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cielo inglese condito con samba

Come conoscere al meglio possibile un Paese? Vivendo ogni occasione con la stessa logica dei suoi abitanti. Ad esempio... cosa fanno i Britannici in estate? Svariate cose, a seconda di localizzazione, ceto, abitudini familiari e così via, ma tutte rigorosamente all'aperto.

Una delle scelte più gettonate nei villaggi di campagna lontani dai grandi centri abitati è quella delle sagre di paese (... come dar loro torto? Facciamo lo stesso pure noi!). Ed io mi ci sono andata ad infilare diritta diritta: quando ho dovuto scegliere come trascorrere due mezze giornate in Gran Bretagna non ho avuto dubbi, una delle due andava assolutamente spesa alla St John´s Street Annual Street Fayre di Bury St. Edmund, ridente cittadina del Suffolk.

Il programma prometteva banda, rinfreschi, barbecue, bancarelle, riffa ed intrattenimenti vari dal vivo per grandi e per bambini. E tutto ciò ho avuto, tranne la lotteria che sarebbe stata per me fuori orario. Ecco, magari non tutti i dettagli erano proprio come me li sarei aspettati...

Cominciamo per bene con strade  impavesate e, come da copione, cielo inglese che cambia umore e significato ogni volta che lo si guarda...


Poi lo sguardo scende, restando intrappolato dalla normale folla che riempie le strade in queste occasioni: famigliole, coppie di innamorati, compagnie di ragazzini, soprattutto affascinato da quelle cose che da noi si vedono molto diverse. Tipo gruppetti di allegre vecchiette assiepate intorno al banchetto della parrocchia,


o mormoni in abiti tradizionali che, tra una pausa e l'altra, vendevano lavoretti alle proprie bancarelle e curiosavano tra quelle altrui.


Ad un certo punto però sono spuntati qua e là anche personaggi più curiosi: principesse, pirati...


persino un barbablù, che arrivato ad uno slargo della via ha costruito una sorta di podio con una cassetta, ci è salito sopra fischietto alla bocca...


ed ha cominciato a dirigere una coloratissima, chiassosa ed assolutamente improbabile banda di salsa...


con tanto di soddisfatti spettatori in tinta!


Dopo lo spiazzamento iniziale ho capito che dovevo avvicinarmi allo spirito di questa fiera con mente aperta e sensi all'erta. Ho dunque pescato bancarelle di specialità classiche ed inconsuete


(anche se non tutte proprio di prodotti artigianali...)



e dopo qualche assaggio volante qua e là ho cercato ristoro tra le chicchere di un'anziana ed organizzatissima signorina in grembiule malva che serviva tè, limonate e dolcetti home-made nel cortile e nel prato della chiesa.


Ho poi assistito allo spettacolo delle marionette (dove in realtà le risate e gli interventi dei bambini del pubblico erano il vero spettacolo),


ho cercato di sopravvivere ai fumi di un maldestro barbecue che affumicavano completamente la strada (mi spiace che la foto in controluce non renda...)


ed ho scovato pure il tradizionalissimo baracchino del panino con l'arrosto, classico streetfood inglese che farcisce un morbido panino al latte con la carne arrostita, le briciole di cotenna, la salsa di pane e/o una gran congerie di condimenti alternativi


Poi ho girellato un po' per le stradine non interessate alla fiera, e qui ho recuperato quella dimensione di cittadina tipicamente britannica che i suonatori di samba avevano leggermente destabilizzato...


Addirittura proprio verso le cinque del pomeriggio sono fortuitamente incappata pure in una minuscola (e non fotografabile purtroppo all'interno) classica sala da tè English-style, con tanto di banchetto esterno di fragole e panna ad attirare la clientela...


Come dire di no al destino? L'ora era quella giusta, la necessità di una pausa dall'eccesso di emozioni bizzarre pure, così mi sono accomodata ed ho assaggiato di tutto. I vassoi erano di dolcetti, torte, frutta fresca, scones, marmellate e tartine al burro salato. Strano (per me) ma vero, il ricordo più interessante è rimasto quello di una torta. Di ciliegie, per la precisione, la cui fragranza ho provato a ricostruire appena tornata a casa...


Torta da tè alle ciliegie con mandorle e nocciole
ingredienti per uno stampo 10x20:
500 gr. di ciliegie
3 uova
150 gr. di zucchero
120 gr. di burro (+ 1 noce per lo stampo)
110 gr. di farina di mandorle
60 gr. di farina di nocciole
150 gr. di farina 00
1/2 cucchiaio di lievito per dolci
2 cucchiai di rum scuro
2 cucchiai di zucchero di canna
sale

Levare subito le uova ed il burro dal frigo in modo che arrivino a temperatura ambiente; snocciolare con cura le ciliegie e raccolgiente polpa ed eventuale succo in una ciotola (se ne otterranno circa 420 grammi), da tenere in frigo coperta fino all'utilizzo.

Setacciare la farina 00 con il lievito ed un pizzico di sale; imburrare lo stampo e cospargerlo con lo zucchero di canna in modo che ne sia completamente rivestito; accendere il forno a 180° statico.

Mescolare il burro morbido e lo zucchero bianco nell'impastatrice con il gancio a foglia fino ad ottenere una crema.

Unirvi le farine di nocciole e mandorle, rimestare bene quindi incorporarvi un uovo per volta, attendendo ad unire il successivo fino a che il precedente è bene assorbito.

Unire a questo punto la farina setacciata ed il liquore, miscelare bene e versare nell'impasto 3/4 delle ciliegie, incorporandole con delicatezza con una spatola o cucchiaio di legno.

Versare l'impasto nello stampo ed affondare appena le ultime ciliegie sulla superficie, quindi infornate per circa 40/45 minuti, lasciando poi raffreddare lo stampo su una gratella. Io le ciliegie le avevo miscelate tutte all'impasto quindi la superficie non è rimasta decorata...


Quando la torta è fredda tagliarla a fettine e servire con tè inglese (!) oppure ridurla a dadini e proporla in un buffet, badando che ogni bocconcino contenga almeno una ciliegia.
  • rivoli affluenti:
  • la ricostruzione della ricetta per la verità non è proprio proprio identica a quel capolavoro inglese. Dopo un po' di esperimenti, quello con cui le sono andata più vicino è la torta di ciliegie e mandorle di Annalisa Barbagli, a sua volta riportata da Sigrid nel capitolo dedicato al tè nel suo libro: Sigrid Verbert, Il libro del cavolo, Cibele. Le mie varianti principali sono state: la farina di nocciole miscelata a quella di mandorle e la riduzione della dose di rum, dato che le mie uova erano grandi ed il succo delle ciliegie abbastanza presente, quindi l'impasto si presentava già abbastanza liquido.

Commenti

  1. Grazie Acquaviva per avermi fatto viaggiare con te!!
    ciao loredana

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  2. Questi sono proprio fuochi d'artificio...la samba in quel di Albione e tu con un dolce totalmente privo di tofu, alghe, funghi con occhi a mandorla, fiori di pesco o di ciliegio, senza alcuna parola la cui radice è spiegabile in non meno di 30 righe, senza fagioli o spezie introvabili agli umani, senza rigorose tecniche di preparazione orientali...solo un dolce squisitamente rivisato da te come altri non hanno saputo fare :P ahahahahahahahahaahah
    PS
    Commosso...non dico altro...poi magari torno a commentare le foto :)
    Chi sa cosa direbbe Muscaria....ehehehehehe :D

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  3. Ha già detto tutto Gambetto :D
    io aggiungo che le foto sono strepitose, che quell'aria so british che avvolge tutto (anche la tua ottima torta) scatena nostalgie incolmabili! (O magari anche no :D potenza dei voli low cost!anche se ora sono assorbitada progetti molto ..mediterranei! ma hai visto mai! )Baci...

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  4. @loredana: in realtà questo è un blog praticamente solo di viaggi, anche se non sempre sono, come in questo caso, spostamenti prettamente geografici. Grazie di essere costantemente a bordo!

    @gambetto: va bene che non sono riuscita a trattenere il dispettuccio finale della citazione (!), questa volta però voglio proprio vedere: è pure un dolce... ti ho laciato praticamente senza scuse valide per passare!

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  5. @patrizia: quando ti prende il gusto di un volo low-cost a ligua inglese devi solo farmi un fischio. E parlo assolutamente sul serio!

    RispondiElimina
  6. ma che bel servizio, una sbirciata alle fiere paesane britanniche! ottimo anche il dolcetto e davvero, così inusualmente tradizionale!! come dice Gambetto niente roba esotica introvabile come la pasta al tamarindo del post precedente!!!
    comunque coerente con la cultura e la storia di un luogo e della sua gente
    brava
    ciao
    cris

    RispondiElimina
  7. @cris: grazie, di racconti su questa puntatina in Inghilterra ne ho ancora... spero di riuscire ad evitare le alghe ad il tamarindo anche il quelli!

    RispondiElimina
  8. Grazie del viaggio virtuale che ci hai fatto fare in questa splendida terra.
    Grazie della splendida ricetta che hai tratto da questa vacanza.
    A presto

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  9. @annamaria: a più presto di quanto tu non creda...

    RispondiElimina
  10. Aaaaah che meraviglia!
    Le tue foto mi fanno venire in mente i giorni di Rommelmarkt in Olanda (praticamente tutti i sabati nella bella stagione)
    Grazie per questo reportage fotografico, hai colto come sempre i punti salienti.

    Interessante l'utilizzo della farina di nocciole in questo dolce... sarò costretta a rubartelo!

    RispondiElimina
  11. @muscaria: oramai quelle per il copyright son battaglie perse... Dovrò parlarne con il tuo macellaio.

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  12. Credo sia la soluzione più saggia! Avviso il mio macellaio.

    RispondiElimina

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