Invito chi legge questo blog con puri scopi culinari a saltare direttamente alla ricetta, perchè non è di cucina che ora scriverò, ma delle ragioni storiche dietro le vicende del film. La storia si dipana all’interno di una serie di regole legate alla custodia esclusiva della ragazzina affidata alla madre, regole ai nostri occhi inconcepibili, ma la buona notizia è che nel frattempo la legge è cambiata. Secondo il Diritto Civile Giapponese, che risale al 1898, la coppia che si sposa viene iscritta al Koseki, 戸籍, il Registro di Famiglia, che di fatto "incorpora" in una sola famiglia di origine, quasi sempre quella del marito, entrambi gli sposi. Si può scegliere a quale famiglia gli sposi apparterranno, ma il coniuge "adottato" perde definitivamente il cognome originario.
In tempi antichi questo serviva a tutelare il coniuge più debole facendolo entrare a pieno diritto nella famiglia più abbiente, oppure anche a preservare in nome della famiglia più importante o che teneva maggiormente a dare quel cognome alle future generazioni.
Stando alla legge giapponese, dunque, il divorzio dei genitori corrisponde tradizionalmente alla scissione del nucleo famigliare, e poiché la struttura della società giapponese non valorizza ancora pienamente il ruolo del padre come figura rilevante nella crescita e nell’educazione dei figli, preservare la “coerenza e la quiete” della vita dei bambini e proteggerli dallo stress di un affido condiviso sembrava la cosa migliore. Per questo dal punto di vista socio-culturale la tradizione vedeva come inappropriata l’intromissione del partner dopo il divorzio: per incoraggiare la formazione di una nuova famiglia occorre preservarne la pace.
Addirittura in caso di divorzio, fino al 2022 l’uomo poteva risposarsi anche subito, la donna doveva aspettare, un tempo 6 mesi, dal 2016 almeno 100 giorni. Ma, ancora oggi, se ha un figlio entro 300 giorni dal divorzio e non si è nel frattempo risposata, l’ex marito risulta il padre legale del bambino. Secondo la visione antica questo serviva ad evitare che il nascituro fosse registrato come "figlio di NN", un marchio sociale allora fortemente penalizzante.
Ma perché ci sono voluti così tanti decenni per aggiornare le leggi in tema di Diritto di Famiglia? Perché, dal punto di vista socio-culturale, il sistema sembra ignorare la centralità del legame affettivo, trattando il bambino all’apparenza come un bene da assegnare, nonostante il Giappone nel 2014 abbia ratificato la Convenzione dell’Aja sui diritti dei minori, compresa la sottrazione internazionale di cui parla il film.
In verità la visione giapponese tradizionale era a suo modo più “pratica” della nostra: se due persone divorziano non ha senso che continuino ad avere contatti, probabilmente litigiosi, a scapito della serenità del figlio, il quale deve imparare a chiudere un capitolo ed a viverne uno nuovo, lasciando al solo genitore affidatario che si risposa la totale responsabilità di scelta.
Per questo l’opinione del figlio nei procedimenti di custodia è raramente presa in considerazione fino alla maggiore età, a differenza di quanto accade in altri Paesi. E, per le stesse ragioni, i diritti di visita non sono garantiti da leggi vincolanti ma lasciati alla discrezione del genitore affidatario, che da solo valuta la necessità o meno del legame affettivo tra il figlio e il genitore che si è allontanato e ne definisce le modalità.
Tutto ciò fino al 17 aprile 2024, quando la Camera Bassa del Parlamento giapponese ha approvato una legge che introduce la possibilità della custodia congiunta, con entrata in vigore prevista per il 2026. Lo studio di tale riforma, partito nel 2019, delineava tre opzioni, poiché le consultazioni pubbliche evidenziavano come una legge affrettata avrebbe potuto avere ricadute pesanti a livello di sistema:
- rendere l’affido condiviso la regola
- mantenere il regime precedente prevedendo l’affido condiviso come eccezione
- istituire un sistema decisionale caso per caso.
Ma le valutazioni caso per caso è opinione comune che tendano a rallentare il sistema, che è ancora più burocratico di quello italiano, soprattutto quando, in caso di conflitto, le sentenze si protraggono. Per questo “senso pratico”, dato che in Giappone la custodia si compone di kangoken, 監護権, l’accudimento quotidiano, comprese le decisioni su salute ed istruzione, e zaisan kanriken, 財産 管理権, l’amministrazione dei beni, il Codice Civile attuale prevede la totale negazione di questi aspetti per il partner non affidatario, che ha il solo obbligo al mantenimento, in modo da eliminare alla radice qualsiasi controversia e qualsiasi eventuale strascico.
Purtroppo nelle separazioni particolarmente conflittuali anche in Giappone come da noi a volte viene giocata la carta della violenza domestica, reale o meno, ed il sistema impiega anni, sempre come da noi, per fare chiarezza in merito, durante i quali il genitore allontanato perde ogni contatto con i propri figli. E, nel caso di genitori stranieri, come in molte altre parti del mondo, si ritiene utile privilegiare le scelte di una vita e di una educazione giapponesi per il bambino, e dunque il genitore che li può garantire.
In sostanza: se il figlio dimentica il genitore assente sarà comunque amato dalla famiglia a cui appartiene, di cui potrà entrare a far parte un nuovo padre o madre senza che il bimbo ne soffra perchè non vivrà conflitti sentimentali e non assisterà a situazioni complicate da famiglia allargata.
Sono così circa 150 mila i minori che ogni anno vengono sottratti dal padre o dalla madre all'altro genitore e l’80% delle separazioni si traduce per i minori nella totale privazione di uno dei genitori. Una realtà complessa, in cui a soffrire non sono solo i padri, come nel film, ma anche tante madri, e non solo stranieri ma anche tanti genitori giapponesi. Un sistema legale fino a poco fa ancora profondamente arcaico non privilegiava, e quindi non tutelava, il legame genitore-figlio, che era spesso trattato come una faccenda privata e un “diritto alla pace” del bambino, e non invece, come invece è recepito da noi, in termini di violazione dei diritti reali del figlio stesso, oltre che del genitore.
Nella scena in cui un tassista giapponese chiede al protagonista delle indicazioni stradali, o in quella in cui il libraio lo saluta quando è in procinto di tornare in Francia, si nota quanto gli altri considerino questo signore francese integrato ed accettato nel suo vivere in Giappone mentre, paradossalmente, la legge non lo riconosce come padre, vista la scelta della famiglia della ex moglie di tenerlo lontano e di considerarlo “straniero” nella vita della figlia.
Sarà interessante capire nei prossimi anni come la legge potrà cambiare questo stato di cose. Intanto, senza spoilerare l'evoluzione della storia per chi non ha visto la pellicola, tornerei al film che vede i protagonisti nell'unico giorno che riescono a trascorrere veramente insieme come padre e figlia, impegnati nell'aiutare dei pescatori a tirare a riva le reti per poi cucinare il pesce sulla griglia in spiaggia.
- rivoli affluenti:
- * qui ho usato ovviamente scorfano italiano ma ci sono due tipi di scorfano in Giappone:
- il kasago, 石九公, o "pesce scorpione", che vive nei mari freddi, è molto pregiato, ha polpa saporita ma pelle velenosa, che va rimossa, e si usa cotto intero o per stufati
- il mebaru, メバル, letteralmente "occhi sporgenti", più diffuso, presente tutto l'anno ma migliore in primavera e inizio estate, ottimo per sashimi, fritto e grigliato.
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