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Milano, il design e i muffin lievitati con la Citrosodina

Credo che sia tra i ricordi di molti il barattolo giallo della Citrosodina che troneggiava come rimedio casalingo sul ripiano più alto del pensile della cucina, insieme ai medicinali da tenere fuori dalla portata dei bambini.

A casa mia per la verità stava così in alto, nonostante non fosse affatto pericoloso, solo perchè mia sorella ed io eravamo golose di Citrosodina molto più delle comuni caramelle: nostra mamma ogni tanto ce ne dava un grano da sciogliere sulla lingua come premio, ma solo se ce lo eravamo proprio meritato, e quel frizzantino ci faceva letteralmente impazzire tanto che, se lo avessimo potuto raggiungere, di certo ci saremmo finite l'intero barattolo in un colpo solo!

Al di là oggettiva della sua efficacia come digestivo, in casa ne ho sempre forse anche per questioni affettive, per quella sensazione rassicurante che la vista del barattolo giallo mi dona, come a dire che in fondo a molte cose c'è rimedio.

Anche durante il periodo del lock-down ha avuto su di me questo effetto, oltre ad avermi accompagnato in un periodo di quasi inevitabili stravizi alimentari: ci siamo aggrappati al cibo come ad una certezza, consolatoria e fatalista insieme e, almeno nel mio caso, ho sfogato cucinando tanta tensione e paura ed esasperazione. E, come dice il produttore, oggi la Bayer italiana: "Citrosodina accompagna da sempre la buona cucina degli italiani" e, confermo qui, ne assicura la buona digestione".

L'azienda ha sede davvero dietro l'angolo di casa mia e sono spesso intervenuta lo scorso anno a dibattiti aperti che hanno organizzato mensilmente per la cittadinanza milanese su temi legati alla salute, al benessere ed alla solidarietà, confermando i principi di sviluppo sostenibile e di responsabilità etica e sociale della loro attività.

Ma la vicinanza alla popolazione è emersa anche durante questi difficili mesi, con donazioni per macchinari salvavita ad ospedali lombardi e partecipazione a diverse iniziative cittadine, e mi è piaciuto molto il modo sereno e ironico con cui hanno pensato di "dare una mossa" al territorio proponendo una riflessione sul legame tra Milano e il design.

In sostanza hanno invitato, attraverso una confezione che ritrae le sagome di alcuni delle architetture più famose di Milano, a riappropriarsi dei propri "posti del cuore" da cui abbiamo dovuto stare forzatamente lontani, come uno dei piccoli passi per la ripresa della normalità e con attenzione anche alla bellezza e alla forza motrice del made in Italy e dello stile italiano nella progettazione di spazi e oggetti. 

D'altronde anche la Citrosodina, marca storica con produzione e commercializzazione sempre tutta italiana, ed il suo barattolo giallo sono un po' parte di questo made in Italy bello e utile. Così mi sono portata il mio pezzettino di made in Italy al Parco del Portello per immergerlo in un luogo di fascino ed armonia e scattargli qualche foto!
Nato a partire dal 1983 e completato da poco, "il Portello" nasce sulla ex area industriale dell'Alfa Romeo che aveva chiuso i battenti una decina di anni prima. Il progetto dello Studio Valle Associati ha interessato un'area di 220.000 mq ed ha coinvolto molti progettisti di valore, come lo studio Arup per le passerelle ciclo-pedonali sopra i viali Serra e De Gasperi 
o Cino Zucchi per l'edilizia residenziale e gli uffici ricavati dalla ex mensa. 
Però il "luogo" che amo di più di tutto il progetto è proprio il parco urbano, il cui progetto è stato curato da Land, studio internazionale italo-svizzero-tedesco, con l'architetto Charles Jencks. Ai tratta di, un'area di 70.000 mq che comprende tre grandi collinette ("sculture verdi") e un anfiteatro, 
che rappresentano le ere della cultura del tempo a Milano, preistoria, storia, presente e futuro, e che si legano idealmente al Monte Stella realizzata nel dopoguerra da Piero Bottoni con le macerie della città.
Ma ci sono anche uno specchio d'acqua circondato da un'unica lunghissima panchina ombreggiata, ampi prati alberati dove sdraiarsi liberamente, delle parti di giardino dedicate specificamente ai bambini, agli adolescenti e agli anziani e, chicca vera del mio cuore, il "Giardino piccolo", racchiuso dentro alte mura verdi. 
Ogni anno ci faccio hanami, assistendo incantata alla fioritura dei ciliegi (che pena quest'anno restare chiusa in casa!), percorrendo con calma il sentiero centrale la cui pavimentazione, una scultura orizzontale, illustra i Ritmi della Vita, partendo dal battito del cuore, scandendo le quattro stagioni e sviluppandosi con le ere più importanti nello sviluppo dell’universo. 
Il genius loci e di una tale armonia che, proprio seduta sulla panchina del mio mese di nascita mi viene un'idea: unire la golosità di bambina che mi ispira il barattolo giallo al mio amore per il design (ci ho vissuto dentro per trent'anni a tempo pieno e molte tracce in casa mia lo raccontano!) 
non solo fotografando la Citrosodina nel parco, ma anche usandola per cucinare, un gesto di amore e creazione che chiude il cerchio della mia giornata ispirata. Magari qualcosa di facile da trasportare, così me lo posso mangiare stile picnic proprio nel mio "giardino piccolo" preferito! 
I mitici granuli effervescenti, come tutte le cose geniali sono sostanzialmente semplici, ovvero un composto di bicarbonato, acido citrico e un pizzico di saccarosio. Ma, in fondo... bicarbonato + acido = lievito, mi dico! Perchè non provare a farci lievitare qualcosa sostituendoli al lievito chimico, che in fondo è bicarbonato + cremor tartaro, ovvero un acido?!

Ecco come nascono questi muffin alla Citrosodina, che congiungono nello stesso quartiere di Milano l'azienda ed il suo forte legame al territorio, il parco che attraverso un disegno di qualità racconta storia e tempo della città, casa mia che funge da centro del mondo personale e, a chiudere il cerchio, pure i negozietti di alimenti etnici, ottimo contatto con il resto del mondo. Qui recupero sempre verdure ed ingredienti strani, in questo caso platano, cui affianco lo stracchino, che più Milano di così non si può. 

Il mondo in un fazzoletto di spazio, insomma. Con la Citrosodina a digerirlo!

MUFFIN DI PLATANO E STRACCHINO LIEVITATI CON LA CITROSODINA

ingredienti per 6 muffin da circa 7 cm di diametro: 
1 platano maturo, circa 180 g di polpa netta 
80 g di farina 00 
50 g farina di mais fioretto
50 g di stracchino
1 cucchiaio di grana padano grattugiato
30 ml di olio extravergine leggero
1 uovo 
1 cipollotto rosso 
5 g di Citrosodina 
1 cucchiaio di latte 
1/2 cucchiaio di coriandolo tritato 
1/2 cucchiaino di zucchero 
sale 
pepe nero al mulinello 

Mescolare in una ciotola le farine con lo zucchero, il grana, una grattata di pepe ed un pizzico di sale, poi unirvi la Citrosodina, prima ridotta in polvere con un batticarne.

Frullare la polpa del platano con lo stracchino e il latte fino a ridurli in crema. Unire poi l’olio e l’uovo, frullando di nuovo brevemente per incorporarli. Aggiungere infine il cipollotto tritato fine ed il coriandolo. 

Versare la crema di platano nel mix di farine e mescolare brevemente, giusto per amalgamare, quindi distribuire l’impasto negli stampi da muffin rivestiti con pirottini di carta. 
Cuocere in forno statico a 180 °C per circa 28-30 minuti e lasciar freddare prima di servire. Restano belli umidi dentro e, come si vede in foto, assolutamente lievitatissimi.
Se non si avesse il platano sottomano lo si può sostituire con polpa di banana, levando dalla ricetta lo zucchero e sostituendo lo stracchino con un formaggio morbido più saporito, tipo il gorgonzola.
  • rivoli affluenti:
  • la confezione da collezione è disponibile in monte farmacie e para-farmacie di Milano e provincia; l'elenco completo qui: Sapere Salute.it 
  • altre ricette con il platano: uno spezzatino sudafricano, una frittata con prosciutto, una torta coi datteri, delle empanadas al cocco, e anche delle chips
  • gli oggetti vicino ai muffin sono: 
  • spremiagrumi Juicy Salif, design Philippe Starck, produzione Alessi 
  • cestino KK16, design Kong Kong (Giovannoni  Venturini), produzione Alessi
  • lampada Franceschina, design Umberto Riva, produzione Fontana Arte
  • piatto  Flash NY, design Doroty Hafner, produzione Rosenthal

Commenti

  1. Questo post trasmette la gioia e il divertimento con cui hai scattato ogni singola foto...bellissimo!

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    1. Vero, mi sono proprio divertita. E ritrovare un luogo che ami dopo mesi senza mettere quasi in naso fuori di casa più la giocosità della confezione e dell'idea hanno contribuito enormemente!

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