Passa ai contenuti principali

un luogo a parte, con polpo algherese

In una delle mie tante vite precedenti ho vissuto la Sardegna glamour, quella di yacht e "località esclusive". Ma molto prima era venuta la Sardegna classica, quella dei paesini su una costa dalla vocazione turistica appena scoperta e quella dei siti archeologici e monumentali che stavano provando a rendere meglio nota la propria enorme dignità culturale. E tra le varie esperienze c'è stata pure la Sardegna di terra, quella fatta di pastori, querceti, fonti, vento e ogni tanto anche un tuffo da uno scoglio isolato.

Questa è stata la volta, invece, della Sardegna di famiglia, con l'eredità (non mia, purtroppo!) condivisa tra cugini di una piccola, vecchia casa dipinta di fresco le cui finestre si aprono direttamente su una spiaggia bianca selvatica appena fuori da un paesino dal nome strano, in un punto imprecisato della costa nord.

Il fascino di un luogo a parte, dimessamente intimo, dove guardare il mare è l'attività che ti riempie la giornata e ogni cosa basta a se stessa. Lì quando "vai in vita" è per la spesa dal piccolo panettiere che ti chiama per nome o dal casaro che orgogliosamente ti obbliga ad assaggiare tutto prima di scegliere.

Oppure dal fruttivendolo, che ti consiglia la ricetta per la verdura del giorno e poi ti racconta che se vuoi del buon pesce devi andare la mattina presto all'angolo della tal casa, dove il padre del suo amico pescatore, da quando non va più lui direttamente per mare, porta in paese ogni mattina con un furgoncino refrigerato la pesca del figlio.

A poche decine di chilometri una di quelle località di richiamo, visitata una sera al tramonto mentre gli ultimi bagnanti sfollavano, i turisti più modaioli "facevano aperitivo" in locali che brillavano di candele e risuonavano di jazz, mi è sembrata totalmente priva di senso. Avrei fatto meglio a starmene sull'uscio di casa, con un bel libro in grembo ed il suono del mare nero sullo sfondo. Sarà forse che con l'età sono diventata veramente snob...
POLPO ALL'ALGHERESE, PER QUANTO POSSO
per 4 persone come antipasto, per 2 golose come piatto principale:
1 polpo da circa 1 kg
600 g di pomodori perini maturi
10 falde di pomodori secchi (non sottolio), circa 60 g
3 spicchi di aglio
1 peperoncino
1 cucchiaio di capperi sotto sale, circa 10 g
1 ciuffetto di prezzemolo
1 foglia di alloro
2 cucchiai di aceto di riso*
olio extravergine
(sale)

Sciacquare bene i capperi e lasciarli in ammollo in acqua tiepida a perdere il sale almeno un'ora o comunque fino al momento dell'utilizzo.

Mondare il polpo da becco, occhi e interiora e lessarlo in acqua bollente per un'oretta con la foglia di alloro, quindi spegnere, lasciarlo intiepidire nella sua acqua, scolarlo e tagliarlo a tocchetti. C'è chi lo spella, in questa ricetta a me piace invece integro di aromi e gelatinosità.

Spellare i perini tuffandoli prima in acqua bollente qualche secondo, oppure sbucciarli a freddo con l'apposito coltellino. Tagliarli a pezzetti conservando la loro eventuale acqua.

Mettere a bagno i pomodori secchi in acqua tiepida fino a che sono gonfi e polposi e tagliarli a listarelle. Tritare grossolanamente l'aglio e separare i gambi del prezzemolo dalle foglie. Tagliare in due il peperoncino per il lungo e (se non si ama il molto piccante) privarlo dei semi. Tritare leggermente i capperi ben sciacquati.

Scaldare 2 cucchiai di olio e rosolarvi i pomodori secchi con il peperoncino, l'aglio, i capperi e i gambi del prezzemolo fino a che l'aglio è quasi dorato.

Unire i perini, mescolare bene e cuocere per circa 30-40 minuti, fino a che si è formata una salsa densa e rustica (che volendo può essere frullata, io non l'ho fatto). Se la salsa si asciugasse troppo in cottura la si può diluire con una cucchiaiata di acqua del polpo. Non dovrebbe essere necessario unire sale ma verso la fine è meglio assaggiare.

Versare nel tegame l'aceto e farlo ben sfumare per qualche minuto. Spegnere, levare i gambi di prezzemolo, eventualmente frullare, poi unire le foglie del prezzemolo tritate.

Versare la salsa calda sul polpo, mescolare bene e lasciar intiepidire il tutto. Si può gustare subito o, meglio, coprire e far riposare in frigo per almeno 12-24 ore, in modo che il polpo assorba tutti i sapori.
Se dovesse incredibilmente avanzare della salsa, è ottima per insaporire delle bruschette. Non lo dico perchè queste dosi siano abbondanti ma solo perchè con il pane ho pulito i bordi della terrina!
(* qui con l'aceto va così perchè l'essere non apprezza l'acido, altrimenti vale la pena di usare, in base ai gusti, anche fino a mezzo bicchiere di buon aceto di vino; ovviamente, nel piatto normale non ha neppure senso correggere l'acidità del pomodoro in cottura, come invece ho fatto io ad un certo punto con un pizzico di zucchero.)
  • rivoli affluenti:
  • non solo questa non vuole essere la ricetta "assoluta", ma ne ho anche recuperata una con la salsa preparata completamente a crudo. Mi sa che si presenta un settembre bello ricco di sapore di mare...

Commenti

  1. Bellissima ricetta...l'essenza della Sardegna di mare! Poi arriveranno anche i dolci sardi?

    RispondiElimina
  2. Thank you for those good times on your blog. I am often at the station to watch (again and again) those wonderful articles you shared. Really very interesting. All the best !

    voyance mail gratuite

    RispondiElimina

Posta un commento

post più popolari

MTC di settembre 2014: un sacco di riso!

Diceva un vecchio slogan anarchico: "con l'ironia abbatteremo il potere e un sacco di riso lo seppellirà".  A no? Erano risate?! Va be'... per un MTC di questa portata ci si può anche concedere una licenza! Premessa... ... avevo scritto un post lunghissimo per raccontare perché e per come ho scelto questo tema per l'MTChallenge di settembre 2014. Poi l'ho ridotto della metà, lasciando solo alcune note che mi sembravano indispensabili, e l'ho mandato alla Gennaro per un parere.  E lei ha detto che un terzo di quanto le ho mostrato era già troppo! Allora ho ricomposto alcuni dei contenuti in articoli di supporto da pubblicare più avanti ed ho cassato il resto. Qui è rimasto il riassunto della selezione della selezione, ovvero il puro tema dell'MTC. Che, mi spiace, adesso vi tocca leggere per intero! Se scegliere un ingrediente invece che una ricetta tende ad allargare gli orizzonti, questa volta scegliere IL RISO , come capirete, li spalanca fran

una salsa di cipolle svizzera per würstel e per mamme lavoratrici

Lo so: sono rimasta indietro di una puntata! Parlavo di  ricette svizzere  quando un'irrefrenabile tentazione di cibo americano  si è intrufolata in cucina ed ha avuto  la meglio. Riprendo ora il filo con un piatto che ho proposto pochi giorni fa anche alla mia cara mammina svizzera in occasione del suo compleanno: Bratwurst con salsa di cipolle. L'aspetto curioso non sta tanto nel tipo di würstel utilizzato, una salsiccia bianca di vitello il cui nome per alcuni significa "salsiccia di carne spezzettata" e per altri "salsiccia da arrostire". In Germania di solito viene speziata in modo deciso con pepe, noce moscata e/o cumino, mentre in Svizzera il suo sapore è molto più delicato. In Ticino ne esiste una versione mignon, una "collana" di micro-salsiccine detta cipollata  non perchè contenga cipolle ma perchè, appunto, di solito si serve in salsa di cipolle. Ma, a casa della mia mamma lavoratrice senza tempo ne' passione per la cucina,

MTC giugno 2011... verso Oriente!

Continuo a pensare che le giudici  titolari  e aggiunte  dell'MTC fossero completamente fuori quando hanno passato a me il testimone e nessuno potrà convincermi del contrario, anche perchè potevano ben immaginare in che gorgo storico-etnico-confusionale avrei trascinato la sfida... ma si sono fidate lo stesso! No, è oggettivo: non possono essere completamente normali... Accertato questo, dichiaro anche di non essermi mai emozionata tanto nello scrivere un post e soprattutto nel proporre una ricetta, sentendo tanti occhi puntati addosso ed il fiato trattenuto di tanti MTC addicted... Ebbene sì, rilassatevi (o disperatevi) pure: come temevate, questa volta si va davvero tutti in Giappone! Niente succede per caso, si sa. Tanto è vero che l'eterno girovagare di Marco Polo (a cui faccio da qualche tempo da vivandiera ) l'ha portato proprio a questo punto del suo viaggio a confrontarsi con  Cipango , il Paese del Sol Levante... Come potevo non cogliere il suggerimento di un s

a tu per tu con il Fleischkäse svizzero, questo sconosciuto di famiglia

Nel curioso elenco dei cibi svizzeri che hanno caratterizzato la mia infanzia mi rendo conto che, fatto strano, sul blog non ho ancora parlato del  Fleischkäse, una via di mezzo tra un polpettone ed un würstel gigante di cui da bambini venivamo spesso nutriti. Ma un episodio di vita vera me lo ha messo sotto il naso proprio l'altro giorno, ed eccomi qui con il mio reportage storico-familiare. Alcuni Svizzeri, come quelli di casa mia, vivono il   Fleischkäse come un salume, da comprare pronto, intero o affettato sottile in buste, da servire in tavola come fosse prosciutto cotto o da infilare nei panini per merenda con maionese, senape e cipolline sottaceto (Be'... che c'è?! Se mia mamma per evitare che noi figli mangiassimo troppa Nutella la teneva in frigo ad indurire, così era più difficile da spalmare e sul pane se ne metteva di meno, perché stupirsi di quella che lei invece considerava una merenda "sana"?!) Altri amanti del  Fleischkäse  lo compran

Milano matsuri: una festa popolare giapponese... sotto casa!

Il 26 maggio nessuno mi cerchi: non ci sarò! Il 26 maggio succederà una cosa bellissima, tanto che non sto più nella pelle dalla voglia che arrivi presto, e trascorrerò l'intera giornata a Milano vivendo un'esperienza giapponese davvero unica. A meno di non abitare in Giappone, intendo, cose così in Italia non si vedono spesso... A Milano tra via Keplero e piazza Carbonari (pochi passi dalle stazioni metrò di Zara o Sondrio) una domenica tutta dedicata alle tradizioni giapponesi. Non le solite che conoscono tutti, tipo sushi o manga, ma proprio quelle popolari, i divertimenti delle persone semplici che affollano una festa di piazza... insomma: un vero e originale matsuri giapponese, con le sue bancarelle, i suoi suoni, i suoi profumi ed i suoi colori! In alcune città d'Italia si sono tenuti degli eventi denominati " matsuri ", ma mai è stata ricostruita la vera atmosfera della sagra di paese giapponese, mai è stata presentata una così vasta gamma di aute

riso Otello: un nero integral(ista)

Il primo giorno di autunno una ricetta con le ultime verdure estive, che sono ancora buone visto che sembra far più caldo ora che nei mesi trascorsi... Sollecitata da alcuni dubbi posti sulle modalità di cottura del riso integrale e sull'utilizzo di varietà di riso "esotiche", ho pensato di provare le risposte sul campo e chiarire soprattutto le idee a me stessa, la prima che ha tutto ancora da imparare. Così, per prendere due piccioni con una fava, ho scelto un riso sia nero che integrale. No, non famoso ed idolatrato riso Venere, fantastica varietà di nobile origine cinese che, grazie a opportune ibridazioni, ora è coltivato anche in Italia.  Ho pescato  invece una varietà tutta italiana: il riso Otello, che deriva anch'esso da varietà cinesi ma è di concezione e di coltivazione tutta nostrana. Chissà se il  nome è stato ispirato ispirato dal famoso personaggio shakespeariano, dalla sua pelle scura e dalla sua natura piuttosto integral ista... Si utilizz

precisazione:

Per carattere tendo a tenermi in disparte e so che un comportamento simile in rete rema contro la normale volontà di visibilità di un blog che si rispetti: ho ricevuto spesso critiche per questo.
Mi hanno anche fatto notare che non sempre racconto le manifestazioni a cui sono invitata da aziende e che non polemizzo con chi ha utilizzato i miei testi o le mie foto senza citare il mio blog.
Ringrazio con passione chi mi rivolge queste critiche per affetto e chi mi sopporta lo stesso, nonostante non segua i loro consigli!