Passa ai contenuti principali

la ricchezza povera delle rape

Ultimamente mi sono ritrovata a fare spesso dei ragionamenti sui cibi  locali, di stagione e "poveri", tra pici toscani conditi col nulla, cipolle salutari, gustose e semplici insieme, cucina di frattaglie dove niente dell'animale deve andare sprecato.

Tutto questo cucinare con la mente nel ritorno alle origini degli stili culinari mi ha spinto a chiedermi quale ingrediente tradizionale fosse presente fino a qualche tempo fa e si sia poi perso nel nulla senza apparente motivo, povero e buono e sostanzialmente accantonato.

Ad esempio in famiglia abbiamo una minestra di riso latte e rape (a volte anche con patate o piselli), che cita abitudini sia lombarde che ticinesi, ed in zona sono diffuse le insalate di rape crude. Ma si fatica a trovare le rape in commercio qui, nonostante sia il periodo giusto... 

Così non è invece in Giappone, dove questa tipica verdura invernale non è stata soppiantata quasi totalmente dalla patata come in Italia ed è anzi altamente considerata, anche per le sue caratteristiche nutrizionali e digestive. E naturalmente per me l'attrazione è fatale, anche perché con l'approssimarsi del secondo anniversario del terremoto giapponese il pensiero ed anima volano anche più spesso del solito ad Oriente. 

Quindi, dopo aver scovato delle belle rape italiane sode e bianche con una coroncina violetta in capo, mi viene spontaneo cucinarle alla giapponese. Più precisamente  in veste di hakurei no nibitashi, un popolarissimo stufato di rape che "si fa da solo" e si può consumare sia caldo che a temperatura ambiente.

Per la cottura delle rape adotto il metodo nibitashi, in parole povere la stufatura con raffreddamento nel liquido di cottura, al posto del più consueto ohitashi (sbollentatura seguita da marinatura). Qui, come dicevo, ho usato delle piccole rape tonde italiane, l'equivalente delle giapponesi kabu, e le ho accostate a delle carote, come da tradizione nipponica che cura sempre con attenzione anche l'aspetto cromatico

Se le rape avessero avuto il loro fogliame oppure avessi avuto in frigo delle cime di rapa (appunto!!!) li avrei uniti allo stufato per un effetto tricolore e per una nota leggermente più amara rispetto alla dolcezza delle altre due verdure. 

Peccato aver tralasciato e persino perso questo tipo di "ricchezza povera" nelle tradizioni di casa nostra...


Kabu to ninjin no nibitashi - Stufato giapponese di rape e carote

ingredienti per 8 persone come assaggio/contorno, per 3 o 4 come piatto principale:
500 gr. di rape
2 grosse carote, circa 200 gr. in totale
150 ml. di brodo dashi
1 cucchiaio di sakè
1 cucchiaio di mirin
1 cucchiaio di salsa di soja
1 cucchiaio di zucchero

Pelare le rape e tagliarle a spicchietti; pelare le carote e tagliarle con il metodo ran-giri.


Portare il dashi a bollore, immergervi le verdure e lasciar sobbollire per una decina di minuti, fino a che sono abbastanza morbide.


Unire tutti gli altri ingredienti, abbassare ulteriormente la fiamma e lasciar insaporire le verdure per 3 o 4 minuti, quindi spegnere e lasciar riposare qualche minuto, oppure fino a raffreddamento.


Servire in ciotoline individuali, sempre con un numero di pezzi dispari, come accompagnamento ad altri piatti, oppure come pietanza principale insieme a del riso a vapore.


Si conserva tranquillamente in frigo per un paio di giorni e anzi nel riposo guadagna. Non servire però poi freddo di frigo ma intiepidire sempre.
  • rivoli affluenti:
  • la ricetta è presa da: AA.VV., Annual events of Japan and recipes of dishes, Navi International, 2009, ISBN 978-4-8163-4636-1.

Commenti

  1. l'abbinamento rape bianche/carote si usava molto nella mia casa di origine, e io lo ripropongo appena trovo le rape bianche. rape e carote grattugiate, crude, condite con solo limone e olio.
    adorabile!!!!

    irene

    RispondiElimina
  2. Complimenti per la ricetta e per il blog.Mi unisco volentieri ai tuoi lettori.Se ti va passa a trovarmi. A presto
    www.dolciarmonie.blogspot.it

    RispondiElimina
  3. @irene: slurp!!! la provo subito, grazie mille del suggerimento!

    @veronica: vengo volentieri, grazie

    RispondiElimina
  4. Bellissimo il tuo blog!!!
    Nuova follower!
    Se ti va, passa a trovarmi!

    http://ildiariodellamiacucina.blogspot.it/

    RispondiElimina
  5. grazie anna, passo volentieri

    RispondiElimina
  6. Ehm...credo di non aver mai comprato una rapa in vita mia.

    Vado in castigo nell'angolo della vergogna...

    RispondiElimina
  7. @virò: eppure tua mamma te le metteva nella minestra di riso e latte, non ti ricordi?!

    RispondiElimina
  8. Già riso e latte è un ricordo che mi inquieta: ora dici che c'erano dentro anche le rape?

    Mi si schiariscono le idee sul perchè io sia cresciuta così assurda!

    RispondiElimina

Posta un commento

post più popolari

MTC di settembre 2014: un sacco di riso!

Diceva un vecchio slogan anarchico: "con l'ironia abbatteremo il potere e un sacco di riso lo seppellirà".  A no? Erano risate?! Va be'... per un MTC di questa portata ci si può anche concedere una licenza! Premessa... ... avevo scritto un post lunghissimo per raccontare perché e per come ho scelto questo tema per l'MTChallenge di settembre 2014. Poi l'ho ridotto della metà, lasciando solo alcune note che mi sembravano indispensabili, e l'ho mandato alla Gennaro per un parere.  E lei ha detto che un terzo di quanto le ho mostrato era già troppo! Allora ho ricomposto alcuni dei contenuti in articoli di supporto da pubblicare più avanti ed ho cassato il resto. Qui è rimasto il riassunto della selezione della selezione, ovvero il puro tema dell'MTC. Che, mi spiace, adesso vi tocca leggere per intero! Se scegliere un ingrediente invece che una ricetta tende ad allargare gli orizzonti, questa volta scegliere IL RISO , come capirete, li spalanca fran

una salsa di cipolle svizzera per würstel e per mamme lavoratrici

Lo so: sono rimasta indietro di una puntata! Parlavo di  ricette svizzere  quando un'irrefrenabile tentazione di cibo americano  si è intrufolata in cucina ed ha avuto  la meglio. Riprendo ora il filo con un piatto che ho proposto pochi giorni fa anche alla mia cara mammina svizzera in occasione del suo compleanno: Bratwurst con salsa di cipolle. L'aspetto curioso non sta tanto nel tipo di würstel utilizzato, una salsiccia bianca di vitello il cui nome per alcuni significa "salsiccia di carne spezzettata" e per altri "salsiccia da arrostire". In Germania di solito viene speziata in modo deciso con pepe, noce moscata e/o cumino, mentre in Svizzera il suo sapore è molto più delicato. In Ticino ne esiste una versione mignon, una "collana" di micro-salsiccine detta cipollata  non perchè contenga cipolle ma perchè, appunto, di solito si serve in salsa di cipolle. Ma, a casa della mia mamma lavoratrice senza tempo ne' passione per la cucina,

MTC giugno 2011... verso Oriente!

Continuo a pensare che le giudici  titolari  e aggiunte  dell'MTC fossero completamente fuori quando hanno passato a me il testimone e nessuno potrà convincermi del contrario, anche perchè potevano ben immaginare in che gorgo storico-etnico-confusionale avrei trascinato la sfida... ma si sono fidate lo stesso! No, è oggettivo: non possono essere completamente normali... Accertato questo, dichiaro anche di non essermi mai emozionata tanto nello scrivere un post e soprattutto nel proporre una ricetta, sentendo tanti occhi puntati addosso ed il fiato trattenuto di tanti MTC addicted... Ebbene sì, rilassatevi (o disperatevi) pure: come temevate, questa volta si va davvero tutti in Giappone! Niente succede per caso, si sa. Tanto è vero che l'eterno girovagare di Marco Polo (a cui faccio da qualche tempo da vivandiera ) l'ha portato proprio a questo punto del suo viaggio a confrontarsi con  Cipango , il Paese del Sol Levante... Come potevo non cogliere il suggerimento di un s

a tu per tu con il Fleischkäse svizzero, questo sconosciuto di famiglia

Nel curioso elenco dei cibi svizzeri che hanno caratterizzato la mia infanzia mi rendo conto che, fatto strano, sul blog non ho ancora parlato del  Fleischkäse, una via di mezzo tra un polpettone ed un würstel gigante di cui da bambini venivamo spesso nutriti. Ma un episodio di vita vera me lo ha messo sotto il naso proprio l'altro giorno, ed eccomi qui con il mio reportage storico-familiare. Alcuni Svizzeri, come quelli di casa mia, vivono il   Fleischkäse come un salume, da comprare pronto, intero o affettato sottile in buste, da servire in tavola come fosse prosciutto cotto o da infilare nei panini per merenda con maionese, senape e cipolline sottaceto (Be'... che c'è?! Se mia mamma per evitare che noi figli mangiassimo troppa Nutella la teneva in frigo ad indurire, così era più difficile da spalmare e sul pane se ne metteva di meno, perché stupirsi di quella che lei invece considerava una merenda "sana"?!) Altri amanti del  Fleischkäse  lo compran

Milano matsuri: una festa popolare giapponese... sotto casa!

Il 26 maggio nessuno mi cerchi: non ci sarò! Il 26 maggio succederà una cosa bellissima, tanto che non sto più nella pelle dalla voglia che arrivi presto, e trascorrerò l'intera giornata a Milano vivendo un'esperienza giapponese davvero unica. A meno di non abitare in Giappone, intendo, cose così in Italia non si vedono spesso... A Milano tra via Keplero e piazza Carbonari (pochi passi dalle stazioni metrò di Zara o Sondrio) una domenica tutta dedicata alle tradizioni giapponesi. Non le solite che conoscono tutti, tipo sushi o manga, ma proprio quelle popolari, i divertimenti delle persone semplici che affollano una festa di piazza... insomma: un vero e originale matsuri giapponese, con le sue bancarelle, i suoi suoni, i suoi profumi ed i suoi colori! In alcune città d'Italia si sono tenuti degli eventi denominati " matsuri ", ma mai è stata ricostruita la vera atmosfera della sagra di paese giapponese, mai è stata presentata una così vasta gamma di aute

riso Otello: un nero integral(ista)

Il primo giorno di autunno una ricetta con le ultime verdure estive, che sono ancora buone visto che sembra far più caldo ora che nei mesi trascorsi... Sollecitata da alcuni dubbi posti sulle modalità di cottura del riso integrale e sull'utilizzo di varietà di riso "esotiche", ho pensato di provare le risposte sul campo e chiarire soprattutto le idee a me stessa, la prima che ha tutto ancora da imparare. Così, per prendere due piccioni con una fava, ho scelto un riso sia nero che integrale. No, non famoso ed idolatrato riso Venere, fantastica varietà di nobile origine cinese che, grazie a opportune ibridazioni, ora è coltivato anche in Italia.  Ho pescato  invece una varietà tutta italiana: il riso Otello, che deriva anch'esso da varietà cinesi ma è di concezione e di coltivazione tutta nostrana. Chissà se il  nome è stato ispirato ispirato dal famoso personaggio shakespeariano, dalla sua pelle scura e dalla sua natura piuttosto integral ista... Si utilizz

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!