditta che farebbe qualsiasi cosa per vedere la balena spiaggiata riprendere a nuotare in mare aperto...

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  8. Commossa.
    Commossa dalla situazione, dal piatto, dal quel ricominciamo cosí difficile e lento...il tempo delle donne e (forse anche degli uomini), del dolore e del piacere, della vita che ci chiama, sempre..e questo e´per te e Bianca e le Bianche

    http://www.youtube.com/watch?v=E6qWIqe_4YE

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  9. @sissi: un abbraccio a te

    @corradoT: vero, infatti gli aromi sono tutti scelti in sottile assonanza tra loro ed onguno è comunque molto dosato...
    Ma tu a che punto sei? Il silenzio del tuo blog mi fa immaginare montagne di calcinacci e segatura. Ma soprattutto: come fai a non cucinare?!
    In quenato agli uomini sono meno scettica di te: mai porre limiti alla divina provvidenza...

    @edith pilaff: darmi della japanese inside è il più bel complimento che potevi inventarti!
    Ma non ho capito a quale film ti riferisci, ammetto la mia ignoranza. Mi illumini?

    @virò: ...ti aspettavo al varco! Anche se in questo racconto solo parte della storia si riferisce alla Bianca che conosce Giuditta.
    In ogni caso quando ci si spiaggia nessuno può fare niente.Tranne la balena, naturalmente.

    @glu.fri: "commossa dal piatto" mi fa impazzire. Per il resto ti rispondo appena riesco a far funzionare l'audio di questo cavolo di baracca da cui scrivo...

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  10. http://www.youtube.com/watch?v=S6rXOTFl8rk
    Eccolo qua.Un bacio.

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  11. darling, poi mi dici dove hai pescato la carta fata che mi serve giusto giusto per il lavoro!!! baciiiiiiiiiiiiiii
    ps: in bocca al lupo a bianca
    b

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  12. @edith pilaff: e già, che scema... come ho fatto a non pensarci? Sei sempre un passo avanti.

    @babs: la cartafata a Varese si trova da Gianola ma tu credo sia più comoda a Milano da Medagliani (tanto sai dov'è, no?!)

    RispondiElimina
  13. Cia Acquaviva,
    brava come sempre. Ti viene in mente un pesce che non sia la coda di rospo (non mi piace!) ma che abbia le stesse reazioni alla cottura/ la stessa consistenza?
    Grazie!!!

    RispondiElimina
  14. @francesca: un pesce dalla polpa consistente potrebbe essere la cernia, o anche dei dadini di halibut, ma secondo me puoi provare anche con sapori più neutri tipo orata, sogliola o spigola, magari arrotolando i loro filetti sottili insieme alle verdure ed accorciando leggermente la cottura dei cartocci.

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  15. Una storia che mi ha strappato un gran sorriso alla fine..grande Bianca...e pure l'amica della terapia silente!:)
    una ricetta speciale da tenere in serbo....che aromi unici!:)
    baci

    RispondiElimina
  16. @terry: bello il tuo sorriso, infatti è davvero una storia raccontata per quello!
    In quanto ad aromi certo non sarò mai all'altezza delle tue erbe speciali...

    RispondiElimina

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