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due forme di rispetto

Muzio di mestiere fa l'adattatore: traspone i testi dei film stranieri adeguandoli alle logiche, alla cultura, ai suoni, alle velocità ed ai movimenti labiali del parlato italiano. Il suo scopo è facilitare i doppiatori nel ripetere i dialoghi sopra le immagini e regalare agli spettatori un risultato finale che abbia un senso compiuto, coerente con l'originale ed emotivamente intenso, al di là della aderenza letterale della traduzione al testo straniero.

Muzio conduce una vita semplice, nonostante per qualcuno non si possa definire "regolare". Abita in un appartamento bruttino e buio in un paesotto di periferia e non ha l'auto, ma lavora prevalentemente da casa e per il resto gli costa poco spostarsi con treni e autobus: gli rimane più tempo per pensare. E nel suo lavoro il pensiero è tutto, diviso tra sapienza ed intuizione.

Le pareti domestiche in questo non sono un vero limite, dunque non gli interessa affatto ridipingerle od illuminarle meglio come gli suggerisce Carla, la vicina che spesso bussa alla sua porta. O gli porta qualcosa da mangiare, o la cesta dei panni stirati o lo spazzolone per pulirgli un po' casa, che se non si fan due chiacchiere ogni tanto e non ci si aiuta tra vicini che cavolo si sta al mondo a fare?

Muzio è buono e gentile ma anche un po' sconclusionato, specie in campo sentimentale: ha una ex moglie come migliore amica, da lontano fa da padre alla figlia non sua di una ex compagna, da poco è innamorato di una terza donna a cui però non osa rivelarsi per intero. E con cui non ha ancora fatto l'amore, per due forme differenti di rispetto.

E' in treno oggi: i pantaloni sformati alle ginocchia, la giacca a vento slacciata con i guanti infilati nelle tasche, nella sporta di tela un mazzo di porri lunghi e sottili che gli ha regalato Carla ed un vasetto di peperoni sott'olio che ha messo via lui questa estate. Gli amici di sempre decantano i suoi peperoni, dunque è sicuro che non farà brutta figura con la sua innamorata. Sta andando proprio da lei per cucinare insieme, visto che questo weekend sono entrambi liberi.

Abbraccia senza accorgersi la sporta che ha in grembo, guarda dal finestrino la campagna gelata e medita su come raccontarsi. Non si vergogna del proprio carattere svagato, della piccola casa bruttina, dei soldi che non bastano mai perchè la bambina ha mille necessità (e che diamine, non c'è bisogno di un documento legale o di un legame di sangue per voler bene ad una persona!). Lo preoccupa davvero solo il vasetto di peperoni.

Pensa a metà ottobre, quando era a cena da un nuovo traduttore che gli avevano presentato da poco. Collaborano davvero bene sul lavoro e la conoscenza si sta approfondendo con una serie di reciproci ed informali inviti a cena. Quella volta lui si era presentato con i suoi mitici peperoni sott'olio e, mentre l'altro li apriva, Muzio aveva chiesto in tono da conversazione: "Ti fidi in generale delle conserve fatte in casa?" e poi anche, sempre come per caso: "Le mangeresti lo stesso se sapessi che le ha peparate un sieropositivo?"

Aveva ingoiato la risposta superficiale dell'altro, ne avevano riso insieme ed in due avevano finito l'intero vasetto come aperitivo, insieme ad una bottiglia di rosso frizzante e a del formaggio di malga. Muzio è oramai abituato ad incassare certi colpi nello stomaco in silenzio ed anche quella volta aveva finto di nulla. Ma questa nuova innamorata non è un fuoco di paglia, lui la rispetta e sente di amarla davvero. A culo i colleghi superficiali, è il giudizio di lei che conta sul serio!

Le altre due donne della sua vita, gli amici più cari, la vicina di casa, persino i suoi genitori buonanima ai tempi non hanno fatto una piega. Quando lui ha raccontato loro il risultato delle analisi si sono tutti informati su cosa potevano rischiare standogli vicino e condividendo i suoi spazi, le sue abitudini od il suo letto e poi semplicemente si sono adeguati.

Non è cambiato nulla nemmeno con la bambina, che gli hanno rimesso in braccio da subito. In questi anni tutti i suoi affetti veri hanno vissuto accanto a lui come ad una persona colpita da una qualsiasi altra malattia. Solo le amicizie più superficiali si sono allontanate, senza che lui ne risentisse in realtà, preso com'era a venire a patti con la rabbia per quello stupido errore, a riconsiderare la propria vita in un futuro incerto ed in un presente ritmato anche da esami, da farmaci, da maglie di lana fino ad estate inoltrata...

Ma forse aveva trovato tanto amore e comprensione perchè erano altri tempi: l'informazione sull'Aids qualche anno fa era più diffusa ed i malati spesso erano persino considerati delle sfortunate vittime. Almeno quelli che "non se l'erano cercata" con comportamenti sessuali alternativi o con lo scambio di sirighe di eroina. Lui non è mai stato un tipo da avventure facili ma si è ritrovato sieropositivo dopo un rapporto casuale non protetto, stupidamente consumato nel periodo di incosciente disperazione seguito all'abbandono da parte della moglie.

E così anche dai conoscenti meno affettuosi è stato da subito placidamente catalogato non tra i colpevoli ma tra gli sfortunati, la sua malattia in qualche modo sdoganata, privata di quell'aura viola da "mostro" che in altri casi aveva allontanato tutti.

Muzio è abituato oramai a dire tutto subito, ma chissà perchè con la sua nuova innamorata non è stato così. Ed ora in treno prova a costruire un discorso e, proprio lui che scrive dialoghi di mestiere, ora non ci riesce. Pensa alla ricetta cinese di pesce e porri che hanno assaggiato insieme al ristorante cinese l'altra sera e che oggi proveranno a ricostruire, indugia sulla delicatezza del sorriso di lei quando l'altro giorno lui le ha scostato con una carezza i capelli che le coprivano in parte il volto e le ha chiesto se domenica sera avrebbero davvero dormito insieme.

Si scioglie nella paura che lei possa non capire, non sentire, non osare. "No- si dice - questa volta rispetterò sia lei che me stesso e cercherò un modo per raccontarmi senza schermi, senza paracadute. Al diavolo i discorsi preparati, al diavolo lo stratagemma dei peperoni..."  Chiude gli occhi perchè sta per scendergli una lacrima di dolore, di rabbia, di incertezza e in quel momento il treno fischia ed entra in stazione. Lei è proprio lì, ad attenderlo sul marciapiede. Sta aprendo l'ombrello sotto i primi fiocchi che cadono lenti: ricomincia a nevicare.

Il segreto dei suoi strepitosi peperoni Muzio non lo rivelerà mai; per oggi, insieme a Marco Polo che vaga ancora sui fiumi cinesi, accontentiamoci della ricetta del pesce coi porri...


Cong kao ji yu - Pesce stufato ai porri/cipollotti
ingredienti per 2 persone:
150 gr. di filetti di trota o altro pesce di fiume ( in questo caso... triglie!)
2 porri sottili in inverno (come qui) o 4 cipollotti freschi d'estate
1/2 germoglio di bambù fresco (invece qui ho usato 2 carote)
1 cucchiaio scarso di strutto
1 cucchiaio salsa di soja
1 cucchiaio e 1/2 di vino di riso (o sherry)
1/2 cucchiaio di aceto di riso (o aceto bianco)
1/2 cucchiaio di olio di sesamo
1/2 cucchiaino di amido di mais
1 cucchiaino di zucchero
glutammato di sodio (o sale)

Lavare bene i filetti di pesce, eliminare il più possibile eventuali scaglie e lische, asciugarli e metterli a marinare per una decina di minuti insieme alla salsa di soja miscelata al vino di riso, ad un pizzico di glutammato ed allo zucchero.

Nel frattempo tagliare i porri o i cipollotti a cilindri lunghi circa 4 o 5 cm. e ricavarne tanti cilindretti individuali e tagliare il bambù a fettine sottili oppure le carote a losanghe.

Sciogliere lo strutto a fiamma alta in un wok o in una larga padella (si può sostituire lo strutto con due cucchiai di olio di semi, ma l'aroma finale del piatto ne risente in fragranza...) e scottarvi i filetti di pesce 30 secondi per lato, levandoli con una spatola quando la polpa si è appena sbiancata e tenedoli in caldo sulla griglietta del wok o in un piatto caldo.

Versare nel fondo le verdure e saltarle per circa 4 minuti, muovendo il wok o rimestando continuamente, fino a che i cilindretti di sono ammorbiditi.

Abbassare la fiamma, unire il pesce alle verdure e versare in padella la marinata e quattro cucchiai di acqua, coprire e lascar stufare per circa 3 minuti.

Nel frattempo sciogliere l'amido di mais nell'aceto e miscelarlo con l'olio di sesamo ed un cucchiaio o due di acqua, fino ad ottenere una salsina fluida.

Levare il coperchio, unire la salsina di amido e lasciar addensare a fiamma un pochino più alta, fino a che pesce e verdure saranno ricoperti du una salsa lucida dal colore caramellato, se serve regolare di sale e servire caldissimo, adagiando i filetti di pesce sopra le verdure.
     
    • rivoli affluenti:
    • un film che sicuramente non ha adattato Muzio perchè è italiano ma che so essergli "piaciuto con garbo", come dice lui: Le Fate Ignoranti.

Commenti

  1. Sembra buonissimo, complimenti. Provero' a rifarlo.
    Una pacca di incoraggiamento a Muzio: lasciati andare, diglielo, amala.

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  2. Io abbraccio te per la ricetta....ma abbraccio Muzio .... ce la farà....sono sicura!!!

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  3. Le persone talvolta possono sorprendere, e in positivo. In una maniera che va davvero oltre le aspettative.
    Auguro a Muzio proprio questo, di rimanere sorpreso nello scoprire che quelle scelte che possono sembrare difficili per alcune persone, non lo sono per altre.

    Un bacione a te e a Muzio

    PS: questa ricetta è splendida!

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  4. La tua ricetta è splendida.
    Ma la storia che sai raccontare con tanto amore, con eleganza e raffinato linguaggio, è intensa, incisiva e bellissima.Vorrei dire che Muzio, sceso dal treno, riceverà l'abbraccio più amoroso e consapevole, che non avrà bisogno neppure di parlarle, perché lei saprà e accetterà. Il mondo reale è un po' più duro e spietato, ed ho visto gesti spietati, sguardi crudeli, scuse ciniche e brutali egoismi.
    Ma voglio continuare a credere a quell'abbraccio sul marciapiede della stazione, tra due anime belle, due persone intense e sincere. Muzio se lo merita. E anche noi, forse.
    Un grande abbraccio e grazie!

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  5. Muzio?

    Un nome che sa di martirio, di qualcosa che continua a mancare, nonostante il lavoro bellissimo e la vita che continua.

    Forse è una certezza che manca...ma, in fondo, manca a tutti noi e, in generale, gli uomini dalle certezze granitiche sono raramente belle persone...

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  6. @corradoT: poi fammi sapere come ti viene, visto che ultimamente osi anche l'etnico...

    @eli.fla: ha sviluppato una tale filosofia del vivere alla giornata che alla peggio se non altro si godrà la nevicata...

    @muscaria: come il sumac, anche le persone soprendenti sono indispensabili alla vita...
    La ricetta è un'alleggerita rielaborazione del classico pescione stufato cinese.

    @patrizia: l'anima bella di Muzio è la sua paura, che implica la speranza. E nella sua situazione questa speranza è un gesto di coraggio vero.

    @virò: Muzio come chi si autopunisce sapendo di aver sbagliato. Per fortuna lo spiraglio di questo amore potrebbe significare che ha smesso di darsi colpe ed ha deciso finalmente di non punirsi più...

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  7. ...heem (pronunciato come farebbe Kermit)....mi sono perso qualche puntata ?...

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  8. Miserevole umanità che piange i propri sbagli con le lacrime dei 'vorrei dirti' o del 'vorrei raccontarti dove nasce il mio dolore'. Miserevole chi giudica, miserevole chi pensa di esserne fuori. Questo racconto mi ha un pò piegato in due, anzi leviamo pure quel pò...mi ha tolto un pò il sorriso pur essendo un racconto di speranza. Bada bene non è per la sieropositività della persona, ho visto di peggio ma per la consapevolezza di chi ha colto e per lo sbaglio di un moto incosciente che è tortura per chi lo vive, poesia per chi lo osserva da fuori. Insomma faccio fatica ad uscirne con l'idea che tutto si chiude bene...e stavolta non mi distrae nemmeno la ricetta.
    A te vanno tutti i miei più vivi complimenti per l'equilibrio e la delicatezza con la quale ti sei ritagliata il ruolo di cantrice e soprattutto per l'indubbia sensibilità che ti distingue dalla media.
    Questa volta ne esco un pò con la bocca amara :)

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  9. @grei: no...

    @gambetto: anch'io non ho affatto certezze sul lieto fine in senso romantico. Ho solo fiducia che chi soffre da tempo, proprio perchè non si illude, ha dalla sofferenza imparato anche a non farsi sconfiggere nel profondo dalle delusioni. Ed il tutto senza sbandierare alcun dolore, per la verità, vivendolo semplicemente goccia a goccia nel quotidiano.

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  10. Quanta dignità nel dolore vissuto quotidianamente con consapevolezza, senza autocommiserazione, con delicatezza e rispetto per se' e per gli altri, ma con dentro un grido che in fondo è di tutti noi, "accoglietemi per quello che sono e non giudicatemi".

    Grazie.

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  11. @mapi: il grido in fondo dovrebbe essere "non sono diverso da prima"...
    Grazie a te.

    RispondiElimina

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