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niente è perduto

Cominciano a spuntare addobbi, vetrine, inviti all'acquisto... La parte meno interessante del Natale si affaccia quest'anno con i suoi consueti nastri e scintillii dentro un'atmosfera di sobrietà che ricorda tempi lontani. Questa volta la pretesa che una proposta di virtuale festosità sia compatibile con le condizioni reali delle persone suona ancora più falsa. 

Non parlo della gioia concreta e sacrosanta di dedicare piccoli gesti alle persone amate ma di tutto il baraccone commerciale che da sempre ci gira intorno, che non mi ha mai convinto più di tanto e che quest'anno mi sembra stonare particolarmente. 

Mi rifugio in un angolo di cucina poverissima e autarchica. Mi rannicchio davvero in tempi che sembrano antichi ma in famiglia sono ricordati con grande vividezza. 

Ritrovare anche tra le pieghe di un menù da comporre il senso vero del condividere con gusto quello che c'è mi conforta. La semplicità del "niente è perduto"... Mangiare cibo fatto di niente, rimanere vivi, se si riesce anche uniti, se si può anche sereni. E sapere che c'è sempre un punto da cui ricominciare, se anche oggi la famiglia è sfamata.

Un'idea tratta da un libro sulla cucina della sopravvivenza tra le due guerre. Piccolo manuale di storia, oppure di filosofia. 

Fuori c'è bufera, la casa è calda. Stendo sul tavolo una tovaglia variopinta e ci metto intorno tante sedie. Questa volta mi incammino verso Natale da qui.


Frittata di crostini
Ingredienti x 2/4 persone:
4 uova
2 fette pane compatto semiraffermo
2 cucchiai di burro
1 ciuffetto di rosmarino
sale

Tagliare il pane a dadini di 5 mm e dorarlo in un cucchiaio e mezzo di burro fuso.

Levare dal tegame i crostini di pane con un mestolo forato e salarli leggermente.

Sciogliere nel tegame il resto del burro e versarvi le uova sbattute con un pizzico di sale ed il rosmarino tritatissimo.

Cuocere a fuoco medio fino a quando le uova sono rapprese sul fondo ma ancora liquide sopra; spargerci sopra il pane, coprire e terminare la cottura a fuoco basso.

Per un aspetto più dorato voltare la frittata quando le uova si sono un po' rapprese attorno ai crostini e cuocere invece a fuoco medio scoperto.

Servire la frittata calda, oppure lasciarla raffreddare e tagliarla a cubotti, servendo con un poco di salsa di pomodoro a decorare.



Alla ricetta basica qui ho aggiunto il rosmarino. Ovvio che qualsiasi aroma disponibile e anche qualsiasi avanzo di cucina, come erbe di campo, verdure cotte, croste di formaggio ben grattate o ritagli di salumi, non facevano che arricchire di gusto e sostanza il piatto. Allora come oggi.

  • rivoli affluenti:
  • tante interessanti informazioni sulla cucina autarchica in: Lucia Ceretta, Le Donne e la Cucina nel Ventennio. Cucinando nel Fascismo, Susa Libri, 2008, ISBN 9788888916545

Commenti

  1. Fantastico...e non scherzo!

    Un libro che leggerei proprio volentieri, non solo per rispetto alla sobrietà d'obbligo del periodo ma per amore verso un tipo di cucina che riesce ad essere festosa con pane raffermo e uova...a dimostrazione che ciò che conta dietro ai fornelli non è avere a disposizione aragoste ma voglia di sedersi davvero insieme intorno al tavolo.

    Uno dei post migliori che ho letto in giro ultimamente...

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  2. @virò: ecco brava, la festosità del cibo condiviso, a prescindere...

    RispondiElimina
  3. Tutte le mie congratulazioni e il mio coraggio per circa il risultato incredibile di questo sito che sembra interessante e ricco di informazioni .

    RispondiElimina

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